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   numero di 26/06/2019
Finanza e investimenti

Le economie mondiali ritroveranno l'equilibrio?
Lemoine (Edmond de Rothschild): l'impatto negativo dei dazi aumenterà e la crescita globale è destinata a rallentare. Le banche centrali potrebbero limitare la portata della frenata

L'inasprimento delle tensioni commerciali aggraverà il declino degli scambi bilaterali Cina-USA già osservato, nonché il rallentamento della crescita mondiale. Tuttavia, la risincronizzazione delle principali economie mondiali e la decisione delle banche centrali di nuove iniezioni di liquidità potrebbero paradossalmente limitare i rischi di destabilizzazione del mercato obbligazionario e dei cambi.
Per il 2019 abbiamo rivisto al ribasso le nostre previsioni di crescita per la Cina, portandole al 6,4%, e per i paesi emergenti dal 4,8% al 4,1%. Continuiamo a prevedere una crescita del 2,7% negli Stati Uniti e dell'1,4% nella zona euro. Imporre dazi su tutti gli scambi commerciali tra Cina e Stati Uniti farebbe scendere la crescita cinese al 5,1% entro la fine del 2019, senza ulteriori cambiamenti, ma in questo caso, il governo di Xi Jinping dovrebbe attuare nuove misure a sostegno dell'economia.
Al contrario, un accordo tra Donald Trump e Xi Jinping ai margini del G20 in Giappone del 28 e 29 giugno potrebbe alzare le aspettative di crescita nominale. Ma questo potrebbe portare a un brusco aumento dei rendimenti sovrani e a un apprezzamento del dollaro, con perturbazioni sui mercati finanziari.

Aumenta l'impatto negativo della guerra commerciale

L'escalation della guerra commerciale promossa dagli Stati Uniti dovrebbe avere un rilevante impatto negativo sugli scambi bilaterali tra Cina-USA e sul commercio mondiale, superiore rispetto a quello osservato finora:
- In primo luogo, la portata dei beni interessati da tariffe più elevate si è ampliata, così come il loro valore.
- In secondo luogo, gli investimenti dovrebbero continuare a rallentare negli Stati Uniti, con un leggero effetto a catena dal "Tax cuts and jobs Act". Gli Stati Uniti rimangono il maggiore importatore mondiale, davanti all'Unione Europea e alla Cina.
- In terzo luogo, il piano di stimolo cinese ha un effetto di compensazione sul calo delle esportazioni, ma non è calibrato per generare un'accelerazione della crescita superiore al 6,5% nel 2019. Ciò ha un impatto negativo sulla domanda di materie prime. I paesi emergenti saranno quindi penalizzati dal nuovo obiettivo di crescita del governo cinese compreso tra il 6% e il 6,5%, contro il precedente 6,5% circa.

Cina ed emergenti colpiti dal calo delle esportazioni verso gli USA

Tra il quarto trimestre 2018 e il primo trimestre 2019 le esportazioni cinesi verso gli Stati Uniti sono diminuite del 30%. Così come le esportazioni verso i Paesi asiatici, anch'esse in flessione contrariamente a quanto osservato a fine 2018. Mentre il piano di stimolo cinese ha portato a un aumento degli investimenti infrastrutturali, i suoi effetti su consumi e produzione industriale sono ancora limitati.
La crescita della Cina potrebbe quindi stabilizzarsi intorno al 6,4%, non è sufficiente a generare un effetto di ricaduta sui Paesi emergenti. Gli esportatori statunitensi avranno quindi maggiori difficoltà a trovare mercati alternativi alla Cina.

L'attivismo delle banche centrali e i fattori di crescita della zona euro

L'attivismo delle Banche centrali potrebbe limitare la portata del rallentamento della crescita mondiale. Inoltre, la crescita degli Stati Uniti è destinata a rallentare, pur rimanendo solida grazie agli sgravi fiscali legati al mantenimento degli investimenti produttivi. Inoltre, una maggiore produttività tende a sostenere la crescita.
La crescita dell'Eurozona potrebbe accelerare leggermente grazie al sostegno al bilancio e all'aumento del potere d'acquisto delle famiglie, arrivando all'1,5% a fine 2019 secondo le nostre previsioni. L'alleggerimento fiscale attuato in Francia, Italia, Germania e Spagna potrebbe generare in media uno 0,4% di PIL in più nell'Eurozona, secondo le nostre stime. Inoltre, mentre il rallentamento delle importazioni statunitensi ridurrà le esportazioni europee, l'eventuale aumento dei dazi sulle importazioni di automobili europee negli Stati Uniti è stato rinviato all'autunno. Infine, il nuovo Presidente della Banca centrale europea non sarà in grado di cambiare in modo significativo la politica monetaria di Francoforte. Il sistema europeo sta infatti affrontando un'ulteriore stretta creditizia nei paesi dell'Europa meridionale. Il credito alle imprese del settore privato è diminuito in Italia dello 0,4% nel primo trimestre e dell'1,7% in Spagna su base annua, mentre è aumentato in media del 6,5% e del 6,1% rispettivamente in Francia e Germania. L'Eurosistema continuerà pertanto a favorire una politica monetaria accomodante, raccomandando l'attuazione di misure macroprudenziali per evitare la formazione di bolle, come già avvenuto in particolare in Francia e Belgio. Inoltre, la politica di reinvestimento dei titoli di Stato in scadenza e le nuove operazioni di rifinanziamento dovrebbero limitare l'aumento dei premi al rischio.

In conclusione, per una serie di ragioni legate agli Stati Uniti e all'Eurozona, e nonostante l'intensificarsi della guerra commerciale, il differenziale di crescita tra le due regioni potrebbe ridursi nel corso dell'anno. Ciò contribuirebbe a limitare l'entità del rallentamento globale in un contesto in cui la liquidità a livello mondiale è in aumento. Tuttavia, secondo le nostre stime, una nuova ondata di rappresaglie da parte degli Stati Uniti ridurrebbe dell'1% il PIL mondiale.

Mathilde Lemoine, capo economista del Gruppo di Edmond de Rothschild



Finanza e investimenti

numero di 26/06/2019
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