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   numero di 29/11/2017
Cover story

Gil (Singularity U Italy Summit): puntiamo su tecnologie esponenziali 

Per i manager che partecipano al nostro evento conta molto il messaggio, gli stimoli, che cosa possono riportare in azienda di quello che si è visto e sentito 

Abbiamo incontrato Diego R. Gil Hermida, Managing Director di SingularityU Italy Summit e cercato di "carpire" qualche piccolo segreto del successo che si cela dietro grandi eventi internazionali organizzati per i manager e imprenditori in questi anni. Gil, infatti

Singularity U Italy Summit 2017, primo evento: com'è stato organizzarlo?

La Singularity University è partita dalla Silicon Valley nel 2008 e da lì è iniziata una crescita assolutamente esponenziale. In questo processo di crescita sta sbarcando in Europa, con un Summit in Germania, in Olanda e a settembre c'è stato in Italia. Quello in Italia è stato un successo assoluto, con oltre 1000 partecipanti, con molti sponsor e brand che hanno sposato l'iniziativa. Un lavoro di dodici mesi per organizzarlo e oggi abbiamo riscontrato un grande successo.

Successo di pubblico, certo, ma non è facile allestire un parterre di relatori così importanti che arrivano da ogni parte del mondo. Come fate?

Il problema principale è trovare il filo conduttore, perché con Singularity si parla di tematiche molto dirompenti, molti argomenti non sono del tutto sviluppati e il lavoro nostro è costruire un discorso che possa durare due giorni. Non possiamo mettere 10 o 20 relatori che dicano un loro parere o un'idea, ma dobbiamo costruire quale sarà il messaggio complessivo. Quando si partecipa ad un evento, soprattutto per un manager, conta molto il messaggio, che cosa può riportare in azienda di quello che ha visto e sentito. Ci sono migliaia di eventi, tavole rotonde, convegni anche interessantissimi che non riescono a trasmettere valore. Ecco, è sul valore che si fa la differenza. Non è facile parlare di di argomenti come intelligenza artificiale, automazione, robotica, medicina d'avanguardia, biotecnologie, neuroscienze, fonti energetiche alternative, ma anche le nuove frontiere dell'apprendimento o il futuro del mondo del lavoro, senza trovare un filo conduttore a tutto quanto, senza perdere la focalizzazione sull'obbiettivo. Il nostro impegno è rivolto nel trovare stimoli che possano dare slancio alla platea nella vita lavorativa dei prossimi mesi.

Perché le aziende investono in un evento come Singularity U Summit Italy?

Ci sono aziende che vogliono investire perché vogliono che il management sia all'altezza di quanto succederà nei prossimi anni. Poi, ci sono altre che stanno investendo internamente in innovazione e una delle maniere più semplici per farsi conoscere è abbinare il loro brand al brand Singularity University.

Singularity U Summit non si ferma qui...

Essendo Singularity un evento così particolare, si presta molto bene per organizzare giornate presso le aziende con cui lavoriamo per entrare nei dettagli delle opportunità create dall'innovazione. Un discorso è preparare il Summit del prossimo anno, che richiede tempo, fatica e pensiero, ma un'altra cosa è cominciare a preparare workshop su misura per le diverse aziende. Se un'un'azienda ha bisogno di innovazione possiamo aiutarla; se un'azienda deve valutare come si posiziona rispetto ai competitor di altri Paesi del mondo nell'ambito della tecnologia noi possiamo farlo. Le opportunità sono diverse, sarà una quantità di servizi molto allargati, quasi personalizzati caso per caso.


Entriamo nel personale. Lei ha una grande esperienza in questo mercato, ha organizzato tantissimi eventi. Che cosa ha imparato, personalmente, da questo evento del tutto nuovo?

Io credo che ognuno debba cambiare il proprio mestiere ogni tre anni perché così si cresce, si migliora, ha nuovi stimoli e resta creativo. Fare le stesse cose va contro la creatività. Aver fatto questo evento mi ha fatto imparare tante cose, ho dovuto studiare tanto e adesso approfitterò per i prossimi due anni di questa esperienza. Non si deve mai smettere di imparare e cercare nuovi stimoli. Ma questa è la mia storia di manager, molto personale.



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