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   numero di 02/05/2018
Digital Business

Il motore di ricerca che tutela la privacy dell'utente e delle aziende
Lazzarini (Qwant): quando smetti di cercare il nostro sistema si dimentica di te e dei tuoi dati  

La privacy, la sicurezza dei dati, la tutela delle informazioni sono argomenti molto discussi in questo momento in cui, da un lato si accende la discussione all'interno dello scandalo di Cambridge Analytica, dall'altro per le preoccupazioni per l'entrata in vigore del GDPR il prossimo 25 maggio.
Abbiamo incontrato Fabiano Lazzarini, responsabile del motore di ricerca Qwant per il mercato italiano, per comprendere cosa può sapere di noi e delle nostre aziende un motore di ricerca e che cosa potrebbe implicare per la privacy e la sicurezza.

Privacy e motore di ricerca, facciamo il punto.

É importante utilizzare un motore di ricerca che rispetta la privacy perché noi oggi siamo continuamente tracciati. Perché una cosa è se, per esempio, un servizio che ci offre musica riesce a capire quali sono i nostri gusti musicali; una cosa ben diversa è dare parecchie informazioni sulla nostra vita. Gli utenti devono sapere che sui social si è esposti quando si mette un like. Infatti, si pensa che venga visto solo dagli amici, ma non è così perché è come essere in una piazza. Quando noi ci vediamo in piazza in un paese, sappiamo come ci comportiamo e stiamo attenti. Ma sul motore di ricerca, chiusi nella nostra stanza, cerchiamo qualunque cosa, quindi cerchiamo per esempio informazioni relative alla nostre malattie, e quindi comunichiamo lo stato della nostra salute.
Quando cerchiamo informazioni riguardo a locali o siti di dating e quindi si capiscono quali siano le nostre preferenze sessuali o gastronomiche; oppure cerchiamo determinati brand e da qui si riesce a capire qual è il livello della nostra capacità di spesa. Mettendo insieme tutte queste informazioni il motore di ricerca è lo strumento in assoluto più potente e riesce a ricostruire il profilo di una persona.

Un problema che oggi è particolarmente avvertito.

Certo, infatti i risultati verranno serviti dai motori di ricerca che tracciano non sulla base di quello che realmente è solo quello che l'utente sta cercando, ma anche sulla base del profilo della persona, quindi non avremo delle risposte imparziali e si rientra in questo modo in quella che tecnicamente viene chiamata la "filter bubble". Questa ci impedisce spesso di trovare nuove informazioni e ci riporta a ritrovare i contenuti che abbiamo già visto, a rafforzare le idee che abbiamo già. Invece è importante per lo sviluppo delle persone e per la creazione di una propria opinione poter accedere a più fonti diverse, che abbiano anche altre opinioni e che sostengono tesi differenti. Solo in questo modo si può avere una una visione assolutamente chiara.
Si parla tanto in questi giorni di privacy dopo che è uscito lo scandalo di Cambridge Analytica e voglio dire che in realtà gli operatori conoscevano già bene tutte queste queste tematiche, però è stata una buona cosa perché questo evento ha permesso alle persone di iniziare a comprendere meglio come siamo influenzati. Voglio fare un esempio molto semplice: si è parlato di campagne elettorali, come fanno ad influenzarci perché le persone dicono "ma cosa vuoi che sia". Intanto vorrei dire che noi sono vent'anni che utilizziamo i motori di ricerca, quindi non si deve pensare una singola ricerca ma al fatto che per vent'anni qualunque cosa abbiamo cercato ci è stata servita/mostrata non solo sulla base del risultato che noi interessava, ma anche cercando di indirizzare i nostri consumi e forse anche le nostre idee e le nostre opinioni. L'esempio più facile che vi posso fare chiaramente è che se io stessi facendo una campagna elettorale e conoscessi il profilo delle persone, potrei scegliere per esempio chi è molto convinto riguardo (un tema a caso) al federalismo e servire dei contenuti indirizzati in quella direzione. Mentre per un altro utente che io volessi conquistare per cercare di avere il suo voto, che però sia molto lontano dal federalismo, potrei avvicinarlo con delle tematiche magari più legate al lavoro. In questo modo io sarei lo stesso partito con la stessa reale value proposition, ma in realtà starei comunicando a due profili diversi due cose completamente diverse e quindi mi porrei ai loro occhi in modo completamente diverso. Questo non è possibile con un media come per esempio la televisione che parla da uno a molti, ma è possibile conoscendo gli utenti con uno strumento come internet e questo viene fatto quotidianamente. Le tecniche non sono così raffinate ma comunque è stato aggiunto un grado di precisione nella comunicazione, quindi nella storia, che noi sentiamo esserci raccontata di molto superiore rispetto a prima, e questo non può che influenzarci.

