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   numero di 31/01/2018
Fare Business

Lavoro: per i millennial è ancora una chimera
Maggioni (CornerJob): in questa campagna elettorale il mercato del lavoro sembra essere un nodo centrale ma, al momento, non si è sentita nessuna proposta in positivo

In discesa la ricerca dell'occupazione fra i giovani, ma rimane ancora a livelli tutt'altro che rassicuranti. Secondo quanto rilevato da CornerJob nell'ultimo trimestre 2017 la percentuale dei giovani alla ricerca del lavoro nella fascia 18-25 anni ha registrato un deciso calo (assestandosi al 41,5% e scendendo di circa 13 punti percentuali rispetto al trimestre precedente).
Ma il dato è da inserire in un quadro stagionale. Stiamo parlando infatti di una fascia d'età che è ancora alle prese con lo studio. Ragazzi che quindi, nel corso dell'estate decidono di sacrificare parte delle vacanze con "lavoretti stagionali" per far quadrare un bilancio sempre più complicato, ma che, con l'inizio degli anni accademici e i primi esami, devono dedicarsi con maggior vigore allo studio.
Di segno inverso risulta invece il dato relativo alla fascia 26-30 anni, dove la percentuale di chi è alla ricerca del lavoro sale di cinque punti percentuali rispetto al trimestre precedente assestandosi al 22,7%, bilanciata da una diminuzione di cinque punti percentuali in area over 30, dove il totale delle ricerche di lavoro è al 25%.
"Le nostre rilevazioni che, ricordiamo, hanno un valore indicativo in quanto provenienti dalle aziende e dai candidati presenti sulla nostra piattaforma, sembrano andare in una direzione lievemente differente rispetto all'entusiasmo generale originato dalla pubblicazione degli ultimi dati ISTAT", ha commentato Eva Maggioni, Head of Strategies & Sales di CornerJob.
"Sulla nostra piattaforma, i millennial alla ricerca di un lavoro toccano il 64,3% del totale. Che è sicuramente un risultato migliore rispetto alla punta del 74% del primo semestre 2017. Ma è importante non confondere un cambio di direzione con una decisa (e decisiva) ripresa. I punti di domanda sono ancora tanti. Il primo, osservando i candidati sulla piattaforma, è che spesso sono gli stessi che si ripresentano a cadenza trimestrale o anche mensile.
Noi li abbiamo intervistati. E ci hanno detto che, se il metro di paragone dello status di ?occupati' non è più il caro vecchio posto fisso, non può nemmeno essere quello di una precarizzazione così spinta. Fatta di contratti che spesso non arrivano neppure ai tre mesi e che quindi, non permettono alcuna forma di progettualità. Certo anche questo è lavoro, ma onestamente si può definire occupazione?".

(Ri)cercasi agenti immobiliari e di commercio

Sul fronte delle offerte c'è una grande fame di agenti immobiliari e di commercio che rimangono tra le professioni più ricercate anche nel quarto trimestre 2017 assorbendo oltre il 44% del totale. Al secondo posto troviamo il settore turismo- HoReCa a quota 20%. Al terzo posto, ma con quasi 9 lunghezze di distacco rispetto al secondo, le professioni di back office (contabilità, segreteria, IT).
Sul fronte delle professioni più ambite dai candidati, il settore turismo-HoReCa rimane ben saldo al primo posto a quota 34%, seguito dalle posizioni di back -office (a quota 12%).
"Su questo fronte", commenta Maggioni, "nessuna sorpresa. Le aziende del turismo, quest'anno, hanno anticipato la programmazione delle stagioni che normalmente vede il suo picco nei primi due trimestri dell'anno e il settore immobiliare, secondo i dati diffusi dai più importanti operatori, è in costante crescita. Sul fronte dell'offerta, l'attrazione che non solo il turismo, ma anche il settore Ho-Re-Ca esercita sui giovani è un fatto culturale. Basta guardare i palinsesti televisivi che traboccano di programmi su ristoranti, mixology, cake design e tutto quello che ha a che fare con il mondo dell'enogastronomia. Un mondo sterminato di opportunità che i millennial non vivono più come 'ripiego' o occupazione di basso profilo. Ma come punto d'accesso di una carriera in un settore che, nel corso degli anni, si è progressivamente professionalizzato e ha assunto un profilo quasi aspirazionale".

