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   numero di 05/06/2019
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L'introduzione dell'ecotassa danneggia tutta la filiera automotive

Scudieri (ANFIA): è la principale responsabile della caduta delle immatricolazioni da settembre ad oggi. Ha causato incertezza nei consumatori

"Il mercato italiano della mobilità è tra i più penalizzati da impulsi utopistici. L'auto ci sarà sempre, se il legislatore non gli farà troppo male, visto che alcune vetture oggi sono soggette a tripla tassazione. Il motore diesel è il più virtuoso in termini di emissioni, ma le scelte politiche lo demonizzano. L'automotive è un fattore di equilibrio o squilibrio geopolitico, l'elettrico è solo un prodotto pretesto. Il vero nodo sono le batterie e dove di acquisteranno. La Cina con la spinta sull'elettrificazione dei veicoli ha messo tutti in crisi, grazie alle sue politiche di acquisizione dei metalli rari dall'Africa, e oggi ha l'87% della produzione delle batterie a livello mondiale. Noi italiani dobbiamo fare shopping tecnologico all'estero, e magari abbandonare l'elettrico per abbracciare le fuel cell".
Sono alcune delle affermazioni fatte da Paolo Scudieri, Presidente Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilitica) e CEO di Adler-Pelzer Group, in occasione del suo intervento durante il convegno di presentazione del "Rapporto Analisi dei Settori Industriali", stilato da Promeieia e presentato con Intesa Sanpaolo. Abbiamo approfondito con lui la situazione italiana.

Come possiamo descrivere la congiuntura attuale del settore automotive?

Si tratta di una congiuntura dovuta a fattori politici, soprattutto in Italia, legata all'ecobonus, alla cosiddetta tassa malus-bonus, con tanto malus e nulla di bonus, che evidentemente ha tracciato questa temporalità dal settembre dell'anno scorso fino a tutt'oggi di una caduta del mercato delle immatricolazioni dovuta all'incertezza dei consumatori ad utilizzare e acquistare veicoli nuovi.

C'è un comparto che sta andando meglio rispetto agli altri?

Tutto ciò che rappresenta appeal sul mercato, quindi soluzioni innovative, anche in termini di transizione tecnologica verso una trazione alternativa, riscuote grande opportunità e successo. Quindi tutto ciò che tecnologicamente può alleggerire l'autovettura, che può dare una trazione alternativa e tutto ciò che è ecologicamente compatibile, quindi finalmente una ricerca di un'economia circolare finalmente di carattere strategico.

L'Italia da questo punto di vista vede un business legato strettamente ad alcuni Paesi europei. Che impatto potranno avere i dazi americani sul nostro comparto?

La filiera italiana della componentistica è sicuramente votata all'export e in modo ragguardevole. Il primo mercato europeo è la Germania. Gli Stati Uniti hanno un'importanza strategica nel nostro settore. I dazi potrebbero danneggiare ulteriormente le esportazioni dell'Italia verso gli USA. É qualcosa che dobbiamo scongiurare, poiché nella globalizzazione un mercato molto più aperto così come è stato finora è un fattore fondamentale per l'evoluzione delle aziende.


Ci stiamo probabilmente avviando verso un calo del commercio globale. Come possiamo affrontarlo?

Sarà sempre di più fondamentale avere delle opportunità nuove che riguardano la mobilità, i componenti ed i servizi. Solo così potremo combattere un possibile, ma non certo, rallentamento dell'economia mondiale.



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