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   numero di 28/02/2018
Finanza e investimenti

America latina: tra l'incertezza politica a breve termine e alla ripresa economica in atto
Furman (Columbia Threadneedle): per Brasile, Argentina e Messico i volani economici appaiono solidi e i trend di crescita dovrebbero perdurare

Il 2018 sarà un anno ricco di eventi per l'America latina. La regione dovrà affrontare un fitto calendario di appuntamenti politici, tra cui le elezioni legislative in Messico, previste per luglio, e quelle presidenziali in Brasile, in programma per ottobre.
Nel 2017 il Brasile, la maggiore economia della regione, ha registrato una crescita del PIL dopo due anni consecutivi di recessione. Inoltre, le dinamiche economiche positive, compresi i bassi tassi d'interesse e l'inflazione contenuta, dovrebbero proseguire nei prossimi 12 mesi.
L'Argentina, che nel 2017 ha evidenziato un'espansione dopo la contrazione del PIL nel 2016, dovrebbe continuare a beneficiare dell'impatto positivo del cambiamento politico. Il paese gode inoltre di un forte interesse da parte degli investitori, che favorisce l'afflusso di capitali a sostegno della crescita e degli investimenti.
In Messico, frattanto, l'economia continua a espandersi a un tasso medio, supportata da una crescita del settore dei consumi persistentemente superiore a quella del PIL complessivo. La regione andina cresce ancora a tassi inferiori a quelli ottimali, in un contesto in cui prosegue l'adeguamento al ribasso dei prezzi delle principali materie prime prodotte in quest'area.
Quanto al Cile, è probabile che la recente vittoria elettorale di Sebastián Pinera imprima slancio alla fiducia degli investitori e alle aspettative di espansione.

Brasile

Nel 2018 il Brasile dovrebbe continuare a beneficiare della ripresa economica osservata nel 2017, dopo due anni di recessione. L'agenda politica rimane particolarmente fitta. Il governo del Presidente Michel Temer è riuscito ad attuare una serie di coraggiose riforme, come la proposta di legge relativa al tetto alla spesa pubblica e la riforma del mercato del lavoro, volte a stabilizzare la situazione fiscale del Paese. Inoltre, dall'impeachment dell'ex presidente Dilma Rousseff, le aziende a controllo statale stanno apportando miglioramenti alle pratiche di corporate governance e di allocazione del capitale.
È probabile che le elezioni in programma per ottobre generino volatilità nel breve periodo. La rosa finale dei candidati non è ancora chiara e sulla classe politica brasiliana pesa una serie di indagini per corruzione che per il momento rende difficile individuare un candidato favorito. Considerando la forte incertezza politica da un lato e lo scenario economico positivo dall'altro, gli investitori dovrebbero concentrarsi sui driver operativi e sui fondamentali societari.
Le prospettive appaiono favorevoli, alla luce di un contesto che combina la crescita del PIL con bassi tassi d'interesse e un'inflazione contenuta; le società brasiliane potranno quindi beneficiare di questo e di altri fattori, quali i minori costi di finanziamento e la ripresa della crescita dei volumi. Questo scenario economico è dunque favorevole per le aziende di diversi settori, compresi i beni di consumo, l'industria, le autostrade a pedaggio e i servizi di pubblica utilità.

Argentina

L'Argentina continua a beneficiare del clima positivo generato dalla vittoria elettorale di Mauricio Macri e del suo partito Cambiemos nel dicembre 2015. Nel 2001, il Paese ha vissuto una delle più gravi crisi economiche della sua storia: la produzione è crollata, l'inflazione è salita e il governo è risultato inadempiente sul debito, provocando la sua estromissione dai mercati obbligazionari mondiali. Nel 2009, la nazione è stata retrocessa da mercato emergente a mercato di frontiera in virtù dei rigidi controlli sui capitali imposti dal governo. Di conseguenza, per molti anni l'accesso ai mercati internazionali, sia obbligazionari che azionari, è stato precluso all'Argentina e al suo settore imprenditoriale.
L'elezione di Macri ha segnato un punto di svolta. L'attuale presidente argentino e il suo partito hanno intrapreso un nuovo cammino, puntando a normalizzare l'economia, ridurre gli elevati livelli di inflazione e il deficit fiscale e aprire il Paese agli investitori internazionali. L'azione del governo si è concentrata sulla rimozione dei controlli sui capitali e sulla scelta di far fluttuare liberamente il tasso di cambio del peso, sull'aumento delle tariffe dei servizi pubblici per consentire di ridurre i sussidi al settore elettrico e sul raggiungimento di un accordo con gli ex creditori per permettere al Paese di accedere nuovamente ai mercati dei capitali internazionali. Questi cambiamenti significativi hanno determinato una contrazione del PIL nel 2016. L'anno seguente l'economia è tornata a crescere, mentre sul fronte politico il risultato positivo delle elezioni di metà mandato ha rafforzato la posizione di Macri e del suo partito in seno al Congresso. Inoltre, i mercati dei capitali argentini hanno riaperto i battenti. Gli investitori sia azionari che obbligazionari stanno mostrando un forte interesse per le emissioni governative e del settore privato.
Nonostante le sfide poste dalla necessità di tenere sotto controllo l'inflazione e il deficit fiscale rimangano significative, le prospettive per il 2018 dovrebbero restare positive. Nel 2016 e nel 2017 l'Argentina è riuscita ad attrarre capitali, consentendo ora al governo e alle società private di investire nell'economia locale.
Lo slancio del mercato azionario dovrebbe proseguire nel 2018, alla luce dell'elevata probabilità che il Paese possa rientrare nell'Indice MSCI Emerging Markets entro il 2019, dopo esserne stata esclusa nel 2009. Inoltre, nell'ultimo periodo vi sono state numerose introduzioni in borsa e operazioni già avviate (follow-on) di successo, fra cui quelle dei settori finanziario e cementizio, che stanno ampliando l'universo investibile argentino. Poiché il successo dipende dal programma di riforme di Macri, è importante monitorare sia la popolarità del presidente argentino sia gli obiettivi di medio periodo del suo governo.

