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   numero di 20/02/2019
Finanza e investimenti

Eurozona: è il momento della politica fiscale
Vorndrann (Flossbach Von Storch): i risparmiatori di tutto il mondo sperano in un'inversione di tendenza nei tassi di interesse. Una speranza inutile. Ma questo non è l'unico problema

Parigi è nelle mani dei gilet gialli. Quello che in un primo momento sembra una tipica vicenda francese, in retrospettiva - tra pochi anni - potrebbe risultare molto più grave di quanto pensiamo oggi. Non è una vicenda puramente francese, è una vicenda europea. I gilet gialli potrebbero essere in procinto di forzare una svolta storica per l'eurozona, e per la politica europea in generale. Molte persone si sentono disorientate, temono il declino economico in un mondo percepito sempre più insicuro.

I governi temono le proteste

Le concessioni del governo francese dimostrano quanto sia elevato il timore di fronte alle proteste dei manifestanti. Per ottenere l'approvazione dei cittadini, prima o poi le capitali europee abbandoneranno l'impopolare politica di austerità. Questo vale anche per la Germania, la più grande economia della zona euro, che promuove lo "schwarze Null", lo zero nero, ovvero il pareggio di bilancio, come simbolo di una presunta politica di bilancio seria.

È l'ora della politica fiscale

Fondamentalmente, sarebbe logico. La zona euro ha bisogno di un nuovo slancio, e questo non lo dimostra solo lo sviluppo economico degli ultimi mesi. L'Europa è rimasta indietro rispetto a Stati Uniti e Asia. Ma che misure potrebbero essere adottate?
Non resta più molto da aspettarsi dalla Banca centrale europea (BCE). Può mantenere bassi i tassi di interesse, ritardando così il fallimento dei singoli Stati, riducendo artificialmente i costi di rifinanziamento e procurando così alla zona euro sempre più tempo. Inoltre le sue risorse sono limitate. Può aiutare la politica, ma non può sostituirla definitivamente. Nessuno vorrà imporre ai cittadini le onerose riforme strutturali, che sono assolutamente necessarie per rendere l'euro resistente alle intemperie nel lungo termine e per rimediare ai difetti strutturali.

Il debito continua a crescere

Ecco perché è l'ora della politica fiscale: pacchetti di stimolo economico, tagli fiscali o sovvenzioni sono, in breve, regali agli elettori. Una politica fiscale espansiva ha un effetto inflazionistico, che a lungo termine è sfavorevole per risparmiatori e sistemi pensionistici tradizionali, perché i tassi di interesse rimarranno bassi all'interno della zona euro. Questo è tanto più vero guardando al futuro, dato che le concessioni fatte dai politici dovranno essere finanziate con nuovi debiti. L'enorme massa di debito continuerà a crescere e con essa la dipendenza da bassi tassi di interesse. Insomma un vero e proprio circolo vizioso. I tassi di interesse resteranno bassi per sempre. Almeno fintantoché l'euro continuerà ad esistere nella sua forma attuale.


Per i risparmiatori, questo non promette nulla di buono

Saranno colpiti soprattutto coloro che dipendono fortemente dai loro risparmi in età avanzata. Tutti coloro che non dispongono di beni immobili propri o di un portafoglio di azioni di qualità, che quindi non possiedono beni materiali propri. La loro pensione di vecchiaia è collocata invece in certificati di risparmio o polizze vita.
Più cresce l'inflazione, più grave sarà il problema, sebbene anche tassi di inflazione moderati nel corso degli anni possono causare danni devastanti, come ad esempio il circa 2% misurato di recente nella zona euro.

Philipp Vorndrann, Capital Market Strategist, Flossbach Von Storch AG



Finanza e investimenti

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