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   numero di 03/07/2019
Cover story

Gandolfi (Pimco): il rischio è una finta crescita globale

Ci sono cinque Secular Trends che suggeriamo agli investitori e partner di guardare con attenzione, poichè sono gli elementi che potrebbero darci delle sorprese

La trade war tra Cina e America, il crescente populismo, la questione demografia, gli sviluppi e le implicazioni della tecnologia e, infine l'andamento del settore finanziario. Questi in sintesi sono i fattori che secondo Pimco dovrebbero avere l'impatto maggiore a livello globale nei prossimi anni. Ne abbiamo parlato con Alessandro Gandolfi, Country Head di Pimco in Italia.

Quali sono i cinque elementi del nuovo Secular Trends?

Sono quelli che abbiamo intitolato "Dealing with disruptive", che in italiano potrebbe esser tradotto con affrontare quelle situazioni che possono modificare" in maniera anche strutturale, delle condizioni date.
La prima è la Cina e il rapporto Cina-America, in cui anche l'Europa avrà un ruolo, anche se di secondo piano. Questo rapporto va ben al di là delle condizioni economiche e sempre più toccherà direttamente la capacità e la volontà della Cina di influenzare il mondo, diventando dominante rispetto ad uno scenario che fono ad ora ha visto gli USA come elemento trainante, e non solo dell'economia.
Il secondo elemento è il populismo. E questo ha due facce. La prima non necessariamente è negativa per i mercati: chiede meno regolamentazioni, più commercio libero, meno tasse. Dall'altra parte il nazionalismo, le tariffe, piuttosto che la riduzione dei liberi scambi, anche di idee ed opinioni, può portare anche a delle situazioni di difficoltà per un'economia che ormai è profondamente interconnessa. Quindi, tornare indietro significherebbe di fatto ridurre le potenzialità di crescita per il sistema globale.
Abbiamo poi la demografia. Questo è un fattore che ci sta accompagnando da molti anni ed è uno dei temi più richiamati nei nostri Secular. Però, come sempre capita con questi trend o fenomeni, si sta avvicinando il punto del "turning point", cioè quando un elemento che si sa che c'è e che ha un impatto, inizia ad impattare sempre di più e con una intensità sempre maggiore. Questo è quello che sta succedendo, per esempio, negli Stati Uniti con i Baby boomer, ma anche in Europa. Le risposte ad un fattore demografia non favorevole sono sostanzialmente due: l'immigrazione - e sappiamo che non c'è sicuramente un ambiente favorevole - oppure cercare di fare più figli e crescere di più, ma questo ovviamente richiede delle politiche sociali che non sempre e non ovunque sono diffuse.
Il quarto elemento è la tecnologia, e anche questo è un Giano bifronte. Da una parte la tecnologia è buona, ci permette di essere più produttivi, più capaci di crescere utilizzando molti task, molti strumenti nel nostro lavoro. Ma dall'altra, sappiamo anche che la tecnologia può ridurre alcune attività che oggi esistono, abbiamo visto scomparire alcune professioni, e soprattutto ha la necessità di essere più diffusa. Di fatto fino ad oggi è stata appannaggio solo di un piccolo numero di un piccolo numero, ma molto grande di imprese e di corporation, soprattutto negli USA. La tecnologia che diventi patrimonio comune, che si diffonde e che quindi aiuta la produttività è cosa positiva, ma sappiamo che nel più breve termine rappresenterà un elemento di difficoltà.
Ultimo ma non ultimo, il settore finanziario, che è un comparto che ha goduto dopo la crisi di una grande disciplina, per esempio nell'aumentare il proprio capitale. Le banche americane non hanno potuto per molti anni distribuire dividendi o fare buyback, e questo gli ha permesso di più che raddoppiare il capitale. La regolamentazione ha ridotto la ricerca del rischio, che si era visto prima della crisi molto spesso senza un fondamentale che lo sostenesse. Dall'altra parte la situazione in particolare dei tassi, che nel mondo sono bassi - e secondo noi tenderanno ad essere ancora più bassi - che non aiuta un business model che è ancora legato al differenziale dei tassi e quindi ha bisogno di tassi più alti, di curve inclinate e di tutto quello che ad oggi non c'è, e noi non vediamo nell'immediato realizzarsi.
Questi cinque elementi sono quelli che noi guardiamo e che suggeriamo ai nostri investitori e ai nostri partner di guardare con attenzione, poiché sono gli elementi che potrebbero darci delle sorprese.

A proposito di tassi: che cosa differenzia le possibilità di manovra tra BCE e FED?

Di fronte ad un possibile downturn o recessione, la FED parte da un livello di tassi che è cinque volte quello europeo, in cui molti Paesi hanno addirittura tassi negativi. Questo è un elemento, che per quanto ci riguarda, che ci fa preferire la duration americana rispetto ad altre situazioni come l'Europa o il Giappone. Proprio perché pensiamo che ci siamo più spazi di manovra nell'ipotesi di una recessione, o comunque semplicemente di un ritardo dell'economia, che può convincere Powell ed i suoi colleghi a fare una virata rispetto ad una crescita dei tassi che è stata vera fino a metà dell'anno scorso, poi si è fermata e oggi potrebbe addirittura portare ad un taglio.

Ma la recessione può realmente arrivare?

Noi pensiamo che ci siano il 20% di probabilità che possa avvenire nell'orizzonte dei 3-5 anni. Il punto però non è se ci sarà la recessione, piuttosto che come sarà l'eventuale non-crescita. Per certi aspetti, una delle preoccupazioni che abbiamo è che ci possa essere una finta crescita o una non-recessione. Il che significa una condizione in cui le economie crescono, ma non in misura adeguata da dare una vera percezione di crescita, e quindi alimentare ancora di più questo senso di impoverimento che chiaramente agevola o aiuta un modello politico non market friendly.


Sarà la Germania il mercato più debole che uscirà dalla Trade war tra Cina e USA?

, perché è una economia che cresce con le esportazioni, in particolare e come tutti citano, nell'automotive. Un settore peraltro in rivoluzione per motivi di tecnologia, di elementi legati al cambiamento climatico, e in generale a come i consumatori percepiscono questa condizione. Questo fa sì che la Germania sia chiamata per prima, proprio per le dimensioni di questo mercato - ed in generale del manufactoring - a dover dare delle risposte.
Detto questo è ovvio che il Paese ha delle potenzialità, proprio sull'industria manifatturiera, che la rendono un'industria di qualità percepita molto alta. Se la Cina comunque riuscirà nella sua partita di avere un'economia basata anche su consumi interni, e se la Germania riuscisse nella sfida (in questo caso proprio con la Cina) per mantenere il proprio prodotto percepito di qualità più alta, allora potrebbe anche essere che sia una win-win situation.



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