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   numero di 13/12/2017
Finanza e investimenti

La corsa del dollaro non è ancora terminata
Secondo J.P. Morgan AM, a fronte dell'ottimo andamento dell'economia interna, la moneta USA si è notevolmente rafforzata. Sarà in grado di mettere a segno ulteriori progressi?

Prosegue ininterrotta la crescita dell'economia statunitense, con un PIL stimato superiore al 3% per il quarto trimestre su base annua e gli indici delle sorprese macroeconomiche ai massimi dal 2012. Sembrano inoltre essere rientrati i timori relativi alle spinte deflazionistiche: il tasso di inflazione core degli Stati Uniti è infatti stabile a ottobre, con l'inflazione core a tre mesi al 2,4% su base annua. Ci aspettiamo che il movimento al rialzo prosegua ulteriormente, anche a causa delle letture deludenti dei mesi passati. L'ultima rilevazione dell'inflazione ha rimosso ogni residuo ostacolo a un nuovo aumento dei tassi da parte della Federal Reserve (Fed) a dicembre, mentre il quadro fondamentale sembra nel complesso coerente con un numero di interventi maggiore per il 2018 rispetto alle due strette al momento scontate dal mercato.

Valutazioni quantitative

L'inclinazione della curva dei tassi è un indicatore generalmente utilizzato nel mercato obbligazionario, ma ha implicazioni anche per quello valutario. In particolare, è importante capire perché la curva dei rendimenti statunitensi si è appiattita in quest'ultimo periodo per valutare se i relativi impatti sul dollaro siano positivi o negativi. Il segmento 2-10 anni (la parte della curva che rappresenta i rendimenti dei Treasury con scadenze comprese tra 2 e 10 anni) mostra al momento la pendenza più piatta da 10 anni a questa parte, una dinamica dovuta al rialzo dei rendimenti delle scadenze più brevi a fronte della relativa stabilità di quelli decennali che riteniamo potrebbe essere positiva per il dollaro statunitense. Tuttavia, se la struttura della curva dovesse appiattirsi a causa del ribasso del rendimento del titolo decennale, chiaro segnale di un errore di politica monetaria, le nostre previsioni per il biglietto verde si farebbero meno rosee.

Fattori tecnici

Il posizionamento degli investitori sul dollaro statunitense è rimasto nel complesso invariato, ma sia i nostri indicatori interni che quelli esterni segnalano un netto aumento degli acquisti nelle ultime settimane. In parallelo sono aumentate anche le posizioni corte sulla duration statunitense. Anche se per ora la concentrazione di posizioni lunghe sul dollaro non ci preoccupa, continuiamo a monitorare la situazione perché se questa divenisse una strategia generalizzata potrebbe esercitare pressioni sul movimento al rialzo del biglietto verde.

Cosa significa per gli investitori obbligazionari?

Dopo aver perso oltre il 10% nei primi nove mesi dell'anno, toccando il minimo l'8 settembre, il Dollaro statunitense ponderato per l'interscambio ha in seguito guadagnato oltre il 3% (al 17 novembre). Questo robusto apprezzamento, unito al miglioramento delle dinamiche inflazionistiche e alla nostra convinzione che il mercato stia sottovalutando le probabilità di nuove strette monetarie da parte della Fed, indica che il biglietto verde potrebbe continuare a guadagnare terreno a breve termine. Tuttavia, sul più lungo periodo potrebbe perdere terreno rispetto all'euro, che sarà invece sostenuto dall'eccellente bilancia dei pagamenti dell'UE. Poiché prevediamo che nei prossimi 3-6 mesi il cambio EUR/USD rimarrà stabile all'interno dell'intervallo 1,15-1,21 riteniamo opportuno adottare un approccio tattico nei confronti dell'esposizione in dollari e, per il momento, favoriamo una posizione di sovrappeso.



Team Global Fixed Income, Currency and Commodities Group di J.P. Morgan Asset Management



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