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   numero di 23/05/2018
Finanza e investimenti

Mercati azionari: se salgono troppo meglio proteggersi
De Michelis (Frame AM): per l'estate potrebbe esserci qualche problemino di volatilità

Non è facile muoversi nell'attuale mercato azionario internazionali, tra indici che puntano verso l'alto e rischio di sopravvalutazione. Ne abbiamo parlato con Michele De Michelis, Ceo Frame AM.

Ciclo azionario: a che punto siamo?

Dal punto di vista delle aspettative diciamo che ad inizio anno erano un po' troppo ottimistiche. Abbiamo visto un gennaio incredibile dal punto di vista delle performance, che a me sono sembrate perfino esagerate per quello che potevano essere le valutazioni sui titoli. Ora, alla luce dell'ultimo storno a cui abbiamo assistito, se andiamo a vedere le valutazioni in base a quelli che possono essere gli utili prospettici per il 2018, direi che quantomeno non c'è più una sopravvalutazione.
Chiaramente siamo in un contesto macro-economico un po' difficile, poiché se andiamo a vedere i rapporti commerciali tra Russia ed Europa, piuttosto che tra Cina e Stati Uniti, sicuramente la situazione di grande ottimismo che c'era solo qualche mese fa non è più così evidente.
La mia preoccupazione sta più nel rialzo dei tassi di interesse, situazione che al momento sembra si sia bloccata per un momento di "fly to quality", avvenuto dopo gli ultimi ribassi di borsa. É chiaro che allo stato attuare potrebbe avvenire ed esser corposo, soprattutto se la stagione degli utili dovesse rivelarsi particolarmente interessante, anche alla luce della riforma fiscale di Trump. Dopodichè, se dovessimo assistere ad una buona ripresa dei corsi azionari, potrebbe essere il momento di cominciare a guardare i livelli di protezione dei portafogli, perché per l'estate potrebbe esserci qualche problemino di volatilità.

In questo caso, che differenze ci sarebbero tra mercato europeo e quello USA?

Storicamente abbiamo visto che il mercato europeo non è mai stato in grado di reggere ad eventuali tourbillon del comparto azionario americano, mentre quello USA è riuscito anche a salire in situazioni difficili per il mercato europeo.
In questo contesto - dopo ciò che è accaduto col derivato sulla volatilità che è saltato, ma il suo posizionamento nei confronti della volatilità era eccessivo, e in Europa questo tipo di strumento non è stato utilizzato -, diciamo che abbiamo visto una maggiore resilienza da parte dei mercati azionari europei e non solo. Questo mi fa quantomeno ben sperare che, qualora i movimenti del mercato azionario USA dovessero essere troppo aggressivi, il mercato azionario europeo (che è rimasto molto indietro rispetto al passato e ha minori valutazioni) possa salire anche in maniera indipendente.
Ovviamente, se dovesse esserci un marcato ribasso del mercato americano, non vedo in che modo il mercato europeo possa rimanere stabile.

E in questo che ruolo avrebbero gli algoritmi?

Il problema degli algoritmi l'ho evidenziato di recente. Per esempio, a 2535 di indice S&P pare che ci sia un reverse di posizioni enorme, circa 100 miliardi di dollari. Io non so se queste siano leggende di mercato, o se questi livelli vengano modificati dall'algoritmo man mano che andiamo avanti.

Però anche assistendo a ciò che è successo alla media mobile dei 200 giorni, dove su quel livello abbiamo assistito più volte ad un rimbalzo, significa che moltissimi operatori, il famoso "hard money" lo sta guardando e monitorando. E qualora ci fosse una rottura pesante, potrebbe esserci nel breve un movimento tipo "fat fingers", cioè quando si schiacciano bottoni tutti insieme.
A quel punto però, gli investitori che guardano anche ai fondamentali entrano e, tipicamente, fanno soldi.
Mi viene sempre in mente Warren Buffett che comunque è uno che non guarda gli algoritmi, ma guarda le valutazioni. Se dovesse vedere buone valutazioni, lui è il primo che rientra sul mercato o ricompra.



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