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   numero di 22/11/2017
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Ascani (Format Research): le banche concedono credito per l'impresa 4.0

Le imprese che investono in progetti di digitalizzazione riescono ad ottenere i finanziamenti richiesti. Soprattutto quelle con la vocazione all'internazionalizzazione e all'export 

Dopo quasi dieci anni di crisi le imprese tornano ad avere fiducia e a rivolgersi alle Banche per finanziare gli investimenti dei quali hanno bisogno. E lo fanno principalmente per rispondere efficacemente alla nuova sfida della digitalizzazione. E' quanto emerge dall'Osservatorio "Il credito che crea sviluppo - L'orizzonte di fiducia delle imprese" di Format Research, con il patrocinio di Asseprim. Ne abbiamo parlato con Pierluigi Ascani, Direttore Format Research.

Imprese e credito: a che punto siamo?

E' aumentata la quota delle imprese che si recano in banca per richiedere credito ma, nell'ambito di questa percentuale, la quota di quelle che lo richiedono per fare investimenti. Quali investimenti? Lo abbiamo scoperto proprio nel primo semestre del 2017: è aumentata del 20% la quota di imprese che chiedono credito per finanziare investimenti nel settore della digitalizzazione. Si tratta di un obiettivo importante che si stanno ponendo le aziende italiane che in qualche modo tendono ad essere "compliance" con quella che si preannuncia essere una vera e propria rivoluzione a livello planetario.
Nella digitalizzazione dei processi ha investito il 45% delle imprese, ma solo il 3% dello small business. Le aree di investimento delle imprese sono pressoché tutte quelle considerate da Industria 4.0 (o Impresa 4.0): mobile business, sicurezza informatica, processi organizzativi, digitalizzazione, dematerializzazione, IoT, etc.
Cogliere il fenomeno della digitalizzazione - in termini di formazione dei propri occupati, nuove dotazioni informatiche, capacità di rendersi conto di quelle che sono le nuove esigenze della domanda e dei mercati sui quali le imprese insistono -, è fondamentale per non restare indietro. Nei prossimi anni si ritiene che gran parte dei posti di lavoro esistenti sarà in qualche modo sostituita da processi digitale o robotizzati.
L'Italia cerca di stare al passo e le nostre imprese stanno cogliendo questa opportunità e hanno bisogno del credito. Da questo punto di vista il credito bancario è quello che crea sviluppo. Non sempre però le imprese lo ottengono. Fondamentale è la capacità delle aziende nel saperlo chiedere nel modo giusto, finalizzando e presentando nel modo opportuno quelle che sono le proprie iniziative in termini di sviluppo e nuove progettualità.
Purtroppo osserviamo una capacità delle imprese di avere una visione chiara del futuro a due velocità. Da una parte c'è il tessuto delle aziende, del commercio, dell'industria delle costruzioni e dei servizi delle regioni del centro-nord; dall'altra ci sono le imprese del sud, più indietro, ancora in qualche modo impegnate nell'avere a che fare con problemi pregressi. Quindi rileviamo un nord che "tira" di più rispetto al sud, dove la relazione con le banche in qualche modo è più complessa.

Esistono delle best practice su come ottenere finanziamenti bancari da parte dell'impresa?

Non saprei se esiste una sorta di decalogo del genere. Nel caso ci venisse chiesto di dare consigli in questo senso, quello che potremmo dire è di non chiedere il credito da soli ma di farsi aiutare da un consulente. Un qualcuno che in qualche modo possa fare da hub tra l'impresa e la banca e che dica delle cose all'imprenditore. Prima di tutto, presentare la domanda e il progetto di investimento nel modo giusto. Far capire alla banca che il progetto di investimento è un qualcosa che si vuole finanziare affinché l'impresa cresca e si sviluppi, e abbia un futuro che produca ricchezza non soltanto per l'impresa e i suoi dipendente, ma anche per tutti coloro che in qualche modo hanno partecipato a quello sviluppo. In ultima analisi, la banca stessa. E' quindi opportuno farsi aiutare da altri, come le associazioni di categoria, i Confidi, i consulenti. Esiste un mondo è collaterale a al credito e alla finanza, e che può aiutare le imprese. Un imprenditore che sa di non esser da solo sul mercato, ma che può contare su una rete o un network di soggetti che possono assisterlo, è un imprenditore che probabilmente può dimostrarsi più in grado di altri di ottenere il credito che gli occorre.
In quest'ottica, appare evidente la connessione tra fiducia, credito, investimenti: un'impresa fiduciosa è anche un'impresa che più probabilmente investirà e per farlo avrà bisogno di credito. Gli operatori finanziari possono dunque diventare veri e propri partner per lo sviluppo delle imprese.

Esiste un'evidenza che chi chiede finanziamenti per l'export abbia maggiore successo nell'ottenerli?

Si. Le imprese che sono orientate all'export generalmente ottengono più facilmente il credito da parte delle banche. Anzi, le banche cercano con cupidigia le aziende che esportano ed internazionalizzano, in quanto sono anche quelle che riescono a produrre - in termini di ricavi, di sviluppo ecc. - quote che sono ben distanti da quelle imprese che si rivolgono esclusivamente al mercato domestico. Si calcoli soltanto che la media delle banche utilizzate dalle imprese che fatturano oltre 2 milioni e mezzo di euro è pari a quattro, mentre la media per le imprese internazionalizzano per la stessa fascia di fatturato è pari a 6 e mezzo. Questo dato da solo in qualche modo la dice lunga sul rapporto tra le banche e le imprese che internazionalizzano. E quindi non a caso un segmento ritenuto di grande interesse da parte degli istituti di credito.

Tra le imprese che operano all'estero la suddivisione delle quote di lavoro bancario è la seguente: fatto uguale a 100 la percentuale delle quote di lavoro bancario, il 29% è allocato sulla banca principale mentre il 71% sulle banche secondarie. In crescita nel corso degli ultimi due anni l'NPS (Net Promoter Score, tasso di passaparola) nei confronti delle banche principali che vengono utilizzate per internazionalizzare: era il 26% nel corso del secondo semestre del 2016 è 27,1% nel primo semestre del 2017.



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