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   numero di 07/03/2018
Fare Business

Il credit crunch in Italia non rallenta e continua a impattare sulla produttività
Secondo un'analisi di Lendix, la contrazione delle erogazioni di prestiti da parte delle banche verso le piccole e medie imprese rallenta la ripresa economica italiana

Nel corso dell'ultimo anno i prestiti delle banche alle imprese sono calati di quasi 45 miliardi di euro (-5,68%), nonostante l'aumento di 3 miliardi dei finanziamenti a medio termine. É quanto rileva il Rapporto sul credito del Centro studi di Unimpresa, secondo cui a pesare sul calo è la diminuzione di oltre 18 miliardi dei finanziamenti a breve e di quasi 29 miliardi di quelli di lungo periodo.
Si tratta di dati confermati anche da una delle più recenti pubblicazioni della Banca d'Italia: le banche si sono concentrate sul debellamento dei crediti in sofferenza - i cosiddetti Npl - prima di valutare un aumento delle erogazioni di nuova liquidità alle piccole realtà imprenditoriali. Secondo la BCE, gli istituti bancari stanno propendendo sempre di più verso l'erogazione di finanziamenti di medio lungo termine piuttosto che di breve periodo, per evitare la formazione di nuove sofferenze e beneficiare di incentivi volti a favorire le erogazioni di questa tipologia di prestiti.
Le PMI permangono, quindi, in una situazione di difficoltà nella quale non riescono a reperire la liquidità necessaria a mantenere la stabilità finanziaria e a investire per crescere. Secondo un recente studio della Confcommercio. in Italia solo l'11% delle PMI sotto i nove addetti riesce a ottenere un finanziamento.
Questo stato di crisi sistemica, che ha fatto registrare una perdita di 31 miliardi di euro tra il 2010 e il 2016, ha portato le imprese ad affidarsi a nuove e alternative fonti di finanziamento. Le PMI italiane si sono quindi orientate tra PIR, mini bond, fondi di garanzia pubblici, e non ultimo, il settore fintech con strumenti come il Peer-to-Peer Lending.
Infatti, mentre il sistema bancario tradizionale valuta le richieste di prestito entrando nel merito dei progetti presentati e delle domande di credito sulla base dei semplici dati di bilancio, queste nuove piattaforme, più dinamiche e innovative, tengono conto sì delle informazioni contabili, ma le valutano insieme a un mix di parametri più ampio.
Il Fintech è un mercato complementare a quello bancario, che intercetta richieste che in un sistema tradizionale avrebbero minori possibilità di essere accolte, almeno nei tempi e nelle modalità desiderate. Restano da superare alcuni ostacoli, in particolare relativi a una normativa ancora molto frammentata e a una scarsa conoscenza del mezzo da parte degli imprenditori, ma - superata questa prima fase - è verosimile aspettarsi l'ingresso di nuovi attori, magari anche provenienti dal mondo del credito tradizionale. Perché la sfida centrale per tutti è il rilancio della produttività di un sistema economico ormai in calo da più di vent'anni e determinato, almeno in parte, dal mancato accesso ai finanziamenti da parte delle imprese. E, paradossalmente, sono proprio le aziende più innovative, quelle che fanno più ricerca e sviluppo, spesso le più dipendenti dall'accesso al credito, proprio perché gli investimenti in innovazione, ad alta redditività, sono anche a più alto rischio. Per loro e per tutte le altre, il crowdlending rappresenta un modo per superare i vincoli imposti dal credit crunch, modalità che porta con sé ulteriori vantaggi, come ad esempio la velocità nel processo di erogazione del credito.

In un mercato in cui le rendite di posizione sono praticamente scomparse, avere tempi certi di risposta e disponibilità del credito a breve termine rappresenta un significativo vantaggio di business.



Fare Business

numero di 07/03/2018
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