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   numero di 17/10/2018
Finanza e investimenti

Le distorsioni dei prezzi causano un aumento delle opinioni Contrarian
Blanqué e Mortier (Amundi AM): in una fase di rallentamento della dinamica dell'economia mondiale e di maturità del ciclo economico, prevediamo che gli operatori di mercato seguiranno con grande attenzione gli eventi politici

L'estate bollente dei mercati emergenti è stato uno dei temi più dibattuti durante il terzo trimestre di quest'anno.
Se da un lato il sentiment degli investitori continua a risentire delle perduranti tensioni commerciali tra USA e Cina, dall'altro la sequenza delle storie idiosincratiche (Turchia, Argentina e Sudafrica) ha contribuito al repricing pressoché indiscriminato degli asset dei mercati emergenti, a partire dal crollo delle loro valute.
Le cause di questo crollo cambiano a seconda dei Paesi (necessità per l'Argentina di chiedere aiuto al FMI, crisi della bilancia dei pagamenti in Turchia aggravata dalla presunta mancanza di indipendenza della banca centrale, l'inizio di una recessione economica in Sudafrica, a cui si sono aggiunti i timori relativi al piano sulla riforma agraria).
Tuttavia, ciò che accomuna tutti questi Paesi sono alcune aree di vulnerabilità, a partire dai deficit di governo e dalla dipendenza dai finanziamenti stranieri, spesso denominati in USD, per cui risultano maggiormente esposti ai diversi venti contrari che stanno soffiando in quest'ultima fase del ciclo.
Per contro, la robusta dinamica dell'economia negli Stati Uniti (con una crescita del PIL al 4,1% nel Q2 2018, una cifra record che non si vedeva dal Q2 2014), la diminuzione della liquidità mondiale, il rialzo dei tassi USA e il rafforzamento del dollaro statunitense sono forze che stanno favorendo i deflussi dai mercati emergenti e che stanno rendendo più attraenti gli asset americani.
Eppure, nella fase matura del ciclo, un problema di piccole dimensioni (Turchia + Argentina + Sudafrica rappresentano solo il 3% circa dell'economia mondiale) può causare una modalità risk-off nell'intera area dei mercati emergenti.
Non ci attendiamo tuttavia una capitolazione più ampia del mercato o un rischio sistemico.
Fenomeni di questo tipo potrebbero essere scatenati da un marcato rallentamento dell'economia cinese, che non è però il nostro scenario principale. Infatti, la crescita del credito in Cina - che rappresenta indubbiamente un rischio importante per l'economia mondiale - sembra in procinto di stabilizzarsi, con i politici cinesi impegnati a fare in modo che l'orientamento della politica monetaria rimanga espansivo e desiderosi di modificare l'orientamento fiscale così da fornire un maggiore supporto.
In futuro, in una fase di rallentamento della dinamica dell'economia mondiale e di maturità del ciclo economico, prevediamo che gli operatori di mercato seguiranno con grande attenzione gli eventi politici. In questa nuova fase, i mercati direzionali lasciano spazio ai mercati meno direzionali, con maggiori divergenze tra stili/fattori e con una maggiore rotazione dei temi di investimento, così da catturare il valore.
A nostro avviso, le recenti distorsioni offriranno interessanti punti di ingresso. Potrebbero presentarsi delle opportunità in alcuni segmenti "quality" e "value" dei mercati azionari, negli scambi "relative value" tra le curve dei rendimenti e anche nelle valute, così da sfruttare le divergenze tra le banche centrali.
In questo contesto l'Europa, che finora non ha avuto lo stesso vento in poppa degli Stati Uniti, diventerà secondo noi più interessante, sostenuta da valutazioni a buon mercato (sempre a patto che i venti contrari italiani svaniscano dopo la manifestazione di alcune tensioni iniziali).
Nei mercati emergenti, le distorsioni dei prezzi sono state più pronunciate. Un rumore significativo continuerà a rappresentare una distrazione a breve termine, ma pensiamo che nei prossimi mesi, dopo le elezioni brasiliane e di mid-term negli USA, si presenterà un entry point. A quel punto si dovrà adottare un approccio selettivo ai Paesi e ai titoli, puntando su quelli con dei fondamentali accettabili anche se colpiti in modo esagerato dal sell-off.

Una rigorosa disciplina nella costruzione del portafoglio, con una focalizzazione sulla gestione della liquidità e su una ricerca macroeconomica e bottomup, rappresenterà la bussola per navigare in questa fase del mercato e indicherà come/quando spostarsi su temi più interessanti. Visto che i mercati saranno meno orientati al beta, ci aspettiamo che i prossimi mesi saranno sotto il segno dell'alfa.

Pascal Blanqué, Group Chief Investment Officer, e Vincent Mortier, Deputy Group Chief Investment Officer, Amundi AM



Finanza e investimenti

numero di 17/10/2018
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