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   numero di 02/05/2018
Fare Business

Lavoro: in Italia il lavoratore è appagato professionalmente?
Secondo i dati raccolti nella nuova edizione della Hays Salary Guide, il 70% dei professionisti è felice della propria occupazione

In Italia il lavoro è un tema caldo e molto sentito. Il tasso di disoccupazione alto, gli effetti del Jobs Act e la congiuntura non certamente favorevole - almeno in alcuni settori - aumentano la difficoltà di creare una mappa che ne identifichi il reale stato. Da questo punto di partenza è importante l'edizione 2018 della Hays Salary Guide, l'indagine annuale sull'andamento del mercato del lavoro in Italia, condotta da Hays - uno dei leader mondiali nel recruitment specializzato - coinvolgendo un campione di oltre 170 aziende e più di 860 professionisti.
Dalla felicità sul lavoro al clima aziendale, dal rapporto con il capo ufficio alla politica del posto fisso, fino alle previsioni sulle tendenze occupazionali dei prossimi mesi. Questi i principali temi affrontati nella guida. Vediamone alcuni.

La felicità sul lavoro è una priorità

In merito alla soddisfazione sul lavoro, il trend è certamente positivo: il 70% dei professionisti dichiara di svolgere un lavoro che lo rende felice e lo appaga professionalmente. Gli insoddisfatti, invece, lamentano aspettative disilluse e conseguente frustrazione (36%), assenza di opportunità di crescita professionale (23%) e, infine, mancanza di un buon clima aziendale (11%). Che gli italiani siano poi un popolo di lavoratori felici, trova ulteriore conferma nel fatto che il 60% è soddisfatto dello stipendio che percepisce, ritenendolo adeguato al lavoro svolto.
Altro dato interessante che emerge dal sondaggio riguarda la priorità sul lavoro: i lavoratori italiani attribuiscono più valore alla crescita professionale (con il 77% delle preferenze), ritenuta fondamentale per mantenere la motivazione nel lungo periodo, rispetto allo stipendio (59% di preferenze), che sembra essere più legato a un obiettivo di breve periodo.
Anche le aziende partono dal presupposto che un buon clima organizzativo favorisce performance lavorative migliori, con conseguente aumento della produttività. La quasi totalità del campione intervistato (93%) punta a promuovere un ambiente lavorativo sereno e partecipativo. Per fare questo, più di 4 imprese su 10 (43%) affermano di avere potenziato nel corso del 2017 una serie di attività extra lavorative - quali team building, eventi, corsi, ecc. - atte a favorire la comunicazione e l'affiatamento tra i colleghi; oltre il 47% dichiara di volerle aumentare anche nel 2018.

Capo ideale vs capo reale

Per lavorare in un clima gradevole e gratificante è praticamente indispensabile avere un buon rapporto con il boss in ufficio. E proprio su questo aspetto l'indagine Hays ha posto particolare attenzione, con una serie di domande volte a tratteggiare l'identikit del capo "ideale" vs. il capo "reale".
Interrogati sulle principali caratteristiche che dovrebbe possedere il capoufficio "perfetto", il 66% dei professionisti risponde che dovrebbe essere intellettualmente onesto, seguito dal 65% che dà maggior importanza alle doti di leadership e dal 64% interessato in primis alla capacità di ascolto.
Ma quando ci si scontra con la realtà, le cose spesso non sono come ci si aspettava. Ecco quindi che per il 47% dei professionisti il proprio responsabile ha scarsa capacità di giudizio nella valutazione del team di lavoro, oppure ama circondarsi di "yes-man" e non di persone realmente valide (45%) e, infine, tende a procrastinare le decisioni importanti (34%).

Il posto fisso

Dai dati della Salary Guide emerge chiaramente come un numero sempre maggiore di aziende (55%), oltre al personale dipendente, si avvalga già della collaborazione di consulenti freelance.
I motivi sono molteplici. La maggior parte dei datori di lavoro (81%) ricorre a consulenti esterni per la gestione di progetti che richiedono competenze specializzate non disponibili in azienda, il 23% per gestire picchi di lavoro particolarmente elevati, mentre il 13% per una politica di cost saving.
E come la pensano i professionisti? Il posto fisso rappresenta un'utopia o un futuro ancora possibile? Secondo l'88% del campione il posto "sicuro" è tuttora una realtà desiderata dagli italiani, anche se per un numero crescente di professionisti (ad oggi il 12%) l'attività da freelance sta diventando un vero e proprio obiettivo.
Inoltre, solo il 29% degli intervistati ritiene la politica del posto fisso una soluzione ad oggi ancora possibile, mentre il 20% la pensa in maniera opposta. Infine, per il 51% la possibilità di un'assunzione a tempo indeterminato dipende dal settore lavorativo.

Previsioni per il 2018

Il 45% delle aziende intervistate da Hays dichiara che per il 2018 aumenterà il livello di investimenti in HR. La ricerca di personale da parte delle imprese si focalizzerà soprattutto su profili tecnici o di middle management (74%), tirocinanti e apprendisti (46%), oltre a professionisti junior (41%).

Ma che anno sarà il 2018 per i professionisti italiani? Nonostante la felicità raggiunta sul lavoro, gli italiani sono a caccia di nuove sfide e l'80% del campione ha ammesso di voler cambiare lavoro nel corso del 2018.
I professionisti dimostrano, quindi, di non lasciarsi intimorire dalle difficoltà iniziali che si riscontrano in un nuovo ambiente di lavoro, come ad esempio lo stress di integrarsi in un ambiente che non si conosce (57%) e la poca familiarità con nuove procedure e con un nuovo management (44%).
In risposta alla domanda "Come vede l'evoluzione del mondo del lavoro nei prossimi 10 anni?", il 73% degli intervistati ha dichiarato che orari e luoghi di lavoro saranno sempre più fluidi e si assisterà alla diffusione della on-demand economy, mentre il 24% ritiene che non esisteranno più i lavoratori a tempo indeterminato e il 21% che si lavorerà contemporaneamente per più aziende e ciò porterà alla nascita di figure plurimandatarie, più vicine a freelance che a veri e propri dipendenti.

La nuova edizione della Hays Salary Guide: Hays.it



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