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   numero di 06/12/2017
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Tagliaferri (Deloitte): l'unione proficua tra arte e finanza 

Per il wealth management il settore rappresenta un vero e proprio asset il cui valore è in continua crescita. Un ambito che interessa anche private banker e family officer

La recente vendita da Christie's del quadro "Caput Mundi" di Leonardo per la strabiliante cifra di 450 milioni di dollari, ha riportato i riflettori sul mondo dell'arte e su come questo possa rappresentare anche una fonte di investimento. Sul tema è stato da poco pubblicato l'Art & Finance report, condotto da Deloitte in collaborazione con ArtTactic e giunto alla quinta edizione. Per i prossimi 12 mesi le prospettive di crescita sono positive: il 62% degli intervistati ritiene che il mercato dell'arte contemporanea negli Stati Uniti crescerà; il 36% degli intervistati ritiene positive le prospettive nei mercati europei; maggiori incertezze in UK, dove per il 38% la Brexit potrebbe avere impatti negativi sul mercato dell'arte; stabile il mercato dell'arte asiatico. Su questo abbiamo intervistato Barbara Tagliaferri, Deloitte Italy, Art & Finance Coordinator for Italy.

Quali sono le principali evidenze del report?

I trend che emergono dal report sono principalmente tre. Il primo è una maggiore consapevolezza da parte del mondo del wealth management che l'arte è un vero e proprio asset fa considerare nell'ambito dell'analisi di un patrimonio complessivo dei clienti. Si tratta di un trend che si è andato a consolidare nel corso degli anni e che oggi è dichiarato dall'88% dei wealth manager. Quindi questi sono fortemente convinti che l'arte debba essere trattata come un asset a tutti gli effetti.
Altrettanto convinti sono i professionisti del settore - come case d'asta, advisor, galleristi, ecc. - oltre ai collezionisti stessi. La differenza che abbiamo registrato è che di fatto, concretamente, il mondo delle private bank e dei family officer ha aumentato la gamma dei servizi relativi all'arte offerti, come l'art advisor e la gestione delle collezioni. Un concreto passo in avanti verso la reale offerta di servizi ai clienti. E quindi, consapevolezza che si è concretizzata in maggiori servizi offerti.
Il terzo trend, forse quello più significativo, è che i clienti e i collezionisti ora chiedono questi servizi al wealth manager. Quest'ultimo oggi ricopre un ruolo assolutamente cruciale: è il referente per il mondo dei collezionisti e dei clienti, che chiedono di fare da "filtro" neutrale nei confronti di quelle competenze che possono essere attinte da terze parti.

Arte e finanza: quali sono i trend attuali?

Arte e finanza non sono un tema nuovo. Il momentum che il settore sta vivendo è quello di una reale e concreta consapevolezza del fatto che questi due mondi si debbano parlare. Oggi i collezionisti, per la stragrande maggioranza (95%) investono in arte per passione ma con un occhio all'investimento. I due mondi quindi si stanno parlando, e colmare il gap per le banche private e i family officer che non l'hanno ancora fatto, è sicuramente un elemento competitivo che in questo momento fa la differenza.
Rispetto al passato aumenta quindi la consapevolezza, che si sta concretamente trasformando in una reale offerta di servizi legati all'arte. Per esempio, l'87% dei gestori di patrimoni oggi offre servizi di valutazione delle opere d'arte (+18% rispetto al 2016); i servizi di art advisor sono offerti dall'83% (+4% rispetto al 2016); la gestione delle collezioni d'arte è offerta dal 78% (+19% rispetto al 2016). Questi servizi sono offerti sia in-house sia attraverso terze parti.

Come si inizia un investimento in arte?

Avvicinarsi al mercato dell'arte è abbastanza complesso. Si tratta di un mondo altamente variegato ed articolato. Il consiglio a chi si avvicina al mondo dell'arte per la prima volta è quello di avvicinarsi a settori a minor rischio, quali la fotografia, le stampe d'autore, le opere su carta. Questi sono settori dell'arte che permettono l'avvicinamento graduale. Hanno costi ridotti, però consentono di far conoscere i meccanismi del collezionismo. Una volta che il portafoglio - e quindi l'investimento - può aumentare, è assolutamente necessario avere qualcuno che accompagni. Di nuovo, il ruolo del private banker o del family officer - in quanto elemento indipendente, che conosce il patrimonio e ha una visibilità complessiva sul proprio cliente - è la figura fondamentale. Con la sua garanzia, accompagnerà in seguito il cliente anche nel momento dell'acquisto, che può essere fornito da terze parti.

Ci sono differenze tra l'Italia e l'estero?

