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   numero di 10/04/2019
Finanza e investimenti

Perché oggi i titoli azionari giapponesi sono appetibili
Chauchat (Dorval AM): le azioni sono a buon mercato a causa della relativa abbondanza di società industriali. I grandi esportatori del Paese scambiano ad appena 10 volte gli utili previsti

Ora che la Federal Reserve ha chiarito la propria linea - un orientamento espansivo, senza rialzi dei tassi quest'anno - le prospettive del mercato azionario sono più legate al contesto ciclico che alle politiche monetarie.
Per ora sembra proseguire la tendenza in atto da inizio 2018, con un rallentamento globale di natura essenzialmente industriale. Sotto questo aspetto, il ciclo attuale presenta delle analogie con quello del 2015, quando la battuta d'arresto cinese provocava una decelerazione dell'attività mondiale concentrata in alcuni settori. Allora l'area più colpita era stata quella delle materie prime.
Oggi i grandi perdenti sono i Paesi e le aziende più sensibili al commercio internazionale, come pure all'industria automobilistica e dei semiconduttori.
Nel 2015 la recessione colpì Brasile, Russia e Indonesia. Nel 2018 e a inizio 2019 le principali vittime sono Germania, Giappone, Corea e Taiwan. Dopo 15 mesi di rallentamento industriale mondiale, si prevede una ripresa.
Se, dopo un 2018 eccezionale, nel 2019 la domanda interna americana potrebbe essere più moderata, dovrebbero però entrare in gioco diversi fattori di sostegno.
La Cina sta stimolando l'economia da mesi e la correzione delle scorte nei settori dell'auto e dei semiconduttori è ora ben avanzata. Saranno d'aiuto anche le politiche monetarie - e talora fiscali - più accomodanti e il continuo aumento del potere d'acquisto nella maggior parte delle economie. Supponendo che l'esito dei negoziati sulla Brexit e sul commercio non provochi nuove forti perturbazioni, il punto d'inversione del ciclo industriale mondiale dovrebbe essere abbastanza vicino.
Gli investitori continueranno a dare segni di nervosismo finché non vedranno le prove di una ripresa, ma l'orientamento accomodante delle banche centrali dovrebbe contribuire a calmare gli animi. Qualora si realizzi questo scenario, i mercati azionari più ciclici risaliranno nettamente, a scapito delle aree difensive.
Da questo punto di vista, l'attenzione è rivolta soprattutto alla borsa giapponese. Con un P/E mediamo di 12 (titoli finanziari esclusi), il listino nipponico è di gran lunga il più conveniente fra quelli dei Paesi avanzati.
Il caso giapponese contraddice la diffusa convinzione che i corsi azionari siano stati mantenuti artificialmente elevati dalle politiche monetarie non ortodosse. Com'è possibile che le azioni giapponesi siano così a buon mercato quando la Bank of Japan prosegue il programma di acquisti massicci e figura ormai fra i primi 10 azionisti del 40% delle società giapponesi quotate in borsa?
Uno dei motivi principali della sottovalutazione record del mercato giapponese è la relativa abbondanza di società industriali. La sottovalutazione del mercato azionario nipponico la dice lunga sull'angoscia degli investitori per il ciclo industriale e commerciale. Certo, in ottobre è previsto l'aumento dell'IVA in Giappone. Questa prospettiva probabilmente pesa sul mercato, ma non può spiegare perché i grandi esportatori del Paese scambino ad appena 10 volte gli utili previsti.

Insieme ad altri asset ciclici in Europa e in Asia, questi titoli dovrebbero subire un netto rimbalzo non appena comincerà la ripresa del ciclo industriale mondiale, o anche prima se si raggiungerà un accordo commerciale fra USA e Cina.

François-Xavier Chauchat, Chief Economist di Dorval Asset Management



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