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   numero di 06/06/2018
Fare Business

Asia Pacifico: timore protezionismo possibile freno all’export
Mancini (Atradius): l’incertezza delle politiche commerciali globali continuerà ad avere grandi effetti non solo sull’area, ma anche sull’economia italiana per la quale l’Asean continua a rappresentare uno sbocco fondamentale

A fronte della previsione di crescita del 3,2% del PIL globale nel 2018, l’aumento più significativo su base annua dal 2011, le attese che tale balzo in avanti sia sostenibile nel lungo periodo sembrano più incerte delle aspettative. L’incremento delle misure protezionistiche da parte dell’amministrazione americana, a partire dall’inizio di quest’anno, potrebbero inasprire la guerra dei dazi, con l’estensione a molti Paesi asiatici. Le aziende esportatrici asiatiche, quindi, temono cali di fatturato, mentre i fornitori con una grossa fetta del mercato domestico vedono l’introduzione di barriere commerciali internazionali come un’opportunità di crescita del business all’interno dei rispettivi Paesi.
Un peggioramento del contesto commerciale globale nei prossimi mesi, a causa dell’ondata protezionistica, potrebbe avere gravi ripercussioni in Asia Pacifico. Il 45% degli esportatori asiatici, intervistati da Atradius, prevede cali di fatturato tra il 10 e il 20% a causa delle vicende legate alla guerra dei dazi ed alla revisione della geografia commerciale mondiale. Questi i risultati del sondaggio realizzato per l’edizione 2018 del Barometro Atradius dei comportamenti di pagamento in Asia Pacifico.
Secondo il sondaggio Atradius, il 52% delle aziende fornitrici intervistate in Cina sono pessimiste riguardo i possibili cali di fatturato all’export a causa dell’introduzione di barriere commerciali come tariffe o restrizioni mirate. Le opinioni dei fornitori cinesi sono condivise da quelli intervistati in Indonesia (65%), Taiwan (48%) e Hong Kong (47%), tutte economie con relazioni commerciali profondamente intrecciate con la Cina.
Al contrario, le aziende asiatiche focalizzate sul commercio interno considerano il protezionismo un'opportunità per la crescita del business sul mercato domestico. Come nel caso del 29% degli intervistati indonesiani, la cui visione ottimistica riflette l'attuale panorama economico del Paese (il tasso di crescita del PIL dovrebbe raggiungere il 5,3% quest'anno e l'anno prossimo).
Nella crescente preoccupazione per l’impatto delle tendenze protezionistiche sulle prospettive commerciali dell’Asia-Pacifico, tuttavia, i Paesi della regione si stanno impegnando per rinforzare i legami commerciali con il resto del mondo, rivolgendosi sempre più all’Australia per la cooperazione economica e commerciale. Questo potrebbe spiegare perché il 54% delle aziende fornitrici australiane intervistate non si aspetti un impatto negativo sul fatturato delle loro imprese nei prossimi mesi. Gli intervistati in Giappone (51%) condividono la stessa visione ottimistica.
In questo contesto di rischi economici e politici per la crescita del commercio mondiale, e nonostante l'attuale contesto delle insolvenze sia più favorevole, le aziende fornitrici in Asia-Pacifico si mostrano più sensibili ai rischi collegati al credito commerciale. La percentuale di vendite B2B nazionali ed estere negoziate a credito dagli intervistati nella regione è diminuita per il terzo anno consecutivo, da una media del 45,9% nel 2017 al 43,6% nel 2018.
L’introduzione della fatturazione elettronica, utilizzata dal 60,2% delle aziende della regione, ha avuto un effetto positivo accelerando i tempi di pagamento secondo il 68,2% degli intervistati. Nonostante questo importante strumento, che in Italia diventerà obbligatorio per tutti i contribuenti dal gennaio 2019, aumentano i tempi di pagamento tra aziende in Asia Pacifico passando da 55 giorni nel 2017 a 57 giorni nel 2018.
Tutti i Paesi dell'Asia del Pacifico intervistati, ad eccezione di Cina e Singapore, hanno registrato un aumento della durata dei pagamenti nell'ultimo anno. Mentre il 2018 ha apportato piccole variazioni nella percentuale media di crediti B2B non esigibili, alcune cose rimangono le stesse: il motivo principale per cui i crediti B2B sono inesigibili è il fallimento o la cessazione dell'attività del cliente.
Andreas Tesch, Chief Market Officer di Atradius ha commentato "La crescita del PIL globale dovrebbe rimanere forte quest'anno, per poi scendere leggermente al 3% nel 2019. Sebbene la crescita sia sempre più ampia, con recuperi nel commercio e negli investimenti in corso, i rischi per queste brillanti prospettive sono aumentati e stanno ponendo sfide significative alle imprese. Il protezionismo degli Stati Uniti, compresa la minaccia di una guerra commerciale, le incertezze relative alla politica monetaria statunitense, il rallentamento della crescita della Cina e i rischi geopolitici possono seriamente ostacolare la crescita, abbassare la fiducia delle imprese e innescare il deterioramento del contesto di insolvenza nella regione. È quindi essenziale che i fornitori adottino un approccio lungimirante per proteggere il loro flusso di cassa".
Massimo Mancini, Country Manager per l’Italia di Atradius: “L’incertezza delle politiche commerciali globali e la minaccia del protezionismo continuerà ad avere grandi effetti non solo sull’area Asia Pacifico, ma anche sull’economia italiana per la quale l’Asean continua a rappresentare uno sbocco fondamentale. Per questo la protezione dei propri crediti commerciali rappresenta uno strumento in grado di favorire una crescita sicura, in un contesto sempre più incerto e mutevole”.



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