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   numero di 29/05/2019
Cover story

Taglietti (MetLife): assicurazioni sempre più digital ma l'uomo rimarrà

Il comparto è in evoluzione e noi siamo stati i precursori del modello bancassicurazione. Contano la nostra indipendenza e il focus sulla personal protection

L'evoluzione della "bankinsurance", il ruolo della digitalizzazione nel mercato assicurativo, la crescita del settore della protezione personale e ramo vita, anche in ottica aziendale. Sono tutte tematiche d'attualità che abbiamo affrontato con Maurizio Taglietti, General Manager di MetLife in Italia.

Da quanto siete presenti in Italia e in che cosa consiste il vostro impegno?

Metlife è un colosso assicurativo di dimensione mondiale e ricopriamo questo ruolo con una certa responsabilità. Siamo tra le tre prime compagnie al mondo soprattutto se ci riferiamo al ramo vita, con 151 anni di storia.
Siamo presenti in Italia da 25 anni e siamo una compagnia focalizzata sulla "personal protection". Ci riferiamo a tutti i rischi della protezione personale, vita, salute, infortuni. Non siamo focalizzati sulle cose (auto, casa ecc.) ma sulle persone e la distribuzione è prevalentemente nell'ambito bancario.

Quali sono le sfide nel settore della "bancassicurazione"?

Come Metlife siamo stati i precursori in questo senso. Abbiamo un modello molto particolare che abbiamo sviluppato in tutti questi anni e che ci ha portato ad avere una posizione di leadership anche nel mercato italiano.
Noi siamo un operatore indipendente, non abbiamo incroci di capitali o partecipazioni azionarie nei nostri distributori. In questa modalità operiamo attraverso un modello di architettura aperta: abbiamo accordi commerciali che rimangono in essere fintanto che sussiste la reciproca soddisfazione.
Questa nostra modalità di impostare il business da un lato è uno stimolo perché ogni giorno dobbiamo essere i migliori per meritarci la fiducia del distributore, garantendo indipendenza dal distributore, indipendenza di informazione, know how e non c'è consolidamento di conti con i gruppi dove ci sono concorrenti o con i nostri distributori. Dall'altro, c'è anche un aspetto di sfida continua per essere sempre innovativi. Non possiamo mai dormire sugli allori, dobbiamo sempre meritarci il privilegio di essere scelti come fornitori di servizi.

Indipendenza e intraprendenza sono qualità apprezzate dal mercato?

Secondo me queste rappresentano un grande valore aggiunto. Poter offrire l'indipendenza e una visione delle aree di crescita sono caratteristiche apprezzate. Se penso alla personal protection, in un momento in cui i tassi di interesse hanno incominciato a soffrire e di conseguenza l'investimento assicurativo non è più visto come un investimento "speculativo", vedo che ha preso vigore l'idea di proteggere le persone. Significa proteggere ciò che più è importante per noi, sia come noi stessi sia come la nostra famiglia e i nostri cari.
Dobbiamo tenere presente che ci sono persone importanti anche nell'ambito dello svolgimento delle nostre attività professionali e vanno protette adeguatamente. É un cambio di paradigma, ma se pensiamo a quelli che sono i leader nell'ambito di una posizione aziendale e non necessariamente mi riferisco al capo dell'azienda, ma magari nelle imprese manifatturiere si tratta di quelle persone che sono le uniche detentrici di un know how estremamente specifico. Assicurare quelle persone significa proteggerle, ma anche proteggere il business. Non è una semplice protezione personale, ma qualcosa di più. I dati estratti dal mercato ci dicono che negli ultimi sette anni la protezione personale ha recuperato parecchio.

E le sfide per il futuro?

La principale è a livello di tecnologia. Chi è più avanzato in termini digitali cresce di più di coloro che non lo sono. Nel mondo bancario, l'organizzazione e la struttura sta cambiando grazie o a causa del digitale ma c'è un compito sociale nel dare delle risposte, guardando all'interno ma anche guardando verso le opportunità da cogliere sul mercato.
Se penso al mondo della salute, il 20 per cento dei redditi di una famiglia viene destinato ad integrare il welfare, ma il 70 per cento delle famiglie non ha una tale copertura e questa è un'area di debolezza e di opportunità.
La popolazione sta invecchiando, le famiglie hanno sempre più a che fare con problemi legati alla terza, quarta età e la spesa media di 14 mila euro per ogni persona. Serve dare una risposta importante a questi bisogni. Che poi significa far fare un progresso in termini di benessere alla popolazione italiana. Io vedo in questo ambito la grande sfida dei prossimi anni e come Metlife abbiamo l'ambizione di aiutare i nostri partner a evolvere in questi segmenti.

Quando parliamo di tecnologia applicata all'organizzazione e ai servizi, non vede un problema generazionale per i lavoratori?

Noi abbiamo dei programmi, che non sono solamente italiani, e un laboratorio, un incubatore di idee e tecnologia basato a Singapore, nel quale abbiamo concentrato i "cervelli" di Metlife e non solo. Abbiamo legami con incubatori sparsi per il mondo, quindi anche in Europa, per trovare le eccellenze e le pratiche migliori. Anche in Italia abbiamo fatto delle iniziative per selezionare le competenze migliore per metterle a fattor comune all'interno di Metlife.
Questa è un'azienda che ha una forte vocazione locale e anche qui siamo organizzati in modo da favorire la digitalizzazione. Addirittura abbiamo una divisione che si chiama "digital business" e ci sono dei "digital champion" per ogni area della nostra organizzazione, con degli esperti per permettere di sfruttare la tecnologia in ciascuna area ad una velocità omogenee a quelle degli altri. Non è pensabile che qualcuno sia in fase avanzatissima e altri indietro rispetto alla digitalizzazione, perché è il driver del business attuale, nostro e dei nostri clienti.

Le persone in azienda hanno età differenti e sviluppato sensibilità differenti, ma sono integrabili. Il cinquantenne ha un'attitudine diversa da un millennial, ma ciascuno di noi ha un rapporto con la tecnologia differente, ma insieme si ottengono i risultati perché chi usa questi strumenti ha davvero qualsiasi età.
Io ho due figli teenager e sono loro che mi fanno training quotidiano, ma non è così per tutto.
Se consideriamo il mondo assicurativo e bancario dico che è ormai un dato di fatto che non si andrà verso la totale digitalizzazione dei servizi. Più probabilmente il punto di arrivo sarà la ricerca di una stabilità tra una digitalizzazione "tailor made" e sulle differenze capacità e attitudini che ha il consumatore. Le persone hanno, nei confronti della tecnologia, un rapporto complicato o semplice a seconda delle attitudini, e il rapporto umano non potrà mai essere completamente eliminato, soprattutto laddove, come in questo caso, si instaura un rapporto di fiducia.
Secondo me la strada da seguire è una spiccata trasformazione, una disintermediazione parziale delle relazioni, un grado di digitalizzazione tale che possa essere alla portata di ogni segmento di popolazione, anche a livello di evoluzione personale, ma non ci si potrà mai privare dell'opportunità di avere le relazioni personali.



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