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   numero di 20/03/2019
Fare Business

Per le agevolazioni fiscali alle imprese l'Italia dovrebbe imparare dalla Cina
Marini (BDO): dovremmo imitare lo sforzo messo in atto da Pechino di rendersi attrattivi per le eccellenze estere, tecnologiche e non solo

La firma dell'accordo tra USA e Cina sui dazi commerciali sembra alla portata di mano delle due superpotenze. Dal Paese asiatico arrivano segnali di distensione nei confronti della superpotenza occidentale, con gli sforzi del Presidente Trump che, più che alla bilancia commerciale, sembrano tesi alla difesa della supremazia USA in campo tecnologico.
È ancora diffusa la percezione che la Cina sia solo un Paese manifatturiero, una sorta di "enorme capannone industriale del mondo", con scarsa vocazione nell'economia digitale (Industria 4.0) e nei settori della R&S e dell'IP protection che si vorrebbero appannaggio dei soli Paesi OCSE (USA e UE in testa).
È chiaro, visto anche l'impegno di Trump in questo senso, che la realtà è ben lontana da tutto questo. Un recente convegno organizzato a Roma da BDO Italia con il patrocinio della Camera di Commercio Italo-Cinese, volto proprio ad indagare le opportunità di business tra i due Paesi, è stata l'occasione per mettere a confronto le agevolazioni fiscali cinesi con quelle italiane. Ne è emerso che il lancio del programma cinese "Made in China 2025" e l'avvio di una politica fiscale particolarmente aggressiva sull'attrazione di centri di ricerca esteri, aziende a tecnologia avanzata e digitale, IP companies e simili sta dando i suoi frutti e pone un serio tema di competitività al resto del mondo, Italia inclusa.
Certamente la Cina non può definirsi, al pari dell'Italia, un Paese tax friendly: con un sistema fiscale complesso (che si è guadagnato il rank n° 1 nel Tax Complexity Index 2018, l'Italia non troppo distante al quarto posto) ed un livello di tassazione analogo a quello italiano (corporate tax rate del 25%, 24% in Italia; top tax rate per persone fisiche del 45%, 43% in Italia, diverse surcharges taxes) non può certo definirsi un paradiso fiscale.
Eppure, è altrettanto innegabile che le nuove agevolazioni fiscali, introdotte insieme ad un'epocale riforma della fiscalità delle persone fisiche, stanno producendo una forte attrazione per le imprese europee e americane. Se a ciò si aggiunge il notorio minor costo del personale cinese rispetto a quello delle economie mature (Italia compresa), capiamo quali possano essere nel lungo periodo le conseguenze per il nostro Sistema-Paese. Vediamo nel dettaglio.
A seguito dell'adozione dell'Enterprise Income Tax (EIT) Act, a partire dal 2008 la Cina ha riposizionato le sue agevolazioni fiscali dal settore manifatturiero al comparto dell'innovazione tecnologica, R&S e incentivi ambientali. A partire dal 2015 i vari incentivi fiscali sono stati uniformati anche sotto il profilo della tax compliance. Molte agevolazioni sono state rivisitate nel 2018 e rimarranno in vigore fino al 2020, tra cui le seguenti:
- super-deduzione delle spese di R&S: tali spese beneficiano di una deduzione fiscale addizionale del 75% (80% in alcuni casi), in aggiunta alla normale quota deducibile;
- ammortamento fiscale accelerato: le attrezzature e i macchinari nuovi sono deducibili al 100% ai fini fiscali nell'esercizio in cui sono acquistati (fino a 5 MLN CNY) senza andare in ammortamento; quelli eccedenti tale soglia beneficiano dell'ammortamento accelerato;
- esenzione fiscale per le imprese di software e circuiti integrati: è prevista una esenzione fiscale totale (per i primi due anni) e parziale (per i successivi tre) per quelle imprese autorizzate e certificate dal Governo;
- esenzione fiscale dei trasferimenti tecnologici: i relativi utili e capital gain sono fiscalmente esenti fino a 5 mln CNY e esenti per il 50% per la parte eccedente.
Beneficiano inoltre di tax rate ridotto al 15% (in luogo del 25%) le High-New Technology Enterprise (HNTE) e le Advanced Technology Service Enterprise (ATSE), mentre le Small Low-Profit Enterprises godono addirittura di un effective tax rate del 5% per redditi fino ad 1 mln CNY e del 10% da 1 a 3 mln CNY.

E in Italia?

In Italia, purtroppo, il legislatore tributario non è apparso altrettanto lungimirante nella stesura dell'ultima manovra fiscale: la Legge di Bilancio 2019 (L. 30 dicembre 2018, n. 145), infatti, ha sostanzialmente depotenziato gli strumenti di attrazione fiscale avviati con il lancio del programma Industria 4.0.
- Risulta definitivamente abolita l'agevolazione del super-ammortamento (+40%) degli impianti e macchinari nuovi, che rimane in vigore per gli acquisti del 2018 che saranno consegnati al più tardi entro il 30 giugno 2019;
- è stato sostanzialmente depotenziato il credito d'imposta sulla ricerca e sviluppo, introducendo per alcune categorie di spesa un beneficio fiscale del 25% in luogo del precedente 50%;
- l'agevolazione dell'iper-ammortamento, introdotta nel 2017 per gli investimenti digitali ed interconnessi, che prevedeva una maggiorazione del 150% degli ammortamenti fiscalmente deducibili, è stata ridotta al 50% per gli investimenti compresi tra i 10 e 20 mln euro e totalmente depennata per quelli eccedenti i 20 mln euro;

- l'agevolazione ACE (Aiuto alla Crescita Economica) è stata abrogata e sostituita dalla cd. MiniIRES, un'agevolazione che vorrebbe ridurre l'IRES di 9 punti percentuali (dal 24% al 15%) sul reddito imponibile corrispondente ad alcuni parametri aziendali, ma che però sconta calcoli molto complessi ed il cui effetto fiscale appare, nella maggior parte dei casi, molto limitato.
È evidente che le risorse finanziarie risparmiate siano state dirottate a favore di misure di tutt'altro scopo, come il "reddito di cittadinanza" o "quota 100". In questo modo, però, la competitività delle nostre aziende è stata messa in secondo piano, minando seriamente la capacità del nostro sistema produttivo di rimanere al passo con il contesto internazionale.
In questo scenario, l'Istat certifica il nostro stato di recessione tecnica ed Eurostat ci dice, invece, che l'economia europea al nostro confronto cresce un po' di più ed il divario si allarga ulteriormente. Da dove ripartire, allora? Forse proprio dalla Cina e dal suo sforzo di rendersi attrattiva per le eccellenze estere, tecnologiche e non solo.

Gianluca Marini, Partner BDO Italia, Dottore Commercialista e revisore contabile



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