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   numero di 20/02/2019
Marketing

Occorre far diventare ambassador i talenti dell'azienda
Anzalone (Netlife): per comunicare i propri valori bisogna dotarsi di una strategia ben definita per coinvolgere le persone e sfruttare al meglio il capitale umano di cui già dispone

"Da un lato le aziende sono state capaci di creare un'ottima brand reputation, ma dall'altro la sfida da affrontare è più difficile perché è necessario veicolare i valori e renderli condivisibili". Con questa frase ha esordito Francesca Anzalone,  docente, CEO e Founder di Netlife, per parlare della situazione attuale e di come le aziende stiano attraversando un momento di trasformazione profondo.
"I temi centrali diventano la consapevolezza e la responsabilità sociale", incalza Anzalone. "In questi anni le aziende hanno lavorato con profitto in termini di immagine e identità, ma oggi questo non basta più. Non è più sufficiente comunicare bene, ma bisogna essere coerenti in ogni ambito. Non basta che le risorse umane o il marketing si comportino in un certo modo, è tutta l'azienda che deve essere coinvolta. Non ha senso che qualche dipartimento parli di sostenibilità e magari altri non siano coerenti, perché questo diventa un problema per tutta l'azienda".
Ma cosa si deve fare per coinvolgere tutte le persone in azienda?
"La formazione si deve occupare di portare consapevolezza dei valori a tutti i lavoratori, indipendentemente dal ruolo che ricoprono", ha proseguito Anzalone. "Si parte dalla comunicazione, che rappresenta la parte alta, ma passa dai contenuti, dalle attività, e soprattutto vale per l'online e l'offline. Oramai non c'è differenza, l'azienda deve essere la medesima sia in modo fisico sia in modo virtuale, non c'è più distinzione. La comunicazione interna gioca un ruolo primario, ma il compito non è solo proporre un messaggio, ma ascoltare il capitale umano dell'azienda, anche per 'sfruttare' i talenti che vi sono e renderli ambassador. I social sono oggi un elemento imprescindibile per la creazione dell'immagine di un'azienda e chi meglio di un ambassador può divulgare i valori aziendali? Non è solo una questione di contenuti, oggi il mondo è molto più allargato".
Oggi i social hanno alzato il livello della comunicazione, passando dai contenuti diretti, quelli decisi a livello strategico, ai commenti.
"I commenti fanno parte della comunicazione aziendale", ha proseguito Anzalone. "Sono diretti, incisivi, ma soprattutto, fatti con sapienza, rappresentano una fonte di aiuto per chi non conosce l'azienda, sono molto disintermediati e quindi risultano essere più naturali. É una fase di cambiamento molto forte quella che sta avvenendo nelle imprese, ma è necessario focalizzarsi sulle parti attive della comunicazione, su chi è incline a comunicare per l'azienda e diventare, come dicevo, ambassador. Non è solo comunicazione top-down, non è solo storytelling e quindi l'azienda deve dotarsi di una strategia ben definita per coinvolgere le persone e sfruttare il capitale umano di cui già dispone. É una ricchezza".
Persone, aziende, consumatori: un legame che varia nel tempo e che diventa sempre più complicato, vuoi per l'aumentare dei touch point con cui si entra in contatto, vuoi per la complessità del mondo digitale.

"Dobbiamo lasciare entrare le persone nelle comunicazioni aziendali - conclude Anzalone -, perché non è solo una questione di conquista dell'attenzione, ma diventa un elemento di contatto diretto. Le aziende hanno spesso un team creativo all'avanguardia che pensa alle campagne, ma fatica a coinvolgere il capitale umano che spesso è già in azienda ed è già engaged. Sfruttare questi talenti per entrare nei rivoli della comunicazione è fondamentale per raggiungere dei risultati che una comunicazione classica, vecchi stile, non avrebbe i mezzi di fare, ma soprattutto avrebbe difficoltà a trasferire i valori".



Marketing

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