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   numero di 10/10/2018
Finanza e investimenti

Perché investire nell'innovazione digitale
Volpi (Pharus): le aziende che si occupano blockchain, digital marketing, cybersecurity, servizi cloud, pagamenti mobili e semiconduttori, promettono molto bene

Pagare con il telefonino. Archiviare i dati senza bisogno di supporti fisici. Utilizzare una valuta virtuale. Sono solo alcuni esempi che dimostrano quanto la tecnologia sia entrata a far parte della nostra quotidianità. Anche se non ce ne rendiamo conto. In questo scenario, acquisteranno sempre maggiore importanza le aziende che appartengono al settore "Tech": basti pensare che già oggi rappresentano circa il 40% dell'intero S&P500 (l'indice azionario che raggruppa le 500 aziende statunitensi a maggiore capitalizzazione).
Proprio per questo, lo scorso anno Pharus ha ideato un fondo, attualmente in approvazione da parte dell'autorità di vigilanza del Lussemburgo, che dovrebbe essere lanciato sul mercato nel primo semestre 2019.

Crescite a doppia cifra

Di che cosa si tratta esattamente? Lasciamo parlare Riccardo Volpi, Trading Analyst di Pharus. "Sull'onda del successo del comparto dedicato al Biotech, abbiamo pensato a un fondo dedicato all'innovazione digitale in atto, con l'obiettivo di selezionare aziende che si occupano della blockchain (un registro pubblico nel quale sono archiviati in modo sicuro, verificabile e permanente, transazioni che avvengono tra due utenti appartenenti a una stessa rete), digital marketing, cybersecurity, servizi cloud (archiviazione digitale), pagamenti mobili, semiconduttori".
Per avere un'idea delle opportunità di crescita di questi settori, basta considerare alcuni dati. Ad esempio, il totale degli utilizzatori di un portafoglio blockchain è aumentato del 120% all'anno da inizio 2016 a oggi, mentre il tasso di crescita annuale del mercato del digital marketing previsto per il periodo 2017-2023 è del 18%. Gli investimenti in cybersecurity, invece, dovrebbero raggiungere il trilione di dollari entro il 2025, con un balzo in avanti del 30% all'anno. E il totale del valore delle transazioni mobili potrebbe passare dai quasi 400 miliardi di dollari del 2018 ai 1,3 trilioni del 2022. Senza dimenticare, infine, che l'ammontare degli investimenti nel cloud pubblico potrebbe raggiungere i 162 miliardi nel 2020, contro i 100 miliardi del 2017.

Colossi e startup

Insomma, si tratta di numeri molto importanti, che attirano l'interesse non solo di piccole aziende o startup innovative, ma anche - e forse soprattutto - di grandi colossi del settore. Google, ad esempio, già oggi ha ingaggiato i più importanti esperti del pianeta nel campo del machine learning (apprendimento automatico) e dell'intelligenza artificiale. IBM, invece, è all'avanguardia nel campo della blockchain mentre Amazon e Microsoft puntano in maniera decisa sul mondo dei servizi cloud.

"Il fondo è pertanto costituito in larga parte dalle big del settore tecnologico, ma ingloba anche quelle piccole e medie aziende che nell'ultimo periodo hanno fatto registrare tassi di crescita importanti in un settore molto dinamico, in cui i rapporti di forza cambiano rapidamente.
Come il comparto dedicato al biotech, il fondo abbraccia tematiche di facile comprensione, che riguardano la vita di tutti i giorni di ognuno di noi. Siamo convinti, quindi, che possa rappresentare un'ottima opportunità per gli investitori", conclude Volpi.



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