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   numero di 21/02/2018
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Noia (Pictet): perché piacciono gli investimenti in aziende sostenibili

Gli investimenti cominciano ad essere valutati non più con parametri meramente finanziari, ma anche con indicatori ESG (ambientali, sociali e di governance) che pesano molto

La sostenibilità è diventata un fattore sempre più presente nei diversi ambiti. E la finanza non poteva certo esserne non influenzata. Anche perché attraverso gli investimenti si possono spingere le società ad esser più virtuose, avendone un giusto ritorno. Infatti, le aziende che rispettano i principi ESG (ambientali, sociali e di governance) registrano performance migliori e più stabili nel tempo, beneficiano di un costo del capitale inferiore e di rating creditizi più elevati. Ne abbiamo parlato con Manuel Noia, Country Manager Italia di Pictet Asset Management.

Sostenibilità finanziaria e sostenibilità degli investimenti: sono compatibili?

Non solo sono compatibili, ma addirittura sinergici. Dal punto di vista delle aziende la sostenibilità finanziaria è un concetto sempre più diffuso, che è stato finalmente recepito anche in Italia con il nuovo regolamento Consob. Questo impone alle grandi società quotate di avere un bilancio sociale obbligatorio. Sostenibilità finanziaria significa di essere in grado di stare in equilibrio fra i vari attori del proprio mondo competitivo e di creare valore con questo. Quindi, per l'impresa, fornitori, clienti e tutti gli attori del proprio sistema competitivo devono essere allineati affinchè si crei maggior valore. Sostenibilità da parte degli investitori significa potere ed essere in grado di investire in queste società che sono virtuose dal punto di vista della sostenibilità finanziaria a tutto tondo. Quindi non solo sui dati di bilancio puri, ma anche dal punto di vista sociale, ambientale e della governance.

Possiamo fare qualche esempio di società che non rientrano in questo panel?

Società che non rientrano in questi filtri che noi sempre maggiormente utilizziamo nella costruzione dei nostri portafogli e fondi, sono aziende relative agli alcolici, alle armi, al tabacco e, più in generale, all'utilizzo non efficiente - o magari addirittura discriminatorio - delle risorse umane e non del pianeta.

Come fa un investitore a conoscere se sta investendo in asset sostenibili?

Gli investitori hanno oggi finalmente qualche arma in più per capire se effettivamente i loro investimenti sono società sostenibili o no. Sicuramente una è relativa ai bilanci sociali obbligatori. La normativa europea 2014/95 finalmente recepita in Italia nel 2016, e poi regolata appositamente dalla Consob, impone alle società grandi e quotate di certificare un bilancio sociale, che espliciti la situazione dell'azienda in termini ESG, e quindi ambientali, sociale e di governance. Questo è meno fattibile per le piccole società, magari non quotate, dove non c'è questo obbligo, ma qui crediamo che si innesterà un circuito virtuoso, nel senso che i benefici derivati alle grandi aziende dall'adottare il bilancio sociale verranno sempre più presi anche da società piccole, che trarranno vantaggio da questa esplicitazione della propria situazione ambientale, sociale e di governance.

L'attenzione alla sostenibilità è più un discorso generazionale o culturale?

Direi che valgono entrambe le cose. Dal punto generazionale è evidente che i millennials siano più propensi a questa tipologia di investimento perché desiderano veramente allineare il proprio portafoglio ai propri valori. Questo devo dire che non si riscontrava in passato e nelle persone di una generazione precedente. Al tempo stesso però questo ragionamento è culturale, poiché questo modo di pensare si sta diffondendo a macchia d'olio ed anche su persone non così giovani come i millennials. Diciamo quindi che è un altro di quei circuiti virtuosi che, insieme ad una diversa mentalità, sta cambiando il modo di investire degli italiani, degli europei e non solo.
A questo proposito cito un importante sondaggio fatto da Morningstar che testimonia come dal 2009 al 2017 sia sostanzialmente cresciuto l'interesse negli investimenti sostenibili e che finalmente anche i dati di performance rendano questa tipologia di investimenti vincenti contro quelli più tradizionali. Dall'analisi emerge che in 15 casi su 20 questi indici hanno battuto quelli tradizionali. Abbiamo finalmente anche le evidenze empiriche della bontà degli investimenti sostenibili e quindi siamo sicuri che questa nuova mentalità, affiancata da dati di performance molto positivi, cambierà la mentalità degli investitori italiani e non solo.

Andiamo quindi oltre i parametri finanziari?

Certamente. Che si stia per avviare un percorso nuovo per la finanza sostenibile è stato evidente fin dalla Cop23, l'appuntamento annuale della Conferenza delle Parti che fa il punto sull'applicazione della Convenzione dell'Onu sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Nel corso del meeting, che si è svolto a novembre a Bonn, è stata siglata una lettera di intenti in cui si auspica la creazione di agenzie di rating di sostenibilità da assegnare alle aziende. Un passo che testimonia un nuovo paradigma nel mondo degli investimenti: la sostenibilità, a fronte di tendenze strutturali come il riscaldamento globale e la crescente disparità di reddito, è un'emergenza sempre più pressante che giungerà a condizionare ogni decisione umana, di cui il risparmio rappresenta solo un aspetto.
Già oggi gli investimenti cominciano ad essere valutati non più con parametri meramente finanziari, ma anche con indicatori ESG che iniziano a pesare quanto quelli economici. Le ragioni sono diverse: la prima è che, mentre i governi rincorrono gli obiettivi stabiliti proprio dall'accordo di Parigi sul riscaldamento globale, le normative ambientali potrebbero diventare un fattore di rischio per gli utili aziendali.

Inoltre, le conseguenze del continuo calo del costo delle energie rinnovabili e dello stoccaggio saranno rivoluzionarie, in particolare per le aziende che operano nei settori ad alto consumo quali utility, energia e trasporti. Un ulteriore incentivo a utilizzare i criteri ESG consiste nel potere dei consumatori, che diventano via via più consapevoli dell'impatto delle aziende sulla società e sull'ambiente.
Di conseguenza la percezione del brand e la fedeltà dei clienti, asset intangibili che costituiscono parte del valore di mercato dell'azienda, sono sempre più legati ai fattori ESG. Trascurarli può provocare danni irreparabili sul fronte reputazionale e finanziario. Come è successo a BP, i cui titoli sono crollati dopo il disastro petrolifero di Deepwater Horizon nel 2010. O a Volkswagen, le cui vendite hanno registrato una pesante flessione dopo lo scandalo dei test sulle emissioni. Di recente Transport for London si è rifiutata di rinnovare la licenza di esercizio di Uber, per "mancanza di responsabilità aziendale".
Secondo lo studio "The Impact of Corporate Sustainability on Organizational Processes and Performance", della Business School di Harvard, ogni dollaro investito in società altamente sostenibili nel 1993, nel 2010 valeva 22,6 dollari, contro i 15,4 dollari delle concorrenti meno attente ai criteri ESG.
Infine, più è elevato il rating ESG di una società, meno è volatile l'andamento del corso azionario, soprattutto in periodi di turbolenza sui mercati.



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