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   numero di 05/06/2019
Fare Business

Lanza (Prometeia): manifatturiero verso la ripresa
Nel triennio 2021-23 vedremo una crescita media nel triennio dell?1,5%, non brillante ma comunque sostenuta. Tutti i settori tecnologici e di punta del Made in Italy tornano alla ribalta

Nel 2018 è proseguita la crescita del fatturato manifatturiero (+1,4% a prezzi costanti), ma a passo ridotto rispetto all'ottimo 2017, per via del rallentamento intervenuto nella seconda parte dell'anno, quando si sono intensificati i fattori di freno su scala globale.
I primi dati disponibili per il 2019 appaiono confortanti nell'evidenziare un progresso rispetto alla fase di chiusura del 2018 ma il contesto operativo resta incerto e denso di rischi, legati sia allo scenario internazionale (protezionismo, rallentamento della crescita Ue, Brexit) che interno. Solo un'accelerazione dell'attività prevista per la seconda parte dell'anno consentirà al fatturato manifatturiero di stabilizzarsi sul livello raggiunto nel 2018, evitando una frenata più marcata. Resta ampia l'eterogeneità delle performance settoriali.
A soffrire maggiormente nel 2019 saranno le filiere legate al ciclo degli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto, penalizzati dall'incertezza: Autoveicoli e moto, Meccanica, Metallurgia, Prodotti in metallo. Questi sono alcuni dei dati che emergono dal "Rapporto Analisi dei Settori Industriali", stilato da Promeieia e presentato con Intesa Sanpaolo. Ne abbiamo parlato con Alessandra Lanza, Partner Prometeia.

Quali sono state le principali evidenze del Rapporto?

Il rapporto sui settori industriali in questa edizione dà evidenza di un rallentamento nell'anno in corso - con però una tenuta nel fatturato delle imprese manifatturiere - una stabilizzazione, e un ciclo di ripresa a partire dal 2020.
Quest'anno saranno penalizzati i settori in qualche modo più "pesanti" dell'economia italiana, quindi l'auto, la meccanica ed i settori a loro collegati, come la metallurgia e l'elettrotecnica, che sconteranno un anno di assestamento dovuto sia all'incertezza sui mercati internazionali, ma anche alla necessità - parlo per l'auto - di ripensare a una strategia sull'elettrico e quindi di tornare ad investire massicciamente.
Per quanto riguarda la meccanica, osserviamo un venir meno degli investimenti, almeno con il ritmo che abbiamo conosciuto negli ultimi 5 anni, e alle turbolenze sui mercati internazionali.
Tengono invece nel 2019 i settori più tradizionali del Made in Italy: penso, per esempio, all'alimentare, alla moda e al mobile. Tiene anche, pur in rallentamento rispetto agli anni precedenti, la farmaceutica.

Quali sono le dinamiche dell'export nel manifatturiero?

Le esportazioni del manifatturiero continuano ad esser molto vivaci. L'Italia mantiene le quote sui mercati internazionali e sono esportazioni che hanno saputo ri-direzionarsi verso mercati a grande crescita. Penso in particolare agli Stati Uniti. Ovviamente la parte preponderante continua ad essere esportata nei mercati dell'Europa occidentale, ma è anche pur vero che siamo andati a cercare la crescita nei mercati più dinamici, come in Asia e America Latina.

Quali sono i rischi che presenta questo scenario?

I rischi ci arrivano da molti fronti. Il più grande è il rallentamento del commercio mondiale, che sempre più tende a regionalizzarsi, e che è reso molto instabile dal permanere della guerra sui dazi. Questa è solamente la punta dell'iceberg, poiché nasconde una tendenza che ha ormai un decennio di storia di regionalizzazione degli scambi e progressiva chiusura con misure protezionistiche.
Il secondo rischio riguarda il ciclo elettorale europeo, che certamente in qualche modo dovrebbe trovare un ridisegno dell'Europa e un suo ruolo nel mondo, cioè qual è il ruolo che l'UE intende giocare in termini di equilibri geopolitici, tecnologici e, di conseguenza, anche economici.

