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   numero di 03/07/2019
Leisure

La censura dei social network funziona o no? - Punto e a capo - @gigibeltrame
I social bloccano i nudi, i messaggi nazisti e via di seguito. Sebbene sia giusto, c'è da riflettere

Quando, in qualche aula gremita di studenti, mi si chiede della libertà di parola e di espressione su internet faccio sempre fatica a convincere i ragazzi, tanto che nel mio libro Digilosofia, ne parlo piuttosto diffusamente.
Non è una questione di limitare le libertà, di parola o di espressione che mi preoccupa, quanto la scelta autonoma dei social nel decidere quali messaggi sono corretti e quali no.
Perché Facebook e Twitter bloccano i contenuti dei separatisti bianchi, che per altro supportano il presidente Trump, e non altre realtà? Questa è una provocazione, ma pensateci bene, qualsiasi gruppo estremista potrebbe trovarsi nelle stesse condizioni. Giusto? sbagliato?
La questione è spinosa. Possiamo permetterci di gettare al vento anni e faticose lotte per le conquiste, per poi lasciare decidere a un provider o a un fornitore di servizi se quel messaggio è corretto o no?
Non mi preoccupo della cancellazione di messaggi oltraggiosi, fino a lì potrebbe valere la regola del buon senso o della piazza (non fare sui social o su internet quello che non faresti nella piazza del tuo paese o città), mi preoccupano le cancellazioni automatiche. E vi assicuro, sono in un numero incredibile, per altro crescente.
Un paio di esempi, clamorosi, mostrano come non possiamo fidarci degli algoritmi. Facebook ha cancellato un post con il celebre dipinto di Gustave Courbet, "L'Origine du Monde": qual è lo scopo, se è un'opera d'arte esposta nei musei? É stata censurata anche una fotografia della Sirenetta di Copenaghen, il simbolo della capitale danese fotografato da milioni di turisti ogni anno.
Sono errori, oggi ci sono più persone "umane" a controllare i contenuti, ma non è una risposta sufficiente.
Se ci fosse una sentenza di un tribunale, o una legge, non sarebbe meglio? Spesso trovo sui social messaggi che fanno apologia di fascismo, che in questo Paese è un reato che troviamo nel Codice Penale. Non si può controllare tutto, mi si obbietta, eppure sarebbe sufficiente insegnare all'algoritmo a rispettare almeno le leggi nazionali.
Se sono tanto bravi a decidere cosa può vedere un utente nella propria bolla sui social, perché non fanno attenzione alle regole che sono scritte e riconosciute?
C'è più pornografia nella Sirenetta di Copenaghen o in un post qualsiasi delle Kardashian?
Anche questa è una provocazione, ma bisogna riflettere su cosa sono le libertà su internet, e fino a che punto valgono i nostri diritti.
I Co.Re.Com. sono delle entità regionali alle quali ci si può affidare per fare rimuovere tempestivamente un contenuto lesivo sui social, pensiamo al cyberbullismo per esempio, e sono più rapidi della Polizia Postale, con cui collaborano, del Garante della Privacy e della magistratura. Eppure pochi conoscono queste modalità, ma si lamentano dei contenuti su internet.

Creare consapevolezza sui temi e capire come funzionano le cose, tutto sommato, aiuterebbe non solo la discussione, ma a risolvere i problemi.

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Il libro "Digilosofia: la filosofia del digitale"


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