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   numero di 19/06/2019
Leisure

Ma se il board perde contatto con la realtà? - Punto e a Capo - #gigibeltrame
Il business per le aziende non è tutto. Il marketing non è tutto. Le vendite non sono tutto. Ma quante aziende lo sanno?

Uno dei problemi più ricorrenti che vedo quando parliamo di aziende, sostenibilità sociale e futuro, è la mancanza di collegamento con la realtà.
Tanti parlano di aziende in chiave ESG, soprattutto quando parlano agli investitori istituzionali. Ma cosa significa? ESG, parola tanto di moda, sta per Environmental, Social, Governance, che non è altro che raccogliere i dati economico/finanziari legati agli investimenti responsabili, quanto viene di fatto destinato a obiettivi di natura ambientale e sociale.
Non esiste azienda quotata in una Borsa qualsiasi che non abbia un corposo capitolo dedicato a come si prendono cura del mondo, come lo migliorano. Ci mancherebbe altro, dicono tutti, ma non è una regola che vale per tutti e, se volessimo controllare, le aziende ad impatto zero sono pochissime non in Italia, non in Europa, ma nel mondo!
Se i capi d'azienda, i CEO o gli Amministratori Delegati come li chiamiamo noi, sono pronti a raccontare la loro storia e i passi che si stanno compiendo, non sono molti i soggetti nei board delle aziende che pongono queste problematiche al primo posto. Se è per quello, poche sono quelle che si occupano del welfare aziendale, ma soprassediamo per un momento.
Quante aziende, a livello di board, si preoccupano dell'ambiente? Eppure non è un argomento nuovo. La scienza ha dimostrato che stiamo in crisi climatica, ma le statistiche ci dicono che quasi il 50% dei consiglieri di amministrazione delle imprese non se ne occupa.
Il problema vero è culturale: veniamo da troppo anni in cui il business delle aziende passava sopra ogni cosa, quasi senza morale. Si inquinava, si sperperavano risorse e si produceva l'improducibile.
Ma non è più così e non da oggi, da un po' di tempo.
Le persone sono attente a come si comportano i brand e li "puniscono", anche se spesso solo idealmente.
Abbiamo bisogno di un ricambio culturale, la tecnologia permette di visualizzare come si investe e dove si investe, cosa pensano i clienti e cosa pretendono i clienti. Da quanti anni sentiamo dire dalle aziende che il "cliente è al centro", ma poi quanti assecondano, per esempio, i ragazzi che scendono in piazza con Greta Thunberg? Quante aziende di moda si stanno accorgendo solo ora che creare capi con le pellicce non è più sostenibile?
Perché hanno da sempre regnato sovrani i fatturati.
Ma ora le cose sono cambiate, i social non perdonano, nel bene e nel male, non sono perfetti ma stanno portando un cambiamento. Le statistiche sull'uso dei social da parte dei membri dei board delle aziende sono impietosi: 1 su 4 usa un social, che non significa che ne conosca le potenzialità e pericoli.
Un numero incredibilmente basso.
I social diventano la cartina tornasole della moralità delle aziende e i board ne sono esclusi?

Nel business moderno, per non chiamarlo semplicemente digitale, è necessario che ogni azienda racconti il motivo per cui esiste, ma anche come conduce i propri affari.
Non è solo attenzione al clima, alla diversity, alla legalità o ad atti preposti alla conquista della fiducia, è una questione di responsabilità.
Da qui, non si torna più indietro.

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