Messico

Il principale fattore negativo che grava sulla performance della valuta e delle azioni messicane fin dalla vittoria di Donald Trump alle presidenziali del novembre 2016 è costituito dai negoziati sul NAFTA in corso con gli Stati Uniti e il Canada. Inoltre, a luglio si terranno nuove elezioni presidenziali in Messico: sebbene sia troppo presto per indicare un vincitore, esiste un rischio sostanziale che possa essere il candidato della sinistra, Lopez Obrador, ad aggiudicarsi il mandato. Una sua vittoria susciterebbe probabilmente una reazione sfavorevole nei mercati.
Tuttavia, è importante sottolineare che il Messico mostra da diversi anni un'indipendenza della banca centrale e una politica fiscale prudente. La valuta messicana ha registrato oscillazioni significative sia nel periodo precedente all'elezione di Trump sia in quello successivo al voto.
Considerando che il settore societario del Paese è caratterizzato dalla presenza di società con posizioni di mercato dominanti e bilanci robusti, tale volatilità offre agli investitori con un orizzonte di lungo periodo l'opportunità di investire in aziende solide a livelli di valutazione ragionevoli.
Inoltre, nonostante alcune dichiarazioni allarmiste, è improbabile che gli stretti legami commerciali fra Stati Uniti e Messico si indeboliscano in misura significativa. Dall'introduzione del NAFTA nel 1994, il livello di integrazione transfrontaliera è aumentato notevolmente. Consideriamo per esempio il settore dell'auto: negli ultimi 20 anni la quota delle importazioni statunitensi provenienti dal Messico è raddoppiata. In generale, molte di queste importazioni sono costituite da componenti intermedi usati per la fabbricazione di prodotti "Made in USA". Numerose società statunitensi hanno rapporti di lunga data con i produttori messicani, e negli ultimi anni settori come l'aviazione e le automobili hanno effettuato investimenti significativi per rafforzare la propria capacità produttiva in Messico.

L'economia nazionale cresce a un tasso ragionevole e i conti pubblici messicani sono solidi. Tuttavia, considerando che il 33% del PIL deriva dalle esportazioni e che, di queste, l'81% è destinato agli Stati Uniti, occorre una maggiore chiarezza sul fronte del NAFTA per ridurre la forte volatilità del peso e valutare correttamente gli investimenti in società direttamente esposte agli scambi con gli Stati Uniti. Di conseguenza, in termini di opportunità d'investimento, continuiamo a concentrarci su società esposte all'economia nazionale, come i supermercati, i minimarket e i ristoranti, che beneficiano della buona tenuta dei consumi messicani. Abbiamo inoltre una prospettiva positiva sul comparto bancario, date le solide tendenze in termini di qualità degli attivi e la modesta penetrazione finanziaria.

Superare l'incertezza politica

I principali mercati della regione latino-americana ispirano un tema duplice: da un lato, gli eventi politici possono generare volatilità nel breve periodo, dall'altro i volani economici appaiono solidi e i trend di crescita dovrebbero perdurare. In tale contesto, sarà importante guardare non soltanto alle tendenze settoriali ma anche alle società ben gestite ed esposte ai solidi trend nazionali. Queste aziende appaiono ottimamente posizionate per superare l'incertezza politica di breve periodo che porterà il 2018. La gestione attiva, in particolare la selezione dei titoli, svolgerà un ruolo cruciale per poter beneficiare con successo di questo duplice tema.

Ilan Furman, Gestore di portafoglio, Azioni dei mercati emergenti globali, Columbia Threadneedle



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