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   numero di 24/01/2018
Finanza e investimenti

Emergenti: la chiave è la Cina
Secondo il team di Raiffeisen, non sorprende che continuino gli afflussi di investimenti verso queste economie. Per l'FMI si prevede una crescita del 4,8% quest'anno

L'espansione economica dei Paesi Emergenti continua a deporre a favore delle loro economie. Il FMI prevede per loro una crescita economica del 4,8% nel 2018 (rispetto all'1,9% per le nazioni industrializzate).
A un anno dalla sua vittoria elettorale sostanzialmente sorprendente, sembra che il parlamento stia effettivamente per approvare l'ampia riforma fiscale del presidente USA Trump. Per ora gli esperti stanno ancora discutendo delle esatte ripercussioni sull'economia. Sembra chiaro che con questa mossa l'indebitamento degli USA aumenterà ulteriormente.
Gli utili netti di molte aziende USA potrebbero inoltre ricevere un ulteriore impulso. Visibilmente incentivato da tutto ciò, il mercato azionario USA ha toccato nuovi massimi, mentre i corsi azionari nel "resto del mondo", compresi i Paesi emergenti, sono perlopiù rimasti fermi o hanno leggermente ceduto.
Gli investitori nei mercati emergenti (EM) possono guardare indietro a un anno molto redditizio, sia per le azioni che per le obbligazioni. Non sorprende quindi che gli afflussi verso i Paesi emergenti continuino. Nel 2017 i flussi verso i mercati azionari sono stati pari a 61 miliardi di dollari USA circa, il valore più alto dal 2010.
La soddisfazione degli investitori in euro diminuisce naturalmente a causa della forza della moneta unica europea. Del resto, in questo modo è andato perso circa il 50% dell'apprezzamento nominale dell'anno.
A novembre si sono registrati forti guadagni anche per quanto riguarda i metalli industriali (in particolare il rame) e il greggio. Il "Brent del Mare del Nord" è salito a circa 63 dollari USA al barile, il valore più alto da maggio 2015. È stato ulteriormente supportato dall'estensione delle restrizioni alla produzione da parte dei Paesi dell'OPEC e della Russia. Bisogna però vedere, se questa scalata dei prezzi delle materie prime continuerà.
Come già sottolineato più volte a questo proposito, la chiave di tutto questo sta in Cina. E lì, a sua volta, ci si focalizza sempre di più sulla stabilità del sistema finanziario. Di conseguenza, almeno temporaneamente potrebbero verificarsi un rallentamento della crescita e una domanda inferiore di materie prime.
Vediamo quindi alcuni focus su Paesi emergenti, segnatamente i BRICS.

Cina
La dinamica congiunturale della Cina ha subito un leggero rallentamento nell'ultimo periodo. Questo non è comunque né drammatico in termini di grandezza né giunge inaspettatamente. La maggiore attenzione riservata ai rischi di stabilità nel sistema finanziario deve necessariamente portare a una flessione della crescita - la domanda è solo, quanto sarà significativa e in quali settori si manifesterà. A ciò si aggiunge che la Cina sta contemporaneamente effettuando un importante cambiamento delle sue strutture economiche e del suo modello economico.
I consueti indicatori di sintesi, come la crescita economica, la produzione industriale o gli investimenti, hanno quindi un significato solamente limitato. Per illustrare meglio la dimensione del sistema finanziario: la massa monetaria della Cina nel frattempo è più grande di quella degli USA e della zona euro messe insieme. Rispetto alla performance economica, i crediti esistenti e la massa monetaria sono senza precedenti nella storia.
Il governo di Pechino avvierà delle misure addirittura su tre fronti per prevenire un'eventuale crisi importante: attraverso la politica della banca centrale, tramite una regolamentazione più severa e attraverso continue misure anticorruzione. Ciò è un esercizio di equilibrio molto difficile. In passato, Pechino aveva praticamente sempre contrastato un rallentamento economico troppo sostenuto con un'espansione del credito. Adesso si vuole e si deve comunque contenere proprio questa espansione del credito. Non è un compito semplice, per giunta in un paese così enorme. Ciò non significa che ci sarà un disastro.
La fase attuale di volatilità contenuta su quasi tutti i mercati finanziari potrebbe, tuttavia, finire presto. La Cina potrebbe essere uno dei candidati di punta dal quale potrebbe manifestarsi il cambiamento.

