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   numero di 26/06/2019
Fare Business

Crescono i rapporti economici tra Italia e Francia
Delespaul (CCI France Italie): laddove il business è avviato porta nel tempo valore a entrambe la parti, come dimostra tra l'altro la crescita del fatturato per oltre un terzo delle aziende italiane e francesi

I rapporti di business tra Italia e Francia continuano in modo positivo, nonostante gli attriti politici e le occasionali incomprensioni di cui dà notizia la cronaca. Un'indagine CATI dell'Istituto Piepoli, commissionata dalla CCI France Italie (Camera di commercio francese in Italia), su un campione rappresentativo di 100 aziende italiane e altrettante francesi evidenzia come Italia e Francia siano riconosciuti reciprocamente come un Paese strategico per lo sviluppo del proprio business. Infatti, il 36% delle aziende italiane e il 33% di quelle francesi rilevano una crescita del proprio fatturato grazie alle proprie attività nel Paese partner.
Per quanto riguarda l'interesse a svilupparvi ulteriormente le attività, le aziende Italiane esprimono per il 36% un parere favorevole, quelle francesi per il 27%. Inoltre, i motivi per cui le aziende italiane considerano la Francia un'opportunità sono: i prodotti italiani sono considerati di alta qualità (31%), si offrono opportunità di collaborazione e networking con altre aziende anche estere (17%), ci consente di aumentare il fatturato (13%). Da parte francese, invece, si evidenzia principalmente l'opportunità di far conoscere i propri prodotti (28%).
"Abbiamo riscontrato nella ricerca commissionata all'Istituto Piepoli la conferma di quello che avvertivamo parlando quotidianamente con le aziende italiane e francesi, e cioè che laddove il business è avviato porta nel tempo valore a entrambe la parti, come dimostra tra l'altro la crescita del fatturato per oltre un terzo delle aziende italiane e francesi e che queste dichiarino, per una percentuale analoga, l'intenzione di accrescerlo ulteriormente.
Infine, ci fa piacere che gli oltre 50 miliardi di investimenti delle aziende francesi in Italia siano considerati da entrambi i campioni di aziende in modo prevalentemente positivo, come operazioni vantaggiose per entrambi i Paesi. Il nostro ruolo di Chambre è proprio quello di sostenere le aziende nei loro piani di sviluppo nel Paese partner convinti che la sinergia tra i Italia e Francia non potranno che confermare i risultati eccellenti per entrambi i partner che fino ad oggi hanno generato", ha commentato il Presidente della CCI France Italie, Denis Delespaul.
Il sondaggio risponde anche all'interrogativo su come le divergenze politiche tra i due Paesi e l'acquisizione di gruppi italiani da parti di quelli francesi abbia creato diffidenze o pregiudiziali.
Infatti, emerge che la quasi totalità delle aziende dei due Paesi ritiene ininfluente l'impatto sul business di contrasti a livello politico tra Italia e Francia. Un'azienda italiana su cinque, poi, accoglierebbe positivamente l'ingresso di capitali francesi all'interno della propria compagine e il 53% delle aziende italiane e il 56% di quelle francesi ritiene che gli oltre 50 miliardi di investimenti da parte di imprese e gruppi d'oltralpe su aziende italiane sia vantaggioso per entrambi i Paesi.
Ci sono, tuttavia, delle difficoltà a operare nel Paese partner che le aziende evidenziano da parte italiana e francese: meno burocrazia (58% e 33%) e sgravi fiscali o incentivi (43% e 33%).

L'Italia ha costruito negli anni significative opportunità commerciali e di business in Francia. Secondo i dati di Business France sul 2018, oltre 1.700 imprese francesi sono controllate da investitori italiani e occupano oltre 63.000 lavoratori. L'Italia è risultata il 5° Paese investitore in Francia con oltre 100 progetti d'investimento e più di 1.500 posti di lavoro creati o mantenuti.
Le tipologie di investimento delle aziende italiane in Francia riguardano principalmente i settori della meccanica (15% dei progetti e 18% per impieghi), turismo (12% dei progetti e 20% impieghi), tessile e moda (15% e 8% impieghi), chimica (7% dei progetti e 5% impieghi), informatica e software (6% per progetti e impieghi).



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