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   numero di 21/11/2018
Idee e opinioni

Il 90% delle imprese italiane sono ottimiste sul futuro del commercio
Pircher (HSBC Italy): il 44% delle aziende intervistate ha già investito in innovazione digitale per aumentare l'efficienza operativa

Le aziende italiane rimangono ottimiste sulle prospettive future per il commercio, nonostante il rallentamento in atto nell'economia globale e la convinzione della maggior parte degli intervistati del crescente protezionismo da parte dei governi stranieri verso le aziende locali. É quanto emerso dal Trade Navigator di HSBC, la più completa analisi sul commercio internazionale che ha coinvolto 200 aziende in Italia e oltre 8.500 aziende in 34 mercati del mondo, condotta da Kantar TNS nel periodo tra agosto e settembre 2018.
Secondo Gerd Pircher, Legale Rappresentante e CEO di HSBC Italia, "la forza e la resilienza delle imprese italiane si basano sui valori del Made in Italy che, affiancati ad investimenti consistenti in tecnologia e sostenibilità, permetteranno alle aziende italiane di essere competitive e di avere successo a livello internazionale".

Il commercio come fattore chiave per il successo: i primi 3 mercati in cui le aziende italiane cercano di espandere il proprio business

Secondo la ricerca HSBC Italy Navigator, nove intervistati su dieci (87%) ritengono che la propria azienda avrà successo nell'attuale contesto commerciale internazionale e un numero leggermente inferiore (76%) si dice ottimista circa la situazione del Paese. Tra i fattori chiave più citati a sostegno dell'ottimismo delle imprese italiane, la ricerca evidenzia una sana crescita economica globale, la fiducia dei consumatori e una forte economia interna. Per contro, tra le preoccupazioni citate più frequentemente dalle aziende caratterizzate da una visione più negativa troviamo quelle legate ai dazi doganali e alla disputa USA-Cina.
La ricerca mette inoltre in luce come i primi tre mercati di riferimento per l'espansione delle imprese italiane che hanno risposto all'indagine siano Francia, Stati Uniti e Germania.

La sfida di un approccio protezionista

Circa la situazione normativa, la maggioranza (65%) delle imprese italiane intervistate ritiene che i governi siano più protettivi nei confronti delle imprese nazionali. Quasi un terzo (32%) degli intervistati afferma che le regolamentazioni del mercato avranno un impatto positivo sulla competitività del loro business; un quarto degli intervistati invece considera i sistemi di approvazione complessi un ostacolo al business e una percentuale simile (24%) li ritiene causa dell'aumento dei costi dell'impresa. Mentre la maggior parte degli intervistati reputano utili le politiche dell'Unione Europea, un numero considerevole si dichiara neutrale.
La maggior parte delle politiche europee è considerata di grande supporto per le imprese, in particolare l'accordo SEE Spazio Economico Europeo (47%). Poco meno di un quinto delle imprese in Italia considera la Brexit poco rilevante (17%) e senza alcun impatto diretto sulla propria attività (16%), sebbene la stessa percentuale di intervistati (16%) affermi che la situazione nel Regno Unito renderà il business con il Paese più costoso.
Per quanto riguarda l'apertura a nuovi mercati extra-UE, un'impresa su cinque non intraprende alcuna azione, mentre il 19% sta rivedendo gli accordi contrattuali e aprendosi a nuovi mercati al di fuori dell'Unione Europea (15%).

Dati e tecnologia

I dati sono utilizzati dalle aziende per ottimizzare le prestazioni e migliorare i processi aziendali allo scopo di aumentare la competitività e stimolare le vendite. Tre quarti delle aziende sono già conformi ai nuovi regolamenti introdotti in materia di protezione dei dati, mentre quasi una su cinque è ancora in fase di adeguamento.
Quasi tre quarti (72%) delle aziende afferma di utilizzare i dati per ottimizzare le prestazioni, alla pari della media globale. Circa la metà (46%) utilizza i dati legati alle transazioni di vendita, seguiti da dati di mercato (42%) e dati personali dei clienti (40%). Gli investimenti nell'innovazione digitale si sono concentrati su miglioramenti interni per aumentare l'efficienza operativa (44%), migliorare le prestazioni (39%) e la produttività (38%), con l'obiettivo di stimolare le vendite (41%) e il vantaggio competitivo (37%).

Più della metà (59%) delle imprese italiane ritiene che il digitale abbia creato opportunità per aumentare la produzione e per renderla più efficiente, seguito dall'Intelligenza Artificiale (AI)/machine learning e dall'Internet of Things-IoT (entrambi al 47%). Le aziende intervistate identificano tra le principali sfide create dal digitale la blockchain (25%), l'Internet of Things (24%) e la presenza di clienti sempre più consapevoli che chiedono trasparenza/privacy dei dati (23%).
Due terzi (66%) delle imprese in Italia sono già in regola con le norme vigenti in materia di protezione dei dati e quasi un'impresa su cinque (17%) si sta adeguando ad adempiere agli obblighi normativi.



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