La sfida dell'auto elettrica: perché è così importante per il nostro manifatturiero?

É fondamentale per due ordini di ragioni. Primo: l'auto contribuisce in maniera molto significativa alla crescita del Pil del nostro Paese. É uno dei settori che più contribuisce.
Secondo: è importante per tutta la filiera della componentistica, che ha un impatto sia di crescita sia occupazionale molto rilevante.
L'elettrificazione dell'auto non è importante solo in Italia ma in tutta Europa. Partiamo con un ritardo grave ma che si può colmare, poiché sono previsti a livello europeo almeno 40 miliardi di investimenti, più quelli delle singole case (25 mld per Volkswagen, 5 di FCA in Italia). Sono cifre importanti che portano con sé crescita occupazione e innovazione.

Avete disegnato uno scenario al 2023. Cosa prevede?

Lo scenario è di recupero, poiché si passa da un 2019 di stasi, si cominciano a raccogliere i primi frutti nel 2020 e si ritorna a crescere con maggiore slancio nel triennio 2021-23.
Qui vedremo una crescita media nel triennio del manifatturiero dell'1,5%, non brillante ma comunque sostenuta, con punte del 2,5% per l'auto e una meccanica che torna a crescere in maniera decisa. La farmaceutica, dopo il rallentamento del 2019, tornerà anch'essa a crescere. Di fatto, tutti i settori tecnologici e di punta che tornano alla ribalta.
Ma la crescita è diffusa: cresce tutto il Made in Italy tradizionale - dalla moda al mobile all'alimentare - e riguadagna terreno positivo anche un settore che ha sofferto molto negli ultimi anni come quello degli elettrodomestici, che sta cercando di riposizionare la propria sfida competitiva.

Avete affermato che rispetto al 2008 il nostro Paese ora è più attrezzato per affrontare una frenata globale. Perché?

Dalla crisi ad oggi c'è stata una selezione purtroppo molto accesa del nostro manifatturiero. Abbiamo lasciato sul terreno quasi il 15% delle imprese. Abbiamo ridotto la nostra base produttiva.
Ma le aziende sopravvissute sono imprese sane, che hanno ri-bilanciato i propri conti finanziari, sono meno indebitate, hanno rimesso proprio capitale in azienda, hanno ritrovato uno slancio sulla propria redditività, che oramai in media in tutti i settori viaggia intorno all'8%, avendo ampiamente recuperato i livelli pre-crisi.

Sono quindi imprese meglio attrezzate anche a dover sopportare un anno non di decrescita, ma comunque una crescita vicina allo zero.

Ci saranno dei fattori che potranno migliorare ulteriormente questa crescita?

Sicuramente bisognerebbe rimettere al centro le politiche. Questo è importante soprattutto quando ci si trova davanti a sfide tecnologiche così pervasive e così grandi, come l'elettrificazione dell'auto, che porta con sé tanti temi, come la cybersecurity e di surveillance, se parliamo di auto a guida autonoma.
Di fronte a rivoluzioni così importanti diventa centrale il ruolo delle politiche. Queste potrebbero fare da volano indiscusso del ritorno alla crescita di tutto il nostro manifatturiero.
Faccio un esempio: per quanto riguarda la diffusione delle auto elettriche, il fatto che esista l'infrastruttura, quindi banalmente ci siano i punti di ricarica, se compariamo il dato italiano rispetto ad altri Paesi europei vediamo che noi siamo molto indietro. E non a caso la diffusione dell'elettrico nel nostro Paese è molto più contenuta rispetto ai grandi stati europei. Non ho peraltro in mente solo i grandi Paesi del Nord - Norvegia o Svezia - ma anche il Portogallo che ha tassi di elettrico molto più elevati dell'Italia perché ha fatto politiche di accompagnamento di diffusione di questa tecnologia.

Quindi, fisco ed investimenti pubblici

Si, ma cum grano salis. Non intendo dire che ci deve essere una detassazione a pioggia. Intendo che ci deve essere un indirizzo intelligente di politiche a sostegno.



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