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   Magazine del 19/12/2018
Fare Business

Guarneri: Guber è la banca startup che fa finanza di processo
Gli NPL e gli UTP sono processi difficili, ma non è finanza speculativa, e la tecnologia è alla base

Banche e PMI sono due elementi che faticano a combinarsi, sempre in lotta tra chi eroga il credito e chi lo richiede. Nel panorama italiano c'è un nuovo attore che ha intenzione di ritagliarsi uno spazio. Abbiamo intervistato Francesco Guarneri, Amministratore Delegato di Guber Banca, per capire il modello di business e le opportunità che offre.

Come definirebbe Guber Banca?

Oggi siamo una banca, per l'esattezza, il 28 febbraio abbiamo ottenuto la licenza dalla BCE. Possiamo dire di essere la prima licenza in Italia rilasciata dalla BCE. Siamo una startup un po' anomala perché esistiamo da 27 anni! Normalmente le startup non hanno una storia, se non nei soci fondatori che la creano. Noi abbiamo un passato che parte nel 1991: Gianluigi Bertini e io fondiamo una società di recupero crediti nell'ambito delle procedure concorsuali, lavorando con i Tribunali e i curatori fallimentari. Quasi subito diversifichiamo nel settore bancario, che diventa un po' il settore trainante, con qualche esperienza nel settore del credito commerciale delle aziende, con la gestione di portafogli, ma sempre all'interno dell'attività del recupero crediti.

Una banca in un settore particolare.

Il settore delle banche ha avuto uno sviluppo esponenziale e il mercato ha iniziato a cercare delle competenze, soprattutto nella ricerca di investitori istituzionali internazionali. Quindi, da piccola bottega di provincia iniziamo a essere contattati da investitori alla ricerca di competenze da utilizzare per l'attività che oggi noi conosciamo come la cartolarizzazione, l'acquisto di portafogli massivi di NPL. Insieme a questi investitori cresciamo sotto il profilo economico, perché sono interlocutori interessanti dal punti di vista remunerativo, ma anche cresciamo per le competenze sulle aziende e banche internazionali, parlando in inglese, necessario per rapportarsi con un mondo nuovo e diverso, molto più avanti nel mondo delle tecnologie e della finanza strutturata.

Il credito problematico è un'opportunità?

Noi non siamo preoccupati come lo sono le maggior parte delle banche italiane ed europee, perché viviamo con confidenza all'interno del credito problematico. Lavoriamo a contatto con le persone che hanno questi problemi, cercando di risolverli. Questa è la nota di sostanza più importante con cui parte la banca.

Come si sta evolvendo la vostra offerta?

Coerentemente al piano di attività presentato alla BCE, la banca svolgerà prevalentemente l'attività di acquisto in conto proprio o per conto terzi di portafogli di crediti problematici, sia NPL che UTP, ma nel frattempo inizia a costruire anche la parte vera e propria di lending, quindi di attività bancaria.

Qual è il piano di attività?

Sul lato raccolta, abbiamo un conto deposito digitale che esiste già da ottobre, Deposito 102, e il ricorso al finanziamento interbancario abbiamo, all'interno dei tre anni, abbiamo intenzione di raccogliere 300-350 milioni di euro. Lato impieghi, verranno utilizzati nel 60-65% per acquisto di NPL, una parte verrà tenuta in liquidità per avere dei coefficienti molto buoni visto che il mercato è turbolento, e poi una parte destinata allo sviluppo dell'attività di lending in bonis.

Perché gli NPL sono un affare?

La complessità del problema fa sì che le banche sono disponibili a cedere a sconto questi portafogli, quindi c'è un'opportunità per gli imprenditori. Dall'altro lato, questa non è finanza speculativa, ma finanza di processo. Noi lo ripetiamo spesso: se non si ha una gestione NPL, un mondo molto complesso, con un processo operativo molto ben organizzato non ci si trova nelle condizioni per gestire in maniera efficiente il recupero dei crediti. Non si tratta solo di mettere a frutto del denaro, ma ci si deve occupare dell'organizzazione dei processi di gestione. É una questione di capacità imprenditoriali, è un'attività che ha una buona remunerabilità, c'è una barriera all'ingresso sui processi.

E l'interesse per le PMI da dove nasce?