Il mercato dell'arte è in crescita. Nei primi sei mesi del 2017, secondo le principali case d'asta internazionali (Sotheby's, Christie's ecc.) le vendite sono aumentate del 18%. Questo andamento positivo ricade su gran parte dei Paesi, principalmente Stati Uniti ed Europa. L'Italia sicuramente si inserisce in questa scia, ma la cosa veramente importante e che può cambiare il livello di competitività del nostro Paese è il recente decreto legge, grazie anche all'intervento del ministro Franceschini, che permetterà con una nuova normativa di avere una regolamentazione in più ad altri Paesi europei. Questo permetterà una maggiore possibilità di circolazione delle opere, una maggiore competitività, e quindi la possibilità di far fare quel salto dal mercato locale al mercato globale che sicuramente consentirà al nostro mercato dell'arte di crescere.

Quindi c'è finalmente qualcosa di concreto?

Certo, come il bonus art e la riforma dei musei. E' una tendenza che va nella direzione di un ammodernamento, sotto tutti i punti di vista: dalla gestione dei musei ad una nuova consapevolezza nella gestione delle opere d'arte. Siamo in un momento di grande cambiamento di mentalità nei confronti dell'arte a 360 gradi.

Attualmente, chi investe in arte?

Il mercato dell'arte è quello dei cosiddetti Ultra High Net Worth Individuals (UHNWI), i super ricchi. Come leggiamo sui media, i prezzi dell'arte contemporanea, che è quella che traina il settore, raggiungono cifre stellari. La nota abbastanza sorprendente è che questa parte di popolazione si stima crescerà del 43% nei prossimi anni, e non solo. Il trend del valore che queste persone allocheranno in oggetti di lusso, in arte e oggetti da collezione, si stima a sua volta in crescita. Anche perché l'arte porta con sé tutta una serie di valori legati al lifestyle e al prestigio: è di fatto uno status symbol. Oggi questi Ultra High Net Worth Individuals investono 1.600 miliardi di dollari in arte. Se pensiamo che nel 2026 queste persone quasi raddoppieranno, tra 10 anni il valore del loro patrimonio artistico dovrebbe raggiungere i 2.700 miliardi di dollari. Sono quindi loro che fanno il mercato dell'arte. Anche se, come detto prima, avvicinarsi a questo mondo offre diverse possibilità, anche per chi ha un budget contenuto da investire.

Cosa altro emerge dal report

Secondo lo studio 9 gestori patrimoniali su 10 affermano che i beni artistici e gli oggetti da collezione debbano essere inclusi nell'offerta di servizi offerti dai gestori patrimoniali.
Il 55% dei gestori patrimoniali intervistati afferma che i clienti chiedono sempre più servizi relativi agli investimenti in arte; il 69% si aspetta che i clienti includano arte e oggetti da collezione tra i loro asset.
Il 44% degli intervistati ritiene che nei prossimi 12 mesi aumenteranno il focus e le risorse dedicate alla gestione patrimoniale dei beni artistici (rispetto al 38% del 2016): questo è il dato più alto in assoluto dal lancio della prima survey nel 2011 ed è supportato dalla traiettoria positiva dei prodotti e servizi legati al mondo dell'arte.

Il più tradizionale supporto relativo al passaggio successorio resta il servizio più offerto in assoluto, ed è quello che i gestori di patrimoni ritengono sarà maggiormente offerto nel corso dei prossimi 12 mesi: lo dichiara il 70% degli intervistati.

La tecnologia come driver per potenziale il mercato dell'arte

La tecnologia svolge sempre più un ruolo fondamentale nell'evoluzione dei servizi legati alla gestione dei patrimoni artistici. Il report evidenzia come ad esempio le startup tecnologiche del settore arte stanno sviluppando nuovi modelli di business a supporto dei servizi tradizionali per incrementare tra gli altri aspetti la trasparenza e migliorare la metodologia di valutazione dei dati.
Secondo il report 2017 Hiscox Online Art Trade, le vendite online di beni artistici hanno raggiunto un valore stimato in 3,75 miliardi di dollari nel 2016 (+15% rispetto al 2015); anche Sotheby's ha incrementato il business online del 19% e Christie's del 34% nel 2016. Le aste online rappresentano l'8,4% rispetto al totale del mercato delle aste e sono cresciute del 7,4% nel 2015.

La regolamentazione a favore del mercato dell'arte

La mancanza di regolamentazione e di trasparenza nel mercato dell'arte è fonte di preoccupazione per 3 gestori patrimoniali su 4. I principali rischi sono legati al price manipulation, insider trading e altri comportamenti limitanti la concorrenza.
Il 79% dei gestori patrimoniali considera la mancanza di trasparenza del mercato dell'arte una delle sfide principali; il 65% ritiene che il riciclaggio di denaro sia una seria minaccia alla credibilità di questo settore.



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