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   numero di 02/05/2019
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Livio (BDO): la voglia di intraprendere c'è ma il contesto frena

In Italia la situazione è migliore di quanto si dice. Le nostre aziende sono vitali, creative, flessibili e innovative. E la nuova legge sui fallimenti le farà crescere culturalmente

Industria 4.0,  competenze, nuova legge sui fallimenti, clima di business, quotazioni in borsa delle PMI, e infine, il premio Mario Unnia. Tantissimi temi di grande interesse. Ne  abbiamo parlato con Marco Livio, Partner BDO.

BDO opera nel vasto comparto dell'innovazione e alla trasformazione digitale. Quali sono i trend che vedete in Italia?

Per la trasformazione digitale vediamo un grandissimo interesse, anche perché se ne parla ovunque. É un aspetto però molto difficile. Innanzitutto da comprendere, per la grande maggioranza delle persone e dei manager aziendali, perché non c'è alla base una formazione precedente, e quindi è un qualcosa che va appreso nel corso del tempo.
Però è innegabile che sia un tema molto sentito, e che viene visto soprattutto come un fattore che dà un vantaggio competitivo rispetto ad un concorrente dello stesso settore. Quindi è un tema su cui tutti stanno un po' convergendo, pur con difficoltà. Poiché le competenze specifiche si stanno formando, oppure quelle disponibili non sono sufficienti per soddisfare tutte le richieste che potrebbero esserci.

Industria 4.0: quali sono le criticità che riscontrate?

Le criticità sono a mio parere relative al fatto di cominciare ad assimilare queste nuove competenze, che comunque portano una novità in tanti settori. C'è da dire che l'approccio è diverso nelle dimensioni aziendali: nelle aziende medie e grandi questo viene accettato e affrontato in maniera più completa, mentre più si scende nell'aspetto dimensionale e più è difficile a entrare nel merito e a prendere le competenze specifiche.
In questo caso normalmente si fa riferimento a qualche consulente che aiuta nei singoli aspetti ad andare in questa direzione. Però vedo che è un processo abbastanza lento, poiché come tutte le novità devono essere assimilate, digerite, e quindi c'è necessità di un po' di tempo.

Quanto pesa l'aspetto fiscale sull'adozione di queste tecnologie?

É un fattore sicuramente significativo, ma non credo preponderante. In una fase iniziale l'aspetto fiscale ti dà una spinta per interessarti al tema, per valutare il vantaggio immediato che ci può essere rispetto all'adozione di determinate pratiche. Però credo che gli imprenditori e i manager vedano dell'effettivo vantaggio in questa innovazione per le loro aziende.

Un certo numero di aziende ha ancora remore per la quotazione. Quali sono, a suo giudizio, i problemi principali?

Anche qui torniamo al discorso delle dimensioni. Oggi possono esser fatte quotazioni anche con imprese di piccole dimensioni, per esempio sul mercato AIM. In queste realtà, probabilmente, l'imprenditore ha ancora una sua visione, un po' personale, della sua azienda, e quindi aprirsi completamente a qualcun altro, al mercato, far vedere i propri dati, crea qualche remora. Questo credo che sia un aspetto psicologico importante in relazione alle PMI.
Salendo di dimensioni credo che l'aspetto dei costi abbia un suo significato, poiché una quotazione ha dei costi non indifferenti. Non ultimo, il discorso che riguarda formalità, adempimenti che devono esser fatti e che molto frequentemente devono riguardare una risorsa aziendale. E qui ritorniamo all'aspetto dei costi: oltre a quelli di pratiche e consulenze ci sono anche quelli relativi alle persone che si devono occupare di tutti gli aspetti formali, economici, di comunicazione.
Se vogliamo, anche l'aspetto di convenienza può avere un suo valore, perché la funzione della Borsa è quella di raccogliere capitali, ma questi oggi possono esser raccolti ad un costo estremamente basso anche con i canali tradizionali. Quindi è vero che con la Borsa faccio entrare dei soci nella mia azienda e prendo dei soldi ad un costo praticamente zero, ma è anche pari a quanto oggi la banca in determinate situazioni riesce a darmi. E quindi un altro aspetto che attualmente frena la volontà di quotarsi è proprio questo.

Perché la nuova legge sui fallimenti è così importante?

Occorre prima premettere che il Decreto Legislativo n. 14 del 12 gennaio 2019, entrerà in pieno vigore nell'agosto del 2020, mentre alcuni aspetti sono già in vigore dal 16 di marzo di quest'anno. La nuova legge fallimentare - a parte tutti gli aspetti tecnici (come i concordati ecc.) che andranno approfonditi e forse verranno modificati in alcuni aspetti su cui sono già emerse delle criticità - per la parte in vigore e che riguarda la revisione delle piccole aziende (quelle con parametri molto bassi), che è stata vista da diverse parti come un obbligo che implica costi e che non le aiuta, dal nostro punto di vista può essere un fattore che invece aiuta culturalmente le aziende a crescere.
Le piccole aziende sono sempre state abituate ad essere un po' "artigianali" e personali, senza nessun tipo di controllo. Con questa nuova legge si cerca di dare dei controlli anche a questa categoria di imprese. Se presa nel modo giusto può essere un modo di acculturare le aziende, di evolversi in un ambito un po' più europeo e meno provinciale, quindi aiutare un po' tutto il sistema economico ad evitare situazioni, come spesso sono accadute, di fallimenti, distrazione di fondi ecc. Situazioni che tutti conosciamo.
Dal mio punto di vista può esser proprio uno sforzo di accrescimento culturale rivolto alle imprese che non può ce far bene al nostro sistema.

