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   numero di 05/09/2018
Fare Business

Viaggiatori business: come cambia la percezione di sicurezza
Renard (CWT Group): i travel manager dovrebbero fornire istruzioni chiare su come uscire dall'aeroporto, suggerire fornitori affidabili, offrire i consigli di base su come affrontare situazioni pericolose

A livello globale i viaggiatori d'affari si sentono più vulnerabili nelle stazioni ferroviarie o della metropolitana rispetto agli aeroporti. Questa una delle evidenze dell'ultima ricerca commissionata da Carlson Wagonlit Travel (CWT), società globale di gestione dei viaggi d'affari.
I business traveler intervistati risultano più preoccupati quando si trovano nelle stazioni della metropolitana e ferroviarie (50%), camminano per la strada (42%), utilizzano servizi di ride-sharing (39%) e viaggiano su autobus (39%), taxi (36%) e treni (35%). Queste sono sei delle dieci principali aree di preoccupazione: inferiori invece le percentuali, secondo il totale degli intervistati, legate agli aeroporti (34%), aerei (31%), pasti fuori casa (30%) o hotel (27%).
Per quanto riguarda l'Italia, la percentuale dei viaggiatori preoccupati quando si trovano nelle stazioni ferroviarie o della metropolitana è ancora superiore, arrivando addirittura a quota 58%. Seguono i timori in aeroporto (44%) o di viaggiare in autobus (38%), treno e aereo (37%), mentre solo il 33% si sente vulnerabile camminando per strada. Generano invece una minore ansia sedersi al ristorante o in un caffè (30% degli intervistati) e pernottare in hotel (28%).
"I travel manager dovrebbero focalizzare i loro programmi di Safety & Security su ciò che preoccupa i viaggiatori", raccomanda Christophe Renard, Vice President di CWT Solutions Group, la divisione di consulenza di Carlson Wagonlit Travel. "Semplici accorgimenti quali fornire istruzioni chiare su come uscire dall'aeroporto, suggerire fornitori affidabili, offrire i consigli di base su come affrontare situazioni pericolose possono fare una grande differenza".

Servizi di ride-sharing e taxi

I servizi di ride-sharing come Uber stanno diventando sempre più comuni, sostituendo i taxi tradizionali, e i viaggiatori fanno ormai poca distinzione tra le due tipologie di trasporto. Tuttavia, i viaggiatori si sentono ancora leggermente più sicuri in taxi. Se guardiamo all'area geografica di provenienza, i viaggiatori d'affari dell'Asia Pacifico sono i più preoccupati in generale: il 43% si sente vulnerabile quando utilizza i servizi di ride-sharing e il 39% quando prende un taxi. Nelle Americhe, i numeri scendono rispettivamente al 40% e al 39%, e in Europa al 34% e al 28%. E si riducono ulteriormente in Italia, dove solo il 31% degli intervistati ha timore di usufruire del ride-sharing e il 25% dei taxi.
Le viaggiatrici d'affari in Europa e Asia-Pacifico risultano più preoccupate per la propria sicurezza rispetto agli uomini quando utilizzano servizi di ride-sharing e taxi. Nel primo caso, il 56% delle donne dell'Asia Pacifico si sente molto/alquanto vulnerabile rispetto al 38% degli uomini, percentuali che scendono rispettivamente al 38% e al 31% in Europa. Riguardo invece ai taxi, i valori sono inferiori: il 48% delle donne mostra preoccupazioni contro solo il 35% degli uomini in Asia Pacifico; in Europa il divario si allarga ulteriormente (36% vs 22%). Nelle Americhe, infine, non vi sono differenze significative tra i generi.
Anche se i servizi di ride-sharing sono comunemente associati alle nuove generazioni, i risultati evidenziano livelli di preoccupazione per la propria sicurezza personale più elevati nei viaggiatori più giovani. I millennial appaiono infatti i più vulnerabili in tutte le regioni, seguiti dai viaggiatori della generazione X e dai baby boomer.

In Asia Pacifico, i millennial preoccupati quando utilizzano un servizio di ride-sharing raggiungono il 50 % degli intervistati, seguiti dal 44% degli appartenenti alla generazione X e dal 35% dei baby boomer. Nelle Americhe, le percentuali sono del 47% per i millennial, del 42% per la generazione X e del 29% per i baby boomer. In Europa, i numeri scendono rispettivamente al 44%, 24% e 21%.
Queste differenze potrebbero essere anche legate al genere. Infatti, la ricerca mette in luce una corrispondenza diretta tra le differenze di genere e quelle intergenerazionali. Tale evidenza potrebbe derivare dal fatto che gli uomini hanno maggiori probabilità di viaggiare per affari quando sono in età più matura, mentre le donne in trasferta sono tendenzialmente più giovani.



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