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   numero di 27/03/2019
Leisure

Punto e a capo. La Blockchain è qui per rimanere e cambiare (quasi) tutto
Non è una questione tecnica, ma di praticità.

"Le tecnologie basate su registri distribuiti (DLT) possono giocare un ruolo determinante nello sviluppo del Paese".
Queste parole sono contenute nel documento che l'Italia ha sottoscritto, riguardante lo sviluppo della Blockchain nell'ambito del MED7, che non è altro che il gruppo costituito da sette Paesi del Sud Europa (Italia, Spagna, Francia, Malta, Cipro, Grecia e Portogallo).
Non sono parole dette a caso e la blockchain, anche se non la chiamano per nome, non è una moda passeggera.
Sgombro assolutamente il campo da qualsiasi pregiudizio: non sono un fan della blockchain, credo che spesso venga menzionata a sproposito e comunque non è una tecnologia performante, soprattutto se il registro raccoglie molti dati e l'utilizzo nelle cryptovalute è un esempio.
Ma sono innegabili i vantaggi: registro condiviso, decentralizzato, sicuro e facilmente accessibile.
I media ci raccontano che il governo crede in questa tecnologia. Prendendone atto, si scopre che l'impegno è quello di stanziare 45 milioni di euro in tre anni su progetti legati all'innovazione tecnologica, tra questi rientra la blockchain. É un impegno reale?
Non mi interessa fare polemica, entrare nel merito del gruppo di lavoro e via di seguito, auguriamoci solamente che tutto quanto possa generare molto valore al mercato, moltiplicando  gli investimenti per un numero alto: nell'informatica, una soluzione produce, per ogni euro investito, 5-8 euro di indotto.
Quel che mi interessa dire è quello che racconto nei vari momenti di incontro di questo periodo con imprenditori e manager: blockchain permette di velocizzare molti processi, renderli trasparenti e sicuri, ma anche risparmiare tantissimo.
Quando lo dico a chi si occupa di banche, assicurazioni e finanza, si sorprendono del fatto che sia del tutto trasversale. Conoscono i BitCoin e tutte le monete di nuova generazione, coi vantaggi e limiti, ma spesso faticano a immaginare i processi interni gestiti e vidimati da una blockchain. Uno smart contract, vidimato da una blockchain, non ha ancora un valore legale completo, ma cambierà per sempre i rapporti tra le diverse parti, perché tutto diventa molto meno opinabile.
Non ci credete? Ma cosa potrebbero servire le firme di un Notaio su un documento se basterà certificare l'accettazione dei contratti? E davanti al giudice si giungerebbe solo per dipanare situazioni complicate, per il resto c'è la blockchain che ha certificato tutto quanto.
Pensiamo a registri come il PRA, pubblico registro delle automobili: che senso avrebbe se si adottasse la blockchain? Quanto risparmio ci sarebbe? Quanta sicurezza in più entrerebbe nelle transazioni?
E per le assicurazioni, se ci fosse la possibilità di fare contratti certificati in tempi rapidi?

Pensiamo alla filiera del food, quanto valore potrebbe assumere la certificazione della stessa, soprattutto per i prodotti più pregiati?
La blockchain è la carta d'identità di un dato, che a questo punto assume una dignità tutta sua, un valore intrinseco. Questa è una differenza sostanziale rispetto al passato, ma pochi ci stanno pensando, non dico a normare, ma quanto meno a prendere in considerazione.
Comprare pubblicità online: una blockchain mi certifica l'avvenuta visualizzazione della mia pubblicità, non vale più il "famo a fidasse" attualmente in voga. E su quel dato si paga e si pagano le tasse, in modo automatico perché certificato.

Una blockchain potrebbe garantire la circolazione delle informazioni sanitarie dei pazienti, tenere traccia di chi accede ai dati, chi li inserisce, piuttosto che cederne alcuni in maniera anonima per la ricerca, sempre in maniera certificata e detenendone il controllo.
Si possono fare davvero tanti esempi, ma è chiaro che la blockchain non è una moda; può essere una parola di moda per tanti che ci stanno pensando, ma è qui per trasformare molti processi di business.

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