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   numero di 04/04/2018
Finanza e investimenti

Italiani tra risparmi, spese impreviste e prestiti
Una ricerca europea del Gruppo KRUK mette a confronto le modalità di gestione del budget domestico di lavoratori di diverse categorie

Il rapporto dei lavoratori Europei con il denaro? Complicato. Solo il 6% degli intervistati dichiara di non preoccuparsi della propria situazione finanziaria, mentre per il 25% è un problema arrivare a fine mese.
Anche in Italia le spese impreviste sono un problema per molti e per affrontarle sempre più persone decidono di chiedere denaro in prestito a banche o società finanziarie. I risparmi? Intoccabili, restano un tesoretto da custodire e utilizzare in casi di emergenza, come potrebbe essere la perdita di lavoro.
A scattare la fotografia è Kruk, multinazionale polacca leader nel mercato della gestione dei crediti in Europa. Presente in Italia dal 2015, il Gruppo gestisce nel nostro paese oltre 300.000 casi di persone indebitate con le quali concorda un programma personalizzato di rientro del debito e di recupero della credibilità finanziaria.

Prestiti: bancari in cima alla classifica

Lo sforamento del budget mensile è frequente per il 58% dei lavoratori dell'area dei servizi, il 50% di quelli del commercio e il 46% dei bancari. La motivazione? Comprano d'impulso. E non sorprende che quest'ultimi siano anche più propensi a chiedere un prestito.
La puntualità nei pagamenti delle rate di rimborso, però, non è da tutti. Fanno maggiormente fatica i lavoratori del commercio, servizi e trasporti. In queste categorie infatti si registrano le percentuali più alte di chi almeno una volta non ha fatto fronte ai propri doveri in tempo.
Ma quali sono i motivi che non permettono di far fronte ai propri doveri finanziari? La perdita del lavoro in famiglia risulta essere la prima causa di ritardo di un pagamento per tutte le categorie di lavoratori, tranne per chi è occupato nel settore IT e nella sanità dove le spese impreviste risultano essere la causa principale.

Spese fisse: la casa è un costo per tutti, più uscite per telefonia che per istruzione e formazione professionale

Dall'analisi dello studio svolto dal Gruppo Kruk emerge come a pesare maggiormente sul budget di tutti i lavoratori italiani siano le spese legate alla casa (affitto, spese condominiali, bollette e tasse) per oltre il 70% degli intervistati in tutte le categorie. Ma anche le spese legate alla manutenzione dell'auto drenano liquidità. Per far fronte a quest'ultima spendono di più i bancari (48%), gli insegnanti (40%) i medici e gli informatici (39%).
Analizzando le principali voci di spesa degli italiani emerge poi che tra le uscite mensili più consistenti ci sono quelle per i servizi di telefonia e internet.
Corpose anche le spese destinate all'acquisto di polizze assicurative (29% per bancari e medici; 20% per insegnanti). Al contrario la percentuale del budget indirizzata all'istruzione dei figli è decisamente più esigua. A destinare meno risorse sono i lavoratori del commercio (22%) e dei servizi (23%), seguiti da ingegneri e architetti (16%). Spendono di più per i figli i bancari (28%)
Scarsa liquidità va anche alla formazione professionale, che rappresenta solo il 4% delle uscite per i commercianti, il 3% per i lavoratori dei trasporti e il 7% per chi lavora nell'IT. Budget più alti per aggiornare le proprie competenze sono messi a disposizione da bancari e finanziari (16%), medici e infermieri (13%); insegnanti (10%).

Spese impreviste: un problema per tutti

Le spese impreviste rappresentano un problema per una buona percentuale di tutte le categorie di lavoratori intervistati e in particolare per i lavoratori dei servizi (78%) e dei trasporti (75%), ma solo il 10% dei rispondenti affronterebbe un momento di crisi chiedendo un prestito in banca. Con il 15%, i bancari sono la categoria maggiormente disposta al prestito in caso di difficoltà finanziaria.

Risparmi: un paracadute in caso di disoccupazione

Il risparmio resta un'ancora di salvezza per la maggior parte dei lavoratori italiani, che se un tempo mettevano i soldi in banca per affrontare genericamente gli imprevisti della vita, oggi lo fanno con un obiettivo ben preciso: avere una riserva di liquidità per affrontare un possibile periodo di disoccupazione.
La categoria che risparmia di più è quella degli insegnanti, il 79% dei quali dichiara di avere un tesoretto ben custodito, seguita da quella dei bancari (77%) e dei lavoratori del commercio (70%). Tra chi fa più fatica ad accantonare risorse invece figurano gli impiegati del settore dei trasporti e dei servizi.
La maggior parte di loro possiede riserve per far fronte alle spese di un semestre, pochi quelli che arrivano ai 6/12 mesi, tra questi ultimi ci sono i tecnici IT (21%); gli operatori del commercio e dell'industria delle costruzioni, in particolare architetti e ingegneri (19%).

Gestione del risparmio: conto corrente e conto deposito le soluzioni preferite dalla maggior parte dei lavoratori


Le modalità con cui gli italiani risparmiano denotano una scarsa cultura finanziaria. La maggior parte degli intervistati dichiara infatti di preferire conti correnti e conti deposito per tenere le proprie riserve di denaro. Questo canale di risparmio è il preferito tra gli architetti e ingegneri, medici e infermieri (41%); ma anche tra gli insegnanti (37%). Con una percentuale del 19%, I lavoratori del settore dei servizi sono invece la categoria che più delle altre sceglie di tenere i propri risparmi sotto il materasso (19%), dimostrando di avere ben poca fiducia negli istituti di credito.
Il mattone resta ancora un bene rifugio per bancari (16%), medici (15%), informatici (13%) e per i lavoratori del settore dei trasporti (11%). Anche i fondi comuni di investimento tengono alto il loro appeal sugli investitori italiani, specie tra tecnici IT (26%), bancari (24%). Poco diffusi invece tra i commercianti (6%) e tra chi lavora nel campo dei servizi (15%). L'investimento in titoli azionari continua a essere una modalità di risparmio riservata a pochi: consulenti finanziari e impiegati bancari (15%), operatori IT (10%), architetti, ingegneri, medici, infermieri e trasporti (7%). Mentre insegnanti (6%), commercianti (8%) e lavoratori dei servizi (7%), preferiscono lasciare più spazio in portafoglio alle obbligazioni.



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