2017: un anno partito male, finito non proprio benissimo

I dati assoluti registrati dalla piattaforma mostrano un 2017 cominciato con una situazione in cui un giovane su due era alla ricerca di un'occupazione, continuato nel secondo trimestre che vedeva ben due su tre millennial a spasso, e chiuso con un ragazzo su due senza lavoro. Detto questo, a gennaio abbiamo parlato di emergenza e chiudiamo parlando di inversione di trend. Che cosa è cambiato se i dati di oggi sono sostanzialmente gli stessi di inizio anno?
"Qualcosa è cambiato se andiamo a disaggregare ulteriormente e, soprattutto, ad analizzare i dati", continua Maggioni. "Innanzitutto ci sono stati segnali positivi seppur non eclatanti di crescita nell'area over 30. Che è una fascia molto importante perché oltre a raccogliere una buona quota di millennial aggrega quelle persone che hanno intrapreso - finalmente - un vero e proprio percorso professionale. E anche sul fronte 26-30 anni, l'ultimo semestre ha visto segnali di miglioramento (soprattutto dopo il risultato del secondo trimestre). Ma non mi sento di essere ottimista.
Perché a livello socioeconomico questo spostare verso un'età sempre più adulta il debutto di un vero e proprio progetto professionale non significa affrontarlo con maggiore maturità e consapevolezza. Al contrario esprime spesso sfiducia e maggiore insicurezza che derivano da anni passati oscillando da uno stage all'altro ?pur di non far niente'.
In secondo luogo, l'entità ancora considerevole di questi ?stagisti ad libitum' (e quindi di disoccupati a cadenza trimestrale/semestrale), ribadisce che, al di là delle euforie momentanee derivate dalla pubblicazione dei dati ISTAT, la ripresa non c'è ancora. Termino comunque, ribadendo che la mia fonte di dati è la piattaforma CornerJob e non certo un campione scientificamente rilevante. Ma parliamo comunque di migliaia di aziende e centinaia di migliaia di candidati con cui noi abbiamo un dialogo aperto, continuo e quotidiano".

I trimestre 2018: tutto da rottamare ma soprattutto, quanto da aspettare?

Mai una previsione sul trimestre successivo è stata difficile come quella che ci troviamo ad affrontare per il 2018. Il 4 marzo ci saranno le elezioni politiche e quindi, fino a quella data, è abbastanza improbabile che vengano messe in atto alcune manovre strutturali che possano consolidare una vera e propria ripresa. Inoltre, in questo momento, più che al presente, tutto il dibattito è rivolto alle promesse e quindi a un futuro ipotetico.

"L'aspetto più cruciale di questa campagna elettorale" - commenta Maggioni - "è che il mercato del lavoro sembra essere un nodo centrale. Ma segue una logica di abolizione del poco o del tanto, del buono e del meno buono che è stato fatto finora. C'è chi vuole abolire il Jobs Act, la riforma Fornero, imposte ecc. E, seppur al netto delle logiche del marketing elettorale, i motivi di preoccupazione sono molti. Il primo è che ci si continua a concentrare su una strategia di contingenza. Si guarda al dettaglio e non al sistema. Il secondo è la concentrazione è sul ?togliere': al momento non si è sentita nessuna proposta in positivo.
Infine, proprio questo tsunami di promesse di abolizioni, al momento non lascia presagire nulla su quello che potrebbe essere il risultato elettorale e il nuovo governo che ne conseguirà. Detto questo se è abbastanza plausibile che il mercato, in questo primo trimestre non registri variazioni di rilievo, l'aspetto più preoccupante è che anche dopo il 4 marzo, e quindi nei trimestri successivi, è possibile che manchino quella stabilità politica e quella governabilità necessarie a un progetto credibile di riforme strutturali che, non sono solo io a dirlo, è l'unica ricetta per una vera e propria ripresa per il mercato del lavoro".



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