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   numero di 30/01/2019
Finanza e investimenti

Mercati Emergenti: cauto ottimismo per il 2019
Secondo Raiffeisen Capital Management una recessione globale, così come viene sempre più discussa e in parte scontata dai mercati, al momento non si sta delineando

Il mese di dicembre ha segnato ribassi molto forti sui mercati azionari sviluppati e invece perdite più moderate nella maggior parte dei mercati emergenti. Dopo novembre, i mercati azionari nei paesi emergenti hanno quindi di nuovo sovraperformato quelli delle nazioni industrializzate. Non bisogna tuttavia dare troppo peso a ciò che è successo in questi due mesi, anche se è un buon segnale dopo un anno molto negativo per chi ha investito nei mercati emergenti. Considerando tutto questo assieme alle valutazioni spesso interessanti, guardiamo all'anno nuovo con un certo ottimismo sui mercati emergenti, poiché il dollaro USA sta perdendo forza e il suo ulteriore potenziale di rialzo sembra essere piuttosto limitato. Ciò vale sia per le azioni che per le obbligazioni di molti paesi emergenti, anche se una buona selezione è ovviamente richiesta anche in futuro. Naturalmente non si può ancora parlare di "cieli azzurri e sole" sui mercati emergenti, ma almeno c'è motivo di essere leggermente ottimisti.

Le azioni USA crollano, i Paesi emergenti subiscono ribassi relativamente modesti

A dicembre, i corsi delle azioni sono letteralmente crollati anche in quello che finora era considerato il presidio della forza, gli USA. Di conseguenza, l'indice MSCI World ha perso quasi l'8%. A titolo di confronto, il calo del 3% circa dell'indice MSCI EM è stato piuttosto moderato. Naturalmente c'erano buoni motivi per la performance superiore alla media delle azioni USA nei primi tre trimestri. Tuttavia, si può tranquillamente dire che alla fine dell'anno anche gli investitori USA hanno ricevuto molti dei messaggi che avevano spinto i corsi verso il basso in molte altre parti del mondo durante tutto l'anno.

2018: per la prima volta si riduce il bilancio complessivo delle grandi banche centrali

Per molti versi il 2018 è stato il contrario dell'anno precedente. Nel 2017 quasi tutte le asset class avevano guadagnato, con oscillazioni abbastanza basse e un dollaro debole. Per contro, nel 2018 quasi nessuna classe di attivo ha segnato un segno positivo, il dollaro era forte e la volatilità era alta quasi ovunque. Naturalmente, a questo hanno contribuito la guerra commerciale, le turbolenze politiche e il calo della propensione al rischio degli investitori. Tuttavia, l'inversione di tendenza dell'offerta di liquidità globale nel corso dell'anno dovrebbe aver avuto un ruolo molto determinante. Per la prima volta in circa un decennio sta calando il bilancio combinato delle principali banche centrali.
Anche se non ancora molto in termini assoluti, ma è comunque uno sviluppo significativo.

Anno molto negativo per gran parte degli investimenti nei paesi emergenti

Anche il rallentamento della crescita economica in Cina è altresì dovuto al fatto che Pechino abbia tirato il freno nel caso dell'espansione del credito e del sistema finanziario.
Per l'intero anno, l'indice MSCI EM registra una forte perdita. Segna quasi il 17% in meno rispetto alla fine del 2017. Ciò comprende anche gli effetti del tasso di cambio del dollaro forte. Come negli anni precedenti, il quadro nei paesi emergenti è, tuttavia, misto.
In valuta locale il Brasile e l'India hanno registrato netti guadagni e in dollari sono stati solo leggermente negativi. In valuta locale, il mercato azionario russo ha registrato rialzi significativi, nonostante ulteriori sanzioni e un vero e proprio crollo dei prezzi del petrolio nel quarto trimestre. Nel 2018 si sono registrate forti perdite non solo per le azioni, ma anche le obbligazioni dei paesi emergenti, in particolare quelle in valuta forte.

Cauto ottimismo per il 2019?

Tuttavia, siamo cautamente ottimisti riguardo ai paesi emergenti nel 2019. La loro relativa (!) stabilità nelle ultime settimane e le valutazioni spesso interessanti ne sono il motivo, così come il fatto che il dollaro USA potrebbe trovarsi davanti al raggiungimento di un picco massimo. Lo stesso potrebbe valere per i rendimenti dei titoli di Stato USA. Sarebbe sicuramente prematuro annunciare già ora la fine dei rialzi dei tassi di interesse della banca centrale USA. Ma, secondo i recenti commenti della Fed, il percorso di rialzo dei tassi è diventato molto più piatto e allo stesso tempo molto più incerto rispetto all'autunno.


?ma i rischi e i fattori negativi rimangono

Per i prossimi 12-18 mesi siamo abbastanza positivi sulle azioni e le obbligazioni dei mercati emergenti. Con tutta la dovuta cautela, ovviamente. È sicuramente troppo presto per dire che l'emergenza sia definitivamente rientrata ed è ancora necessaria una buona selezione. Dopotutto, i fattori negativi che abbiamo più volte discusso in questa sede negli ultimi mesi, non sono scomparsi. Come, per esempio, la Cina, i conflitti commerciali, gli aumenti dei tassi di interesse, la liquidità del dollaro più scarsa, per nominarne solo alcuni. Tuttavia, una recessione globale, così come viene sempre più discussa e in parte scontata dai mercati, secondo noi al momento non si sta delineando.



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