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   numero di 18/07/2018
Finanza e investimenti

Le scelte degli italiani e quelle dei soliti Happy few
De Michelis (Frame AM): non esistono investimenti che assicurano una rendita reale senza rischio

Recentemente mi è capitato di leggere i risultati di una indagine statistica molto interessante in merito alle scelte dei risparmiatori Italiani nel 2018. La cosa più eclatante a prima vista è stata che per la prima volta sembra che gli Italiani si stiano disinnamorando delle obbligazioni. "Bene" ho pensato nell'immediato, "vuoi vedere che finalmente anche i miei compatrioti hanno finalmente capito come ci si debba approcciare ad un corretto investimento?".
Continuando la lettura, sempre più incuriosito, scopro poi che della vendita delle obbligazioni a beneficiarne è stata la liquidità e penso: "Giusto, i tassi stanno aumentando, in Italia le banche non applicano tassi negativi sui depositi, quindi, anziché perdere in conto capitale, si posizionano pronti a cogliere le opportunità che si presenteranno".
Un'altra asset class generica che si è avvantaggiata dei flussi dalla vendita delle obbligazioni è il risparmio gestito e a quel punto mi stavo quasi commuovendo, immaginando una folla di investitori che, consapevole delle proprie lacune, decide finalmente di avvalersi della consulenza di professionisti nella gestione dei propri risparmi, così come si avvale regolarmente di avvocati, architetti, ingegneri, medici etc etc.
Peccato che tutte le illusioni che già mi stavo immaginando sarebbero state demolite un secondo dopo alla lettura degli obiettivi di investimento. "Per nove risparmiatori su dieci, l'avversione al rischio resta comunque assoluta e la sicurezza degli investimenti viene sempre al primo posto. Quando il risparmiatore si trasforma in investitore, mette al primo posto l'obiettivo di non perdere neppure un centesimo di quanto ha risparmiato. La sicurezza rimane, di gran lunga, il principale obiettivo, ed è citata al primo posto come obiettivo da circa tre intervistati su cinque".
Non vorrei peccare di presunzione, ma la lettura che do ad una affermazione simile è quella che benché abbiano venduto obbligazioni detenute direttamente, lo abbiano fatto semplicemente per comprare fondi obbligazionari, perché così facendo pensano di non correre rischi. E allora mi chiedo perché non riusciamo proprio, non dico a diventare, ma quanto meno ad assomigliare agli investitori anglosassoni.
Ciò che mi rende più perplesso è che gli intervistati non si siano ancora resi conto che non esistono investimenti sicuri, a meno che non vogliano investire su obbligazioni tedesche che presentano un tasso negativo fino a sette anni e per ottenere dei miseri basis point bisogna addirittura andare fino a otto anni. E, anche in questo caso, chi di loro sarebbe davvero cosciente delle oscillazioni di prezzo che potrebbe avere una obbligazione con duration praticamente uguale ad otto (visto che rende appena cinque basis point all'anno)?
E allora come non invidiare i nostri colleghi americani (e non solo) che hanno a che fare con investitori consapevoli non solo dei rischi, ma anche delle opportunità che esistono sui mercati finanziari?
Affermare quello che avete letto poc'anzi nell'indagine di mercato equivale ad andare in palestra e dire al personal trainer che si vuole fare attività fisica per dimagrire però assolutamente senza faticare e mettersi a dieta. Il solito caro vecchio ossimoro degli investitori Italiani, che diventano aggressivi soltanto quando la Borsa macina record su record, perdendo ogni volta le opportunità che si creano quando i mercati scendono.
Basta andare a vedere i rendimenti dei principali mercati azionari mondiali per rendersi conto che quelli che hanno investito in risky asset hanno guadagnato (seppur dovendo sopportare parecchia volatilità), mentre coloro che avessero investito in asset "sicuri" hanno perso dei soldi pur dovendosi rassegnare alla medesima volatilità.
Rimango quindi dell'idea che una corretta asset allocation in questo momento debba comprendere asset class che, benché volatili se prese singolarmente, possano comunque contenere il rischio attraverso la ricerca delle correlazioni negative all'interno delle singole classi.

Così come in una squadra di calcio non possono esistere undici giocatori fantasisti che cercano il goal, ma bisogna avere un collettivo che gioca per vincere la partita, la stessa cosa deve accadere con i propri investimenti che devono essere ben diversificati e con le giuste decorrelazioni interne.
Nei prossimi giorni entreremo nel vivo della stagione degli utili, dove la preoccupazione più forte secondo me potrebbe venire dalle guidance sul futuro, visto che il trimestre appena passato sembra sia risultato molto ben impostato.
Chissà che non si generino interessanti movimenti da poter sfruttare (in acquisto o in vendita), anche se temo saranno i soliti "happy few" ad usufruirne.

Michele De Michelis, responsabile investimenti di Frame Asset Management



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