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   numero di 19/06/2019
Idee e opinioni

Perchè in Germania c'è tanta agitazione
Gli ultimi dati economici sono impietosi e mettono in discussione il sistema della compressione salariale in funzione dell'export e di bassa spesa pubblica portato avanti finora

C'è molta tensione tra Berlino e Francoforte. E si capisce bene perché si tenti l'accoppiata - impossibile da digerire per chi in Europa non si chiami Olanda, Austria o Finlandia - di Weber al Parlamento Europeo e Weidmann alla BCE.
Gli ultimi dati sono a dir poco impietosi: export -3,7%, import -1,3%. La produzione industriale ha segnato un -1,9% contro il +0,5% precedente e il +0,4% atteso dal mercato. Si tratta della prima riduzione del 2019. Molto forte il calo dei beni capitali, (-3,3%) dei beni intermedi (-2,1%) energia (-1,1%) e beni di consumo (-0,8). Anno su anno il calo è dell'1,8% accentuando il -0,9% di marzo.
La Bundesbank taglia le stime di crescita del Pil allo 0,6% nel 2019 (era 1,6%) e all'1,2% nel 2020 (sempre 1,6%), e pure dell'inflazione: per il 2019 dovrebbe attestarsi all'1.4% (immutata) e per il 2020 all'1.5% (1.8% precedente).
Cifre discordanti, e non di poco, da quelle di BCE, Commissione UE, OCSE, FMI ecc., a dimostrare che fare piani triennali in questa contingenza mondiale non solo è esercizio sterile, ma può anche esser dannoso e fuorviante. Esattamente come i NADEF tanto cari a Moscovici e Juncker.
Senza contare che a livello politico, se pensiamo che in Italia vi sia una situazione politica "confusa", a Berlino lo è molto, molto di più, con i partiti al governo che prendono batoste ad ogni elezione. Peraltro, anche il successore designato di Merkel, Annegret Kramp-Karrenbauer o KKK, non è poi così sicura di prenderne il posto, visto che non si fa mancare nulla tra gaffe e fallimenti elettorali. E l'ascesa dei Verdi (oltre che di AfD) non fa che complicare la situazione.
Ritornando all'economia, ci sarebbe quella piccola questione legata al surplus. Con il calo dell'export, il commercio mondiale in contrazione, da qualche tempo ha una tendenza al ribasso.
E tra necessità di rivalutare il mercato interno - evitato come la peste per due decenni con la fobìa dell'inflazione - proteste sempre più diffuse tra la popolazione che vive sulla propria pelle cosa significa vivere nel Paese della UE con il maggior dato dell'Indice Gini (divario tra ricchi e poveri), vuoi vedere che tra un po' vedremo un governo che comincia finalmente a spendere in infrastrutture e welfare?
Sarebbe come sconfessare anni di austerity che hanno portato la Germania, o meglio molte sue multinazionali, a creare un surplus di bilancio mostruoso, ma a scapito dei propri lavoratori e dei partner europei.

Se, come sembra ormai assodato, dopo la Cina sarà proprio la Germania a finire nel mirino di Trump, si spiegherebbero molto bene i tagli alle previsioni di crescita. E allora Berlino avrà l'assoluta necessità di guardare con occhio più benevolo ai suoi partner europei, oltre che a fare concessioni al mercato interno. Persino il falco Weidmann se ne è accorto...
Anni fa scrivevamo che la Germania "stava segando il ramo su cui è seduta". Siamo quasi arrivati alla fine, ma non smettono di segare.

Claudio Gandolfo



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