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   numero di 08/05/2019
Fare Business

La chiave per lo sviluppo del food italiano è l'internazionalizzazione
Andreetta (PwC): le nostre aziende sono nettamente più forti a livello commerciale, industriale e finanziario rispetto al passato. Manteniamo un moderato ottimismo nel medio periodo sulle loro performance

Food è una delle tre "F" che contraddistinguono il Made in Italy nel mondo. E quanto sia importante per la nostra economia lo testimoniano i dati. Il fatturato 2018 dell'industria alimentare ha raggiunto i 140 miliardi di euro nel 2018, in crescita del 2% sui 137 miliardi registrati nel 2017 (dati Istat). Il settore food si conferma trainante nell'economia italiana, nonostante i consumi alimentari interni 2018 abbiano confermato una perdurante stagnazione, con variazione di +0,6% a valore e -0,5% a volume (dati Federalimentari). L'export dell'industria alimentare, secondo attendibili stime, ha raggiunto i 32,9 miliardi di euro nel 2018 (+3,0% rispetto al 2017), di cui il 20% destinato ai Paesi extra UE (Russia, Cina, Emergenti) che sempre più apprezzano il cibo Made in Italy (dati Istat).
Questi trend trovano riscontro in quanto emerge dalla 22° Annual Global CEO Retail & Consumer Survey di PwC, infatti, il 49% dei CEO Consumer punta su piani di internazionalizzazione, prediligendo i mercati USA e Cina.
Secondo Erika Andreetta, Consumer Markets Consulting Leader di PwC Italia, "particolare rilevanza assume la Cina, che rappresenta il 5° partner commerciale per l'Italia".
La Cina rappresenta infatti circa il 5% del volume totale degli scambi italiani a livello internazionale, per un valore totale che supera di poco i 38 miliardi di euro. (dati ITA-ICE). Lo scorso anno l'Italia ha registrato un record assoluto di esportazioni verso la Cina, raggiungendo la cifra inedita di 20,33 miliardi di dollari esportati per un incremento pari a +22%, a fronte di un aumento dell'import dalla Cina del 10% (in valore, passato da 26,5 mld a 29,2 mld di dollari). L'interscambio complessivo ha raggiunto 49 miliardi di dollari e l'Italia è il terzo partner commerciale europeo della Repubblica Popolare Cinese.

I CEO adottano un approccio "inside-out" alla crescita

I CEO di tutti i settori, compreso il Retail & Consumer Goods, si dichiarano meno fiduciosi nella crescita del fatturato delle proprie aziende rispetto allo scorso anno, come emerge dalla Survey di PwC. Aumentano dal 13% al 26% i CEO Consumer Goods poco fiduciosi sulle prospettive di crescita a 12 mesi e dal 10% a 15% sulle prospettive a 3 anni.
In Italia, i CEO sono diventati negli ultimi 3/6 mesi più cauti sulle prospettive delle loro aziende a 12 mesi e 3 anni, con un prevedibile impatto sulla propensione a nuovi investimenti industriali.
Stiamo entrando in un periodo caratterizzato da livelli di incertezza sulla crescita globale. Tra i fattori che pesano maggiormente sull'attuale situazione di incertezza si evidenziano le guerre tariffarie, la Brexit e le turbolenze finanziarie globali dello scorso dicembre.
Secondo Andreetta, "Nonostante lo scenario macro sia incerto, le società italiane sono nettamente più forti a livello commerciale, industriale e finanziario rispetto al passato e questo ci porta a mantenere un moderato ottimismo nel medio periodo sulle loro performance economico-finanziarie".
I principali timori dei CEO sono meno globali (come terrorismo, cambiamenti climatici) e più legati alla facilità di fare affari nei mercati in cui operano: eccessiva regolamentazione, incertezza politica, disponibilità di competenze chiave e conflitti commerciali.
Questi dati si traducono, a livello strategico, nella prevalenza dell'approccio "inside-out" alla crescita per cui i CEO si focalizzano su: efficienza operativa (77% global, 76% Consumer Goods e 70% Retail), crescita organica (71% global, 72% CG e 74% R), lancio di nuovi prodotti o servizi (62% global, 69% CG, 62%R).
L'84% dei CEO mondiali afferma che l'Artificial Intelligence (AI) è il vero "game changer" dei prossimi 5 anni. E per il 62% l'impatto dell'AI sarà superiore rispetto alla rivoluzione di Internet. Manca però una roadmap per l'implementazione e la valorizzazione di una tecnologia così evoluta. A livello globale meno di un Amministratore Delegato su dieci ha implementato l'AI su vasta scala e il 35% dichiara di avere "progetti AI nei prossimi tre anni". Nell'industria Retail l'utilizzo dell'AI è ancor meno maturo: circa il 40% dei CEO non ha intenzione di perseguire l'AI, il 20% si limita a poche applicazioni e solo uno su 20 ha implementato l'AI su vasta scala, mentre il 33% dichiara di avere "progetti AI nei prossimi tre anni"

I trend principali

Fronte consumer, l'analisi Global Consumer Insight Survey di PwC - condotta su oltre 21.000 consumatori in 27 Paesi - mostra che i consumatori ricercano sempre più alternative salutari e naturali, inoltre i valori personali ed etici influenzano sensibilmente le decisioni d'acquisto.

Il 37% dei consumatori ricerca prodotti con packaging eco-friendly; il 41% dichiara che evita il più possibile l'uso della plastica; più di due terzi del campione è disponibile a pagare un premium price per prodotti a km zero e prodotti localmente; il 42% pagherebbe un premium price per prodotti non food ecosostenibili; il 44% dei consumatori è attento all'origine e vuole sapere se il bene è stato prodotto eticamente (per es. "fair trade" or "cage free").
Inoltre, il 34% dei consumatori si aspetta dal personale in store un'adeguata conoscenza dei prodotti, il 33% si attende metodi di pagamento semplici e rapidi, il 40% un percorso di acquisto in store veloce ed intuitivo. Fra i trend consumer legati alla digital disruption: il 51% dei consumatori global ha acquistato grocery online negli ultimi 12 mesi e il 50% dichiara di "preferire" questo canale.
Il 9% degli intervistati utilizza già un voice assistant con Artificial Intelligence per acquistare con frequenza settimanale o più spesso. Tale percentuale è destinata a crescere con la maggioranza di consumatori che ha espresso la volontà di acquistare tali device: in primis il Brasile (59%) seguito da Cina (52%), Indonesia (49%), Vietnam (45%), Thailandia (42%), Polonia (40%) e Italia (38%).



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