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   numero di 12/06/2019
Fare Business

Sono una trentina le PMI piemontesi potenziali emittenti di minibond
Esentato (Classis Capital Sim): importante la robustezza dei fondamentali delle imprese del territorio ed il conseguente potenziale matching tra le esigenze aziendali attuali e quelle di investitori qualificati

In una congiuntura economica non facile ove l'accesso al credito costituisce ancora oggi una complessa fase nella messa in atto di piani di sviluppo industriale le PMI possono guardare ai minibond, innovativo strumento di finanziamento di tipo obbligazionario, come scelta che può accelerare l'attuazione di progetti di crescita, attenuando i rischi connessi alla dipendenza dal canale bancario.
Secondo un'elaborazione realizzata da Classis Capital Sim e presentata presso presso l'Unione degli Industriali di Torino, sono una trentina le PMI piemontesi già ora nelle condizioni di poter effettuare questa scelta di finanziamento per perseguire la loro strategia di sviluppo.
L'indagine ha permesso di identificare - sulla base degli ultimi dati finanziari disponibili - un campione di imprese potenzialmente in target per l'emissione di un minibond a supporto delle proprie strategie di sviluppo.
L'elaborazione, condotta dal Politecnico di Milano Dipartimento di Ingegneria Gestionale, è partita dall'esame delle circa 35.000 piccole e medie imprese presenti in Italia, con fatturato annuo compreso tra i 5mln e i 250mln di euro, che rappresentano la platea più qualificata per l'emissione di titoli di debito ad alto rendimento, anche detti minibond. Questa porzione del tessuto imprenditoriale italiano è quella sulla quale bisogna concentrare la maggior parte degli sforzi per convogliare risorse finanziarie e tecniche con l'obiettivo di sostenerne lo sviluppo.
L'elaborazione ha portato a identificare un campione di imprese, con un numero totale di dipendenti che raggiunge le 3.500 unità, potenzialmente nelle condizioni ideali per accedere al mercato dei capitali attraverso l'emissione di un minibond. Elementi di maggiore importanza considerati nella formulazione del giudizio sono stati la globalizzazione, l'utilizzo di canali digitali e la struttura manageriale.
Il fatturato aggregato delle 25 imprese ammonta a 1,2 miliardi di euro. Il valore medio è invece di 50 milioni. Solo 4 aziende hanno registrato livelli di fatturato molto sopra la media. Queste 4 società rappresentano il 43% del fatturato aggregato, dimostrando da una parte una forte concentrazione del turnover e, dall'altra, la presenza di molte piccole e medie realtà imprenditoriali: (fatturato <50 mln). Il CAGR, invece, si distribuisce in maniera più uniforme intorno alla media (20% per l'intero campione).
Prendendo in considerazione i margini, il valore aggregato dell'EBITDA è di 200 mln di euro, con un valore medio di 8 mln. Il rapporto tra EBITDA e vendite fluttua intorno alla media per tutto il campione, raggiungendo un picco massimo di quasi il 50% ed uno minimo del 10%:
Questo è dovuto alle differenze tra le varie tipologie di business. Infine, guardando al rapporto tra la posizione finanziaria netta e l'EBITDA si vede come il valore medio sia vicino allo zero, stando a significare che le aziende si distribuiscono in maniera abbastanza uniforme intorno al livello di zero debito. La dimensione complessiva della domanda di capitale tramite l'emissione di minibond è stimata essere, per il campione di 30 aziende potenzialmente idonee, di circa 290 mln. La stima considera i valori delle serie storiche della voce di CAPEX degli ultimi tre anni contabili per le aziende selezionate.
"Vogliamo sottolineare la robustezza dei fondamentali delle imprese del territorio ed il conseguente potenziale matching tra le esigenze aziendali attuali e quelle di investitori qualificati che, attraverso lo strumento di finanziamento alternativo rappresentato dal minibond, supportano le aziende nelle loro strategie di sviluppo, non solo commerciale ma anche organizzativo e manageriale interno. L'attualità di questi risultati è avvalorata dai timidi segnali di ripresa economica che stanno manifestandosi e che potrebbero spingere molte PMI a procedere nei loro progetti di crescita e di sviluppo", ha dichiarato Maurizio Esentato, fondatore e amministratore delegato di Classis Capital Sim.
"La recente crisi, durata quasi dieci anni, ha determinato un processo di selezione darwiniana, lasciando in eredità un sistema di PMI meno numeroso ma più solido. Tutte le ricerche più recenti, compresa la nostra analisi congiunturale previsiva, convergono nel descrivere la presenza in Piemonte di un rilevante serbatoio di imprese medie e piccole caratterizzate da eccellenza tecnologica, forte proiezione sui mercati internazionali, evidenti trend di crescita, solide strutture finanziare e pertanto in grado di crescere anche attraverso iniezioni di capitale esterno sia di equity che di debt", osserva Dario Gallina, Presidente degli industriali torinesi.

I minibond sono un innovativo strumento di finanziamento di tipo obbligazionario che permette anche ad aziende non quotate, di raccogliere capitale da investitori istituzionali, realizzare una diversificazione delle proprie fonti di finanziamento e attenuare i rischi connessi alla dipendenza dal canale bancario. Per essere strumenti appetibili, tuttavia, i minibond devono essere emessi da aziende con un adeguato rapporto rischio/rendimento, con una chiara visione strategica e piani di sviluppo solidi. Secondo gli ultimi dati resi noti, nel 2018 in Italia si sono registrate 198 emissioni, in aumento rispetto alle 170 del 2017, con un controvalore di 4,3 miliardi di euro.



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