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   numero di 29/11/2017
Finanza e investimenti

Mercati Emergenti: i flussi di capitale continuano ininterrotti
Secondo Raiffeisen CM, per la nona volta quest'anno sono saliti più delle borse sviluppate. Da inizio anno l'indice MSCI Emerging Markets ha segnato un rialzo del 30%, circa rispetto al 16% dei Paesi industrializzati

Nel mese di ottobre, storicamente il "mese dei crash", i mercati azionari emergenti, con poche eccezioni, hanno registrato ulteriori guadagni. Per la nona volta quest'anno sono saliti più delle borse sviluppate. Da inizio anno l'indice MSCI Emerging Markets ha dunque segnato un rialzo del 30%, circa rispetto al 16% dei Paesi industrializzati (indice MSCI World). In questo contesto una correzione temporanea del 5-10% sarebbe normale, ma al momento non c'è, tuttavia, nessun segnale concreto, tanto più che gli afflussi di capitale continuano ininterrottamente. Nel complesso, da inizio anno sono già stati investiti quasi 60 miliardi di dollari USA nelle azioni dei paesi emergenti, il valore più alto dal 2010.
Positiva per le azioni dei Paesi emergenti anche la netta ripresa dei prezzi delle materie prime nell'ultimo periodo. Il greggio ha subito un rialzo di quasi l'8% a ottobre e anche gran parte dei metalli industriali ha registrato un significativo incremento negli ultimi mesi. La decisione della Banca centrale europea di voler continuare i propri acquisti di obbligazioni almeno fino a settembre dell'anno prossimo (anche se nel 2018 con un volume mensile dimezzato) significa, almeno per altri 12 mesi, un continuo e abbondante approvvigionamento di liquidità dei mercati finanziari globali, nonostante un lieve inasprimento a breve della politica monetaria USA.
Il contesto per la maggior parte delle obbligazioni dei paesi emergenti rimane pertanto ancora positivo - all'abbondante liquidità globale si aggiungono tassi d'inflazione in genere stagnanti o in calo, dati fondamentali economici buoni nonché risultati aziendali in gran parte migliori.

Russia - Economia in lieve rallentamento
La ripresa economica della Russia di recente è leggermente rallentata; comunque la crescita dovrebbe essere stata superiore al 2% p.a. anche nel terzo trimestre. Mentre la produzione industriale a settembre è stata inferiore alle attese, hanno sorpreso positivamente le vendite al dettaglio. L'inflazione è scesa su un minimo record attestandosi appena al 3% p.a. Come previsto, a fine ottobre la banca centrale ha aumentato il tasso guida dello 0,25% portandolo all'8,25% e ha promesso ulteriori graduali allentamenti della politica monetaria. Il prezzo del petrolio è di nuovo salito significativamente a ottobre; con il Brent del Mare del Nord che ha superato la soglia dei 60 dollari USA. A questo rialzo dovrebbe aver contribuito anche la dichiarazione congiunta di Arabia Saudita e Russia sulla possibile proroga oltre marzo 2018 delle limitazioni alla produzione di petrolio.
In generale, le ultime settimane sono state caratterizzate da attività diplomatiche di alto livello con notevole potenziale economico. Dopo la visita di Stato del re saudita a Mosca, a Teheran si è tenuto un vertice trilaterale tra Iran, Russia e Azerbaigian. Tra l'altro sono previsti investimenti russi per svariati miliardi in progetti nei settori del petrolio e del gas in Iran. Inoltre, si vuole costruire una pipeline russa ("South Asian Stream") tra l'India, il Pakistan e l'Iran. Tutti questi progetti potrebbero notevolmente promuovere l'integrazione euroasiatica, da tempo al centro della politica estera ed economica russa. Nonostante la forte ripresa del prezzo del petrolio, a ottobre hanno ceduto leggermente sia il rublo sia il mercato azionario russo. L'indice Micex è stato penalizzato in particolare dal gruppo retail Magnit, le cui quotazioni hanno subito una forte contrazione a seguito dei dati aziendali deludenti.

Polonia. L'economia della Polonia continua la sua forte crescita, trainata in primo luogo dal consumo privato e pubblico, ma anche dall'aumento delle esportazioni. Una crescita leggermente più debole nella zona euro e problemi sul mercato del lavoro polacco, tuttavia, secondo la Banca mondiale potrebbero portare a un lieve rallentamento della crescita nell'anno prossimo. Intanto il PIL pro capite della Polonia ha raggiunto il 70% della media dell'UE. 13 anni fa, quando ha aderito all'UE, era solo il 50%.

Ungheria. In Ungheria la crescita è rallentata oltre le attese nel secondo trimestre; tuttavia, il valore per il primo trimestre è stato contemporaneamente rivisto al rialzo. Il ministro dell'economia ungherese ha definito il "modello economico ungherese" come possibile modello per altri paesi dell'Europa con il quale rilanciare la propria debole crescita. L'attenzione del paese attualmente si concentrerebbe sul netto aumento della propria competitività.


Repubblica Ceca. La crescita economica nella Repubblica Ceca ha subito un'ulteriore accelerazione nel secondo trimestre. Sono cresciuti significativamente soprattutto gli investimenti, a ciò si aggiunge un consumo privato in espansione. L'indice dei direttori d'acquisto del settore manifatturiero di recente ha toccato i massimi da sei anni. La corona ceca è salita nella speranza di possibili aumenti dei tassi d'interesse più forti della banca centrale e rispetto all'euro è salita su un nuovo massimo degli ultimi quattro anni. La banca centrale ha aumentato, come previsto, il tasso d'interesse di riferimento dello 0,25%, portandolo allo 0,5%. Allo stesso tempo ha però anche fatto intendere di non avere motivo per accelerare i rialzi dei tassi.
 



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