India
La crescita economica indiana ha interrotto il suo trend al ribasso, almeno per il momento. L'aumento del 6,3% nel secondo trimestre dell'esercizio corrente (aprile 2017-marzo 2018) è stato comunque leggermente inferiore alle attese. Mentre il settore manifatturiero è cresciuto grazie agli investimenti, il settore edilizio ha continuato il debole andamento degli ultimi mesi.
I dati sull'inflazione sono piaciuti poco. Il significativo aumento dei tassi d'inflazione a ottobre dovrebbe allontanare per ora la possibile opzione, in mano alla banca centrale, del taglio del tasso d'interesse. La Banca Centrale ha lasciato i tassi invariati nell'ultima riunione di inizio dicembre, ha però alzato le stime sull'inflazione.
L'aumento del prezzo del petrolio e il rischio di un deficit di bilancio del governo centrale più alto si aggiungono come ulteriori fattori negativi. Ma ci sono state anche notizie positive. L'India è salita di trenta posizioni nell'importante classifica della Banca mondiale dei "Paesi dove è più facile fare impresa". In questo modo sono state riconosciute le riforme avviate da quando si è insediato il Governo Modi. L'agenzia di rating Moody's ha alzato di un gradino a Baa2 (Baa3 è il gradino più basso nella categoria investment grade) il merito di credito dell'India e lo ha motivato sia con le attività di riforma che con le misure di risanamento del settore bancario.

Brasile
Nonostante le continue incertezze della politica interna, la ripresa dell'economia brasiliana accelera gradualmente il passo. Come da attese, a inizio dicembre la banca centrale ha di nuovo tagliato il tasso d'interesse di riferimento dello 0,5% portandolo al 7%, un minimo storico.
Allo stesso tempo le autorità monetarie hanno previsto per l'anno prossimo un'accelerazione della crescita al 2,5%, dopo lo 0,7% ipotizzato per quest'anno. Alcuni analisti prevedono addirittura una crescita maggiore, pari al 3% e oltre. La chiave di tutto dovrebbero essere i consumatori. Grazie al calo dei tassi, al miglioramento del mercato del lavoro e al calo dell'inflazione, i consumatori potrebbero più che compensare gli effetti negativi di un'attività d'investimento che probabilmente continuerà a essere modesta.
La grande incognita è naturalmente rappresentata dalle elezioni presidenziali di ottobre dell'anno prossimo. L'esito è incerto; non è escluso un ritorno dell'ex presidente Lula da Silva. Sembra invece abbastanza sicuro che il titolare del mandato Temer probabilmente si trova davanti al suo ultimo anno di permanenza in carica. Tassi di consenso di appena il 5% lo rendono attualmente il presidente di gran lunga meno popolare dell'America del Sud.
Il mercato azionario al momento se ne interessa ancora relativamente poco; qui sono piuttosto i risultati aziendali attuali a essere al centro dell'attenzione. Questi sono stati inferiori alle aspettative sia per il gigante del petrolio Petrobras che per il principale fornitore di energia elettrica Elektrobras.


Russia
Ultimamente la ripresa congiunturale della Russia sembra aver subito un lieve rallentamento. Il tasso di crescita provvisorio per il terzo trimestre (+1,8% p.a.) è stato inferiore alle aspettative di mercato. Anche le vendite al dettaglio e la produzione industriale sono state più deboli di quanto generalmente previsto. È stato invece positivo l'ulteriore calo dell'inflazione. Con appena il 2,5% p.a. l'inflazione a novembre è scesa a un nuovo minimo storico dell'era postsovietica.
Al momento, l'economia russa viene sostenuta naturalmente dall'aumento delle quotazioni dei metalli e dal prezzo del petrolio più alto. Nel frattempo, grazie alla forte svalutazione della valuta, questo è già di nuovo vicino al prezzo medio del 2014, calcolato in rubli. La banca centrale ritiene che la Russia attualmente stia già sfruttando al massimo la sua crescita potenziale. Per raggiungere tassi di crescita molto più alti sarebbero pertanto necessarie sostanziali modifiche dell'economia.
Il ministro dell'economia Oreshkin ha identificato nelle infrastrutture insufficienti e, in parte, in cattivo stato uno dei principali ostacoli per una maggiore crescita economica. Un altro fattore negativo temporaneo, secondo lui, è rappresentato dai tagli alla produzione nell'ambito degli accordi di produzione con gli Stati dell'OPEC. La questione è quanto la Russia sarà in grado di sfruttare l'attuale contesto favorevole dei prezzi del petrolio per diversificare ulteriormente l'economia e dotarla di una base di crescita più solida.



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