Cos'è Qwant?

É un motore di ricerca che nasce in Francia nel 2013. La proposizione è quella di tutelare in tutti i modi la privacy degli utenti. Ciò significa che non li tracciamo né con i cookies ne con alcuna tecnologia, e questo garantisce il fatto che i risultati che restituiamo quando l'utente fa una ricerca siano imparziali non memorizzati e non permettiamo a terzi di accedere ai dati delle persone. Significa anche avere delle infrastrutture proprietarie, quindi tutti i server sono nostri per garantire che ogni pezzo della catena del valore garantisca appunto la sicurezza dei dati.

Uno sforzo di memorizzazione, ma anche per scovare le informazioni.

In realtà abbiamo uno spider che fa la ricerca su tutti i siti per memorizzarli, prendere tutte le richieste degli utenti, e fornire risposte pertinenti.

Ma le ricerche sono concatenate?

Dopo 30 secondi che si interrompe la sessione viene cancellato tutto, quindi l'utente viene seguito, per capirci, perché ovviamente ogni ricerca potrebbe essere conseguente, ma quando smetti di cercare Qwant si dimentica dell'utente.

Con Qwant anche le ricerche aziendali sono al sicuro?

Se un'azienda utilizza il nostro motore ha un vantaggio. Il tema della privacy non è importante solo per le persone, ma anche per le aziende. Pensiamo all'enorme numero di informazioni che le persone che lavorano all'interno dell'azienda trasmettono all'esterno facendo delle ricerche relative al proprio lavoro. Comportandosi online in un certo modo, tutto questo è un patrimonio aziendale che sarebbe meglio non condividere esternamente. Pensate anche nel caso della pubblica amministrazione o alla forza dell'ordine, utilizzando un motore di ricerca che traccia si trasferiscono informazioni preziose all'esterno dell'azienda.


Ma non è solo web, giusto?

Qwant non restituisce solo i risultati del web ma anche i risultati dei social network perché il "crawler" ha la possibilità, a differenza di altri motori di ricerca di andare a vedere anche quei quei contenuti e questo è molto importante perché permette di dare una risposta all'interrogazione degli utenti più precisa. Poi perché se un utente cerca per esempio "moda" durante la settimana della moda, il motore - a seconda della quantità e della qualità per esempio dei tweet che vengono fatti in quel momento - capisce che probabilmente l'utente starà cercando informazioni legate a quell'evento e quindi non restituirà solo informazioni generiche, ma anche le informazioni più recenti, legate a quell'evento.

Qual è il futuro di Qwant?

Siamo prossimi annunciare un'importante partnership. Questo è uno degli obiettivi che avremo nei prossimi mesi e fare sempre più partnership con gli editori piuttosto che con le associazioni piuttosto che con la pubblica amministrazione.

E come guadagnate?

Il modello di business è molto tradizionale: dopo che l'utente ha fatto una ricerca, appariranno i risultati con delle pubblicità legate all'argomento, ma non saranno legate al profilo e al comportamento dell'utente, ma proprio alla ricerca specifica.



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