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   numero di 27/02/2019
Finanza e investimenti

Saper aspettare è la chiave per i rendimenti di lungo termine
Amato (Neuberger Berman): il rally azionario è con ogni probabilità solamente l'inizio, volatile, di un assestamento su nuova una realtà fondamentale

"Gli investitori che si chiamano fuori adesso, potrebbero lasciarsi sfuggire una fetta consistente dei rendimenti di quest'anno".
Queste parole lo ho scritte a gennaio. Da allora, l'indice S&P 500 è andato consolidando la sua performance di inizio anno. Chi ha avuto il coraggio di comprare alla chiusura dei mercati la vigilia di Natale oggi si ritrova in tasca un rendimento del 15% circa, grazie ai rialzi registrati da allora in tre sessioni su quattro. Gli indici Europe STOXX 600 e MSCI Emerging Markets hanno entrambi guadagnato il 10% circa.
Non mi aspettavo che le nostre previsioni avrebbero avuto una conferma tanto rapida. E visto che un paio di settimane fa abbiamo assistito a due giornate piuttosto nervose, vale la pena ricordare che non abbiamo parlato del rialzo del nuovo anno solo in termini di dimensioni, ma ne abbiamo anche delineato i limiti.

L'economia globale continua a rallentare

Da tempo sosteniamo che la Federal Reserve saprà mostrarsi paziente con l'aumento dei tassi e guiderà l'economia degli Stati Uniti verso un atterraggio morbido. Nelle ultime settimane, la Banca Centrale ha preso esplicitamente tale posizione e diffuso una dichiarazione che, se mai, è addirittura più accomodante, nonostante il Paese crei mediamente 220.000 nuovi posti di lavoro ogni mese e i salari crescano del 3,2% l'anno.
Se da un lato la principale economia mondiale non sembra dar segni di imminente recessione, dall'altro i numeri del resto del mondo continuano a deludere.
Gli indici PMI Caixin cinesi per il settore manifatturiero e quello dei servizi hanno entrambi registrato una flessione nel corso del mese.
In Europa, tolta l'unica nota positiva rappresentata dalla Spagna, l'indice PMI dell'eurozona è stato spinto da Germania, Francia e Italia ai minimi degli ultimi cinque anni. L'Italia è ormai in recessione tecnica e la Germania, che ancora deve riprendersi dal tracollo delle vendite di automobili, ha evitato la crisi per appena un decimo di punto percentuale.
Il seguitissimo indice Sentix, che misura la fiducia degli investitori istituzionali nell'eurozona, ha toccato i minimi da quattro anni a questa parte. Sull'altra sponda della Manica, con l'approssimarsi della scadenza per la Brexit, il tracollo dell'indice PMI britannico per il settore dei servizi è andato ad aggiungersi all'andamento deludente del settore manifatturiero e delle costruzioni, tracciando un quadro di stallo economico dovuto alla pura e semplice incertezza.
Dopo avere analizzato circa la metà dei rapporti sugli utili del quarto trimestre, constatiamo che anche a livello societario si iniziano a vedere i primi segni di cedimento.
Come ha fatto notare Deutsche Bank in una nota di ricerca del 31 gennaio relativa alle strategie azionarie per gli Stati Uniti, anche tenendo conto delle considerevoli revisioni al ribasso, il numero di società dell'S&P 500 che hanno superato le stime degli analisti è stato il più basso degli ultimi sette anni.
Secondo l'"Halftime Report" di RBC Capital Markets, pubblicato il 5 febbraio, le aspettative di crescita degli utili per azione per il 2019 sono mediamente pari al 4% circa, mentre l'estate scorsa si attestavano al 10%. Pur considerando l'impatto delle politiche fiscali, prima estremamente favorevole e ora leggermente sfavorevole, simili cifre rimangono sconfortanti.

I punti di inversione generano movimenti estremi in entrambe le direzioni

Davanti a un simile scenario di mercato, il rialzo di inizio anno appare ancor più degno di nota. Quando sul finire del 2018 qualunque notizia veniva considerata una brutta notizia, i titoli azionari sono stati a quanto pare eccessivamente penalizzati da quelli che in fondo erano solo performance leggermente deludenti nell'ambito della stagione degli utili. Oggi, invece, le notizie sono a quanto pare tutte buone per gli investitori che sono disposti ad offrire sempre di più per azioni che proteggono i margini o sono interessate dal minor flusso di notizie negative.
Fermo restando lo scenario da noi prospettato di un atterraggio morbido, ci vorrà probabilmente un po' di tempo prima che gli investitori si abituino all'idea che l'economia globale sta frenando e che tale rallentamento, pur non costituendo una recessione, è significativo e proseguirà fino alla fine del ciclo. Quando i mercati si trovano in punti di inversione come quello attuale, sono prevedibili eccessi di sentiment e momentum, sia in positivo che in negativo. Il tracollo di dicembre e il rally di gennaio hanno tracciato la "V" di "volatilità", ma i periodi di volatilità difficilmente durano poco.

Lo scenario di un atterraggio morbido, da noi prospettato, e il livello ragionevole delle valutazioni ci inducono a mantenere un orientamento ottimista sugli asset rischiosi. Ma è probabile che la volatilità continuerà a perseguitarci, mentre l'economia e i mercati si assesteranno su prospettive di crescita più modeste. E chi a fine anno si è lasciato prendere dal panico, si è probabilmente fatto sfuggire una bella fetta dei rendimenti per il 2019.
Come è accaduto nel 2016, anche quest'anno potrebbe ancora una volta confermare che, come si suol dire, i rendimenti di lungo termine dipendono più dal sapere aspettare che non dal cogliere in timing migliore.

Joseph V. Amato, President and Chief Investment Officer - Equities, Neugerger Berman



Finanza e investimenti

numero di 27/02/2019
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