A marzo, per la prima volta da giugno 2018 la fiducia delle imprese è in crescita. Che indicazioni avete in proposito?

É vero che in alcuni ambiti la fiducia è in crescita, ma mi si lasci dire che è in crescita nonostante tutto. Mi spiego. Esiste comunque una incertezza generale, soprattutto sui grandi giornali e sulle TV che viene commentata in ogni caso e ogni giorno. Ci sono però indicatori economici nelle aziende che non vanno in una direzione di crisi o di segno negativo.
Parlerei più di una situazione di stand by, in attesa di qualcosa. Sono pronte a partire, pronte a fare qualcosa, hanno commesse, hanno situazioni che possono essere implementate quasi subito, ma c'è questa incertezza che frena. Credo che questa sia più percepita che reale. Anche perché tutti gli input esterni ci dicono in continuazione che "siamo messi male in Europa", che "dobbiamo fare manovre", che "le previsioni del Pil non verranno centrate", ecc. Mentre invece, tutto sommato, la situazione al momento attuale non è così nera come viene prevista.
Quindi servirebbe un qualcosa che faccia fare uno scatto in avanti, il che non implica situazioni o accadimenti particolari, ma un minimo di maggiore obiettività rispetto a quello che sono i dati reali, e quindi far muovere questa voglia che c'è di intraprendere, perché le condizioni ci sono.

NDR: I dati di febbraio sulla produzione industriale dell'Istat (+0,8% su gennaio 2019 e +1,7% su dicembre 2018) assumono particolare rilevanza se rapportati con quelli dell'eurozona, che invece vede un -0,2% su mese a febbraio, con la Francia che rileva uno 0,0% e la Germania un -0,4% (-2,0% su anno). E Bloomberg ci indica come il Paese con la miglior performance trimestrale dell'area euro.

Come nasce l'idea del Premio e per quale ragione lo avete voluto dedicare a Mario Unnia?

L'idea del Premio nasce dalla volontà di avvicinare il maggior numero di imprese, ovviamente con andamenti interessanti, imprese che hanno caratteristiche molto particolari, tant'è vero che il premio è diviso in sette categorie in cui ogni azienda può candidarsi. Queste sono le categorie più riconosciute, come l'azienda che investe maggiormente, quella che esporta di più, quella che si digitalizza, le startup..,
Vogliamo avvicinare questo tipo di imprese su tutto il territorio nazionale poiché anche nelle edizioni passate abbiamo visto che ci sono dei "campioni" nel nostro Paese assolutamente sconosciuti. Magari perché esportano il 90% della loro produzione e non fanno pubblicità. Ti trovi di fronte ad aziende che fanno 200-300 milioni di fatturato in qualche zona sperduta d'Italia e ti chiedi come sia possibile? Così cerchiamo questi talenti, imprese che hanno avuto la forza di credere in una idea, far crescere l'azienda, di dare lavoro alle persone, e quindi da portare ad esempio.
Mario Unnia è stato vicino a noi nelle edizioni precedenti del premio, ha collaborato a farlo crescere. E quando è scomparso ci è venuto naturale riferirci a lui come figura di un certo tipo: è stato un riferimento per determinate categorie economiche in Italia e comunque ha lasciato un segno.


Questa è la terza edizione: quali sono i trend delle prime due?

Il numero delle candidature è andato sempre via via crescendo. Negli anni passati abbiamo sempre avuto circa un centinaio di candidature ad edizione, provenienti da tutta Italia, e quindi non come si potrebbe credere tutte raggruppate nel centro, oppure nel Nord-Est, ma anche in zone inaspettate. Abbiamo avuto delle eccellenze in Sicilia o in Campania. Aziende che possono competere a tutti gli effetti con chiunque, anche con quelle che hanno a disposizione condizioni più facili, rispetto a chi deve fare impresa a Palermo o a Salerno oppure ad Avellino. Una grande distribuzione territoriale.
Abbiamo avuto anche delle soddisfazioni, con imprese che sono state premiate e che hanno poi proseguito il loro trend di crescita - la giuria aveva visto giusto - e questo è un motivo di orgoglio.

Che significato hanno questi premi e che contributo possono dare alla crescita di una cultura imprenditoriale?

Per quanto ci riguarda è avvicinare particolarità, eccellenze, talenti, per portarli alla ribalta del pubblico degli addetti ai lavori, poiché è giusto farle conoscere, è giusto diffondere la loro cultura aziendale e capire che cosa hanno fatto. Questo credo che sia il filo che lega i premi nel loro insieme. Penso che questi possano dare un contributo alla crescita della cultura aziendale perché per candidarsi le aziende devono avere dei particolari requisiti e delle caratteristiche importanti. Questo implica il fatto che occorra avere un certo acculturamento, anche se non particolarmente elevato su aspetti come presentazione, trasparenza dei bilanci ecc.
Da un altro punto di vista, possono accrescere il livello culturale poiché tramite l'incontro, il confronto tra loro, attraverso le informazioni che possono circolare, le aziende probabilmente si aiutano l'un l'altra a trovare spunti e a migliorarsi in aspetti dove magari non sono così forti come altre. Anche il confronto può avere un suo significato culturale.

 



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