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   numero di 03/04/2019
Fare Business

Anno di consolidamento per i costruttori italiani di macchine per materie plastiche e gomma
Grassi (Amaplast): nel 2018 export -1,8% e import +3,1%, ma la produzione è aumentata dello 0,6%. Cede leggermente l'ambito UE, a favore del resto Europa, bene il Messico, statica l'Asia

Dopo un 2017 da record, con crescite a due cifre per tutti gli indicatori di settore, il bilancio del 2018 si può considerare ancora positivo. Infatti, la produzione risulta in ulteriore, seppur modesta, crescita rispetto al massimo storico dell'anno precedente mentre le esportazioni - da sempre volano del comparto - mostrano solo una leggera contrazione. Sono i dati del Centro Studi di Amaplast (l'associazione nazionale di categoria, aderente a Confindustria, che raggruppa circa 170 costruttori di macchine, attrezzature e stampi per materie plastiche e gomma), che ha elaborato il consuntivo di settore del 2018, anche sulla base dei dati di commercio estero di fonte ISTAT. Vediamo più in dettaglio.
Tengono bene le importazioni e il mercato interno, quest'ultimo beneficiando verosimilmente della coda delle misure di sostegno agli investimenti messe in campo nell'ambito della precedente legge di stabilità. Non a caso, ancora nel secondo semestre del 2018 molte aziende costruttrici hanno visto la consistenza del proprio portafogli ordini migliorare. Peraltro, l'incremento del fatturato da parte delle aziende aderenti ad Amaplast (che rappresentano la realtà più significativa del comparto) risulta superiore a quello medio dell'intero settore, attestandosi al +3,6%.
"Possiamo nel complesso dichiararci soddisfatti dell'anno che si è concluso - dichiara il Presidente di Amaplast, Alessandro Grassi - durante il quale abbiamo consolidato il nostro potenziale e la nostra posizione di preminenza a livello mondiale quali fornitori di tecnologia avanzata, ormai in ottica Industria 4.0. Il 2018, in effetti, potrebbe rivelarsi anche un anno transizione, perché, al di là della fisiologica ciclicità dell'economia, che porta ad attendersi per il 2019 un'inversione di tendenza degli indicatori, dopo otto anni di parabola ascendente inizia a emergere tra le imprese qualche segnale di preoccupazione circa gli effetti delle nuove politiche di bilancio e l'andamento dell'economia in generale. Questo sia alla luce della rimodulazione degli incentivi fiscali sia del progressivo deterioramento di dinamiche internazionali quali la Brexit e la contrapposizione commerciale Stati Uniti-Cina".
L'ultima indagine congiunturale svolta da Amaplast tra i propri Associati evidenzia, rispetto alla precedente, un minore ottimismo - o una certa prudenza nello sbilanciarsi, a seconda dei punti di vista - riguardo l'andamento degli ordini e del fatturato nel semestre in corso: diminuisce la quota di coloro che si attendono un incremento (ma anche un peggioramento), aumenta quella che prevede stabilità. Sul fronte dell'export, l'analisi per macro-aree di destinazione delle vendite evidenzia una stagnazione del quadrante europeo, primo storico mercato dei costruttori italiani.
Cede leggermente l'ambito UE, a favore del resto Europa, in funzione di forniture più consistenti in vari Paesi, esclusa però la Russia (importante sbocco) che arretra ancora.
Nel continente americano si rileva la buona performance dell'aggregazione NAFTA, soprattutto per quanto riguarda il Messico, mentre l'area meridionale perde terreno, a causa soprattutto del trend non soddisfacente dei due mercati principali, Brasile e Argentina.
Poco brillante anche l'andamento delle vendite verso l'Asia, nel cui ambito il Far East mostra una progressione modesta (la notevole crescita dell'India non è stata sufficiente a controbilanciare il calo della Cina), mentre il Medio Oriente vede una brusca frenata (a causa del declino di tutti i principali mercati, Arabia Saudita e Iran in primo luogo).

Positiva la performance complessiva dell'Africa ma trattandosi di un contesto eterogeneo, occorre quanto meno distinguere tra la fascia mediterranea (con il deciso incremento delle vendite in Marocco, in particolare) e i Paesi del sub-Sahara, che mediamente arretrano in misura significativa, come nel caso del Sudafrica.
Sempre per quanto riguarda le esportazioni, dal punto di vista merceologico mediamente meglio hanno fatto gli impianti per la trasformazione primaria (con l'esclusione delle macchine per gli espansi) mentre gli ausiliari e gli stampi hanno registrato un andamento più negativo.



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