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   numero di 20/09/2017
Finanza e investimenti

Alla disperata ricerca dell'ultima parte del rally
De Michelis (Frame AM): se vogliono continuare a pagare un rendimento ai propri clienti, i gestori devono necessariamente aumentare il peso medio dell'equity nei propri portafogli

"Ancora tu, non mi sorprende lo sai..." cantava l'indimenticato Lucio Battisti nel 1976 riferendosi agli incontri con la sua ex, mentre i miei pensieri vanno al ritorno sulla scena dell'oro, con le sue caratteristiche di bene rifugio comprato a mani basse durante il mese di agosto, ma comunque in ottimo rialzo da inizio anno (intorno ad un 18%).
Anche se non amo l'analisi tecnica, non posso fare a meno di guardare il grafico che ha disegnato ultimamente, dal quale si evince chiaramente che si sta avvicinando ad un'importante resistenza in area 1380-1400 che in passato ha spesso agito come barriera. Da tenere d'occhio nel prossimo futuro quindi l'andamento del metallo giallo perché potrebbe fornirci importanti segnali, anche in merito alle azioni minerarie che come sapete hanno un effetto leva (quindi con tutti i pro e i contro) rispetto al semplice gold bullion.
Ma quali sono state le motivazioni di questo rally?
Sicuramente i test nucleari di Kim Jong-Un hanno avuto il loro peso, così come la debolezza del dollaro, tuttavia ciò che mi lascia più sorpreso è ancora una volta la resilienza dei mercati azionari internazionali di fronte a tensioni geopolitiche certamente rilevanti, se si eccettua la debole eccezione dell'indice giapponese Nikkei, che ha scontato moderatamente la forza dello yen, annoverato tra i cosiddetti beni-rifugio, anche se faccio fatica ogni volta a capirne il perché.
Diciamo quindi che se un operatore sui mercati si fosse ritrovato su un'isola deserta per un mese senza nessun tipo di collegamento con il mondo esterno, se non fosse per la performance al rialzo dell'oro, osservando i numeri dei mercati azionari sarebbe autorizzato a pensare che la vicenda dei missili coreani sia stata solo uno scherzo.
Eppure le valutazioni medie dell'equity mondiale sembrano essere tutt'altro che a buon mercato, e questa storia poteva essere tranquillamente presa come spunto per una bella e salutare presa di beneficio globale. E allora perché non è andata così?
La mia sensazione è che non ci siano vere e proprie alternative e sembra quasi che i gestori patrimoniali abbiano più paura di perdere l'ultima parte del rialzo che di perdere soldi.
Dopo aver spremuto fino in fondo i mercati dei corporate bond e degli high yield (pensate che quest'estate le BB europee sono arrivare a rendere meno del decennale americano) adesso se vogliono continuare a pagare un rendimento ai propri clienti, i gestori devono necessariamente aumentare il peso medio dell'equity nei propri portafogli ed ogni piccola correzione è buona per farlo.
Ovviamente all'interno dei listini ci sono più settori, così come ci sono più aziende all'interno dello stesso settore, ed è qui che si giocherà sicuramente la parte più difficile, come quando si avanza nel tabellone dei tornei più prestigiosi. Se osserviamo parametri come il "forward price earning a 12 mesi" dei vari settori a livello mondiale, possiamo notare che - nonostante la media sia 15,6 - il settore dei consumer staples si trova a 20,4 e quello dei financial a 12,9, dimostrando che non tutto sembra essere particolarmente caro.
Inoltre, discutendo recentemente con un bravissimo gestore bottom-up inglese, ho avuto conferma che in questo momento contino più le storie singole delle varie società. Infatti, laddove ci siano delle "special situation" è ancora possibile mettere a segno dei guadagni mentre se si compra semplicemente l'indice si rischia di non avere grandi soddisfazioni.
Direi quindi che si debba dare maggior spazio alla cosiddetta gestione attiva, a discapito di quella passiva, anche se quest'ultima sembra essere diventata una sorta di panacea di tutti i mali.
Gli scenari futuri che potremmo avere davanti ritengo siano sostanzialmente due.
Il primo prevede una normalizzazione delle politiche monetarie sullo sfondo di una crescita sostanziale, un QE che rallenta con i tassi di interesse che aumentano gradualmente e quindi spazio alle azioni che possono beneficiare di un siffatto scenario come i titoli finanziari e i ciclici, evitando le azioni "simil bond" come i beni di largo consumo, oltre ovviamente alle obbligazioni convenzionali.

Il secondo invece potrebbe scontare un fallimento totale delle politiche monetarie fin qui adottate, con le banche centrali e i governi che si ritrovano nelle condizioni di dover mettere in atto operazioni non convenzionali, come la monetizzazione del debito e politiche fiscali estremamente aggressive. In quest'ultimo caso, TIPS, oro e opzioni call sulla volatilità potrebbero essere le uniche asset class ad avere rendimenti decenti.
Per dirlo come farebbe un noto calciatore degli anni Novanta, reso famoso da quelli della Gialappa's "sono pienamente d'accordo a metà con il mister" ovvero, rimango moderatamente ottimista, ma sempre preoccupato riguardo la situazione generale dei mercati internazionali.

Michele de Michelis, CIO Frame Asset Management



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