Da tante cose, partendo da una sensazione e valutazione che in questo processo di disintermediazione del sistema bancario che è in corso i soggetti che hanno un profilo di rischio più alto vengono in qualche modo esclusi dai finanziamenti. Questa è una nicchia interessante perché le grandi aziende le abbandonano. Non è solo un'analisi di opportunità di mercato, ma si concilia con la nostra esperienza di processo, perché vogliamo rapportarci con la PMI perché per noi la gestione del credito commerciale è parte del nostro DNA. Ci troviamo ad affrontare una tematica all'interno della quale viviamo da 27 anni, conoscendo gli aspetti patologici. Abbiamo scelto di impegnarci molto su questo progetto perché nei tanti file che abbiamo visto all'interno delle piccole aziende in difficoltà c'è sempre un fattore comune. Per una cattiva programmazione o per imprevisti si giunge a una situazione di mancanza di denaro e non si riesce a trovarlo per risolvere una dinamica transitoria, ci si spaventa ed entra in una spirale perversa. Bisogna studiare un metodo che è l'instant lending, ossia prestare dei soldi con un processo decisionale davvero molto veloce. Farlo è possibile, bisogna avere le condizioni giuste, ossia aver fatto prima i "compiti a casa". É come aver fatto già l'instruttoria per l'anticipo fatture o un prestito.

E come operate?

Noi proponiamo alla PMI di entrare, per semplificare, nel club di Guber Banca. La banca installa presso l'azienda un software gestionale diagnostico che si connette alla contabilità dell'azienda e possiamo mettere mettere a punto con l'imprenditore un processo di gestione del suo credito commerciale. Avendo a disposizione delle anagrafiche corrette, possiamo stabilire come si verifica un insoluto su una ricevuta bancaria. Facciamo un esempio: automaticamente parte un SMS che arriva sul telefonino del referente dell'azienda dell'insoluto avvertendolo. A quel punto c'è un numero verde dove noi rispondiamo per avviare le azioni di "remediation" per sanare la posizione, nei vari modi, con tutti i passaggi del caso, gestendoli tutti fino all'istanza di fallimento, se fosse il caso.

E come vi definite?

Siamo una banca nuova, non diamo all'imprenditore la notizia dell'insoluto e poi "sono fatti tuoi". Diamo la cattiva notizia, ma "me ne sto occupando". Vendiamo, questo è ovvio, un servizio, per risolvere il problema, ma tranquillizziamo l'azienda. L'effetto di questo software è gestire meglio il processo del ciclo attivo del credito, ma anche una conoscenza preventiva, da parte nostra, di come le aziende pagano, con quali puntualità e difficoltà. Dopo sei/otto mesi che ci si occupa delle sofferenze e anomalie dei pagamenti si conoscono tutte le problematiche, formando un rating dei clienti. Chi deve pagare solitamente si comporta in modo diverso da cliente a cliente, può essere che paghi puntualmente un'azienda e in ritardo altre. Disporre di questa conoscenza è un asset.


Qual è l'innovazione?

L'imprenditore accenderà al cruscotto del gestionale, vedrà la gestione del ciclo attivo, ma se avesse la necessità di un anticipo fattura, potrà cederla per ottenere i bonifico. Sono certezze per l'imprenditore dopo 6/8 mesi di installazione del software, e può ottenere il denaro nel giro di 48 ore, con il nostro sogno che si trasformino in 48 minuti. Costruiamo un rating sulla base di criteri oggettivi, i pregiudizievoli, il bilancio classificato, le visure protesti, se l'amministatore è unico o c'è un consiglio, mettendo tutti i parametri. Poi c'è un parametro soggettivo di cui nessuno tiene conto, che è il rating comportamentale. Lo stesso identico operatore economico, un negozio per esempio, paga il fornitore strategico sull'unghia, mentre il fornitore che è un marchio meno qualificato lo paga dopo un anno e mezzo perché la merce non l'ha venduta. É un valore.

Questo software c'è già?

É un prototipo che funziona presso tre aziende, ma diventerà operativo nel 2019. É un progetto che deve funzionare per una banca, per cui necessita di sicurezze molto spinte, ma anche connettendosi a data base e procedure molto delicate con i vari soggetti. É già una realtà, ma diverrà concreta e a disposizione il prossimo anno.



Fare Business

numero di 19/12/2018
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