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   numero di 20/03/2019
Finanza e investimenti

Senza veri segnali di stabilizzazione dalla Cina gli utili aziendali degli emergenti ne risentono
Il team di Raiffeisen CM prevede, soprattutto nella prima metà dell'anno, che un numero sufficiente di fattori negativi possano agire da forte freno ai corsi o provocare correzioni al ribasso

Forte ripresa su tutti i fronti, ecco come si possono puntualizzare le prime settimane dell'anno nuovo. Al momento non è ancora per nulla chiaro se si tratti solo di una ripresa temporanea dopo le perdite precedenti o se ciò si trasformerà in un nuovo movimento al rialzo più duraturo. Ci sono troppi rischi e sviluppi negativi nell'economia mondiale per dire che sia rientrata l'emergenza. Una parte significativa del potenziale di rialzo, che un mese fa avevamo anticipato per tutto l'anno, si è già realizzato adesso in pochissimo tempo, molto più rapidamente del previsto. Continuiamo fondamentalmente a essere ottimisti, ma, soprattutto fino alla metà dell'anno, riteniamo che i mercati dovranno ancora affrontare alcuni fattori negativi e incertezze

Forti recuperi su tutti i fronti

L'inizio del 2019 è stato caratterizzato da forti aumenti dei corsi in quasi tutti i mercati azionari e obbligazionari globali, anche se non dappertutto nella stessa misura. L'indice azionario MSCI EM (+8,7%) ha continuato a sovraperformare i mercati azionari sviluppati (MSCI World Index +7,7%). C'è stata una crescita a due cifre particolarmente forte in Turchia e Brasile, mentre i mercati azionari dell'Europa dell'Est hanno avuto un andamento inferiore alla media e l'India è riuscita a ricavare solo un guadagno molto scarso. Anche i mercati obbligazionari nei paesi emergenti hanno mostrato una forte ripresa, con guadagni superiori al 4% sia per le obbligazioni in valuta forte sia in valuta locale.

Drastico cambiamento nella strategia della banca centrale USA

Allo stesso tempo, hanno ceduto sensibilmente sia il dollaro USA sia i rendimenti obbligazionari USA. La banca centrale USA (Fed) è stata essenzialmente identificata come l'origine di questa forte ripresa dei corsi. Nel giro di poche settimane ha fatto una svolta di quasi 180° nella sua politica monetaria, almeno questa è l'interpretazione prevalente degli operatori di mercato.
Il presidente della Fed Powell ha segnalato una pausa negli aumenti dei tassi d'interesse e anche che il programma di riduzione delle obbligazioni della Fed, che fino a metà dicembre andava ancora avanti col pilota automatico, sarà, se necessario, gestito in modo più flessibile. Si sono aggiunti alcuni segnali di distensione dalla Casa Bianca nella guerra economica con la Cina. Proprio su questo argomento si può naturalmente osservare un continuo avanti e indietro, a volte con segnali che cambiano quotidianamente. Grazie al "cessate il fuoco", concordato almeno fino all'inizio di marzo, non dobbiamo aspettarci una nuova, acuta escalation.

Cina: mancano veri segnali di stabilizzazione

La prossimità temporale del drastico cambio di rotta della Fed con il crollo dei mercati azionari USA è evidente. Lo sviluppo dell'economia reale negli USA non avrebbe richiesto una correzione così netta del percorso. Tuttavia, i dati delle ultime settimane indicano che si mettono sempre più bastoni tra le ruote della congiuntura USA.
Quest'ultimo vale per la Cina già da molto più tempo e almeno nei prossimi 2 o 3 mesi ciò non dovrebbe cambiare di molto. Nel primo e secondo trimestre, i dati sull'economia potrebbero risultare ancora una volta molto più deboli, prima che, verso la metà dell'anno, si potrà probabilmente vedere l'effetto degli stimoli monetari e fiscali.
Nonostante il sensibile sollievo che hanno perlopiù suscitato le riprese dei corsi delle ultime settimane, sarebbe comunque prematuro abbassare già adesso la guardia. In fin dei conti, i rischi economici globali persistono, probabilmente aggravati da una nuova escalation del conflitto economico tra USA e Cina. Così si rischiano sorprese negative o cali degli utili di molte aziende.

Un ulteriore supporto della Fed o dei rendimenti USA è quasi impossibile

Per quanto riguarda la banca centrale USA e i rendimenti obbligazionari USA, sembra che si sia arrivati a una condizione apparentemente buona per i mercati finanziari, ma allo stesso tempo questa è molto fragile. Da un lato, ulteriori flessioni dei rendimenti richiederebbero o segnalerebbero probabilmente un marcato peggioramento del quadro congiunturale, il che sarebbe poco positivo per le azioni e le obbligazioni dei Paesi emergenti. Per contro, la continuazione della ripresa dei corsi sui mercati azionari USA e/o il proseguimento della buona crescita economica renderebbero più probabile la ripresa degli aumenti dei tassi da parte della Fed. Qualcosa che i mercati finanziari non scontano quasi più.

Siamo tuttora cautamente ottimisti, ma nel primo semestre si registreranno fattori negativi


Date queste circostanze, per ora dovremmo esserci lasciati alle spalle la maggior parte della ripresa delle obbligazioni dei mercati emergenti e nei prossimi mesi i rischi di rialzo e ribasso dovrebbero praticamente bilanciarsi. Ciononostante, nel quadro attuale i rendimenti continuano naturalmente a essere interessanti, sia in termini assoluti sia rispetto a quelli della zona euro o del Giappone.
Allo stesso modo si presenta il quadro fondamentale nei mercati azionari emergenti, se si ignorano per una volta i fattori specifici ai singoli Paesi. Un altro recupero è senza dubbio possibile anche qui.
Senza una stabilizzazione duratura dell'economia cinese, è probabile che gli utili della maggior parte delle società dei Paesi emergenti continuino a incontrare notevoli problemi. E non c'è nemmeno un massiccio bisogno di recupero sui mercati finanziari da parte degli investitori esteri, poiché questi hanno già aumentato notevolmente la loro esposizione sui paesi emergenti negli ultimi mesi, sia sulle azioni che sulle obbligazioni. Tutto sommato, restiamo fondamentalmente positivi anche qui, tuttavia, soprattutto nella prima metà dell'anno prevediamo un numero sufficiente di fattori negativi che possono agire da forte freno ai corsi o provocare l'una o l'altra correzione al ribasso.



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