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   numero di 24/10/2018
Fare Business

La sicurezza dei dati preoccupa i business travel in trasferta
Jordan (CWT): c'è ancora molto da fare per educare i viaggiatori su come proteggere i dati della loro azienda. La consapevolezza e la formazione sono fondamentali per difendersi da possibili violazioni

Solo il 35% dei viaggiatori d'affari si sente molto sicuro di non compromettere la sicurezza dei dati della propria azienda durante la trasferta. I viaggiatori americani risultano molto più tranquilli (46%) rispetto a quelli dell'Asia Pacifico (28%) o dell'Europa (27%). La percentuale scende addirittura al 22% per i viaggiatori d'affari italiani intervistati. É quanto emerge da una ricerca commissionata da CWT, società globale di gestione dei viaggi d'affari.
"Questi risultati mostrano che c'è ancora molto da fare per educare i viaggiatori su come proteggere i dati della loro azienda. Ad esempio, connettersi negli spazi pubblici può mettere a rischio i dati aziendali" ha dichiarato Andrew Jordan, Executive Vice President e Chief Technology Officer di CWT. "La consapevolezza e la formazione sono fondamentali per difendersi da possibili violazioni della sicurezza".
Durante i viaggi, le tre situazioni percepite come più pericolose dagli intervistati sono il furto o la perdita dei computer portatili o di altri dispositivi mobili (29%), l'uso di un Wi-Fi pubblico (21%) e il lavoro sul proprio laptop o dispositivo in luoghi non protetti (9%). A queste fanno seguito la condivisione involontaria di documenti aziendali (9%), l'accesso alle email aziendali (8%), l'apertura di un file o di un sito web non consentito (8%) e la disponibilità di documenti cartacei (6%). La percezione dei viaggiatori italiani è abbastanza simile a quella dei colleghi stranieri, con scostamenti limitati a pochi punti percentuali. Solo nel caso del lavoro sul proprio laptop o dispositivo in aree non protette, la differenza raggiunge i 6 punti percentuali considerato che solo il 3% degli intervistati provenienti dal nostro Paese si dichiara preoccupato.
Tali ansie sono giustificate dal fatto che quasi la metà dei viaggiatori d'affari (46%) ha vissuto una violazione della sicurezza mentre navigava online o durante l'accesso, percentuale che si riduce al 37% per i viaggiatori d'affari della Penisola. E non è stato l'unico problema incontrato: il 37% degli intervistati (36% per gli italiani) ha ammesso di aver scaricato file da mittenti non identificati, e la stessa percentuale ha aperto una email di phishing (27% per gli italiani).
Fortunatamente, la maggior parte dei viaggiatori ha preso provvedimenti quando è venuta a conoscenza di una violazione della sicurezza o dei dati. Il 37% degli intervistati ha dichiarato di aver immediatamente spento il dispositivo, il 25% di aver segnalato l'accaduto alla propria azienda e il 34% di averlo comunicato al reparto IT. Leggermente diverse le reazioni dei viaggiatori del nostro Paese: il 37% ha notificato tempestivamente l'evento al dipartimento IT e il 31% ha spento subito il dispositivo, mentre resta uguale la percentuale (25%) di coloro che hanno riportato tutto all'azienda. Il 62% degli intervistati - 67% nel caso dell'Italia - ha confermato di saper segnalare una email di phishing in modo appropriato.

"Queste percentuali possono sicuramente migliorare notevolmente con una migliore formazione sulla sicurezza dei dati", ha affermato Jordan.
Meno del 20% dei viaggiatori d'affari ha dichiarato di aver ricevuto dalla propria azienda diverse comunicazioni formali e indicazioni sulla sicurezza dei dati e di Internet, mentre il 34% ha ricevuto alcune indicazioni su cosa non fare. Per l'Italia quest'ultima percentuale sale al 41%, mentre si riduce all'11% quella di chi dichiara di ricevere comunicazioni formali e frequenti.



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