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   numero di 26/06/2019
Idee e opinioni

Povertà in Italia: quei numeri di cui vergognarsi
I dati al 2018 indicano perché le priorità del governo fossero quelle messe in atto o in cantiere, e non ciò che chiedono gli esperti che ci hanno portato in questa situazione

I numeri dell'ISTAT sono impietosi. Nel 2018 in Italia si stima siano oltre 1,8 milioni le famiglie in condizioni di povertà assoluta, con un'incidenza pari al 7,0%, per un numero complessivo di 5 milioni di individui (8,4% del totale). Pur rimanendo ai livelli massimi dal 2005, si arresta dopo tre anni la crescita del numero e della quota di famiglie in povertà assoluta. Le famiglie in condizioni di povertà relativa nel 2018 sono poco più di 3 milioni (11,8%), quasi 9 milioni di persone (15,0% del totale).
A livello geografico il 10,0% è la percentuale di famiglie che si trova in povertà assoluta nel Mezzogiorno. Al Nord è il 5,8% e al Centro è il 5,3%. Al Nord i comuni centro delle aree metropolitane presentano incidenze di povertà (7,0%) maggiori rispetto ai comuni periferici.
Un milione e 260 mila sono i minori in povertà assoluta (il 12,6%). L'incidenza dei minori in povertà va dal 10,1% nel Centro fino al 15,7% nel Mezzogiorno dove risulta sostanzialmente stabile rispetto al 2017.
L'incidenza della povertà assoluta tra i cittadini stranieri tocca il 30,3% (quasi uno su tre), mentre tra gli italiani è il 6,4%.
Il Rapporto Povertà dell'ISTAT contiene molti altri dati inaccettabili, ma descrive una fotografia scattata alla fine di dicembre del 2018. Ciò significa che non era ancora stata approvata ed entrata in vigore, decreti attuativi compresi, la finanziaria dell'attuale governo.
Reddito di cittadinanza, Quota 100, e altre misure a sostegno della popolazione non erano quindi ancora attive, ma costituiscono il nocciolo duro della legge. Si tratta di due misure volte non all'assistenzialismo, ma per favorire il mondo del lavoro con formazione e turnover dei pensionati, che potrebbero andare ad impattare più che positivamente i numeri sopraelencati, portandoci magari fuori da questa insana palude.
Ma proprio perché potrebbero essere efficaci, Moscovici e compagna ragliante prima le hanno stroncate in sede di NaDef e DEF e vorrebbero che almeno una fosse eliminata o ridotta.
Così come Confindustria e altri illuminati ordoliberisti avrebbero voluto - e ancora lo chiedono a gran voce - che i fondi per le due iniziative andassero a loro per abbassare il costo del lavoro o per sostenere altre pur valide istanze. Ma per creare posti di lavoro ci vuole tempo, e la gente ha fame ora.
I numeri dell'ISTAT sulla povertà in Italia oltre che a farci vergognare dovrebbero essere uno stimolo alla reazione. Quella che con tutto il dilettantismo palesato, questo governo almeno tenta di mettere in atto. Forse potrebbe funzionare meglio delle ricette ideate dai "competenti" al governo fino a ieri e che hanno portato a questa situazione.


Claudio Gandolfo

PS: persino il Wall Street Journal, noto giornale filoleghista, in un editoriale ha espresso chiaramente l'idea che Bruxelles dovrebbe lasciare che il governo tagli le tasse come chiesto da Salvini. L'idea è quella di creare una situazione pro-crescita, visto che l'austerità non funziona. "L'orribile decennio della Grecia dovrebbe aver insegnato a Bruxelles che l'inferno dell'austerità degli aumenti delle tasse con arbitrari ed ingenti tagli nelle spese non può essere l'unica soluzione politica. Il minimo che potrebbe fare è togliersi dalla strada mentre Roma prova una soluzione diversa". Invece Juncker, Moscovici e Dombrovskis hanno messo un posto di blocco, tanto idiota quanto autolesionista.



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