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   numero di 20/09/2017
Finanza e investimenti

Mercati: non solo rischi politici all'orizzonte
Nangle e Bhandari (Columbia Threadneedle): i cambiamenti ai vertici delle banche centrali, le fibrillazioni sul tapering dela BCE, il dollaro e i mercati emergenti sono alcuni di questi

In occasione del decimo anniversario della crisi finanziaria globale, ci siamo trovati a riflettere sulla volatilità persistentemente contenuta dei mercati finanziari. Benché questo contesto ideale caratterizzato da un miglioramento della crescita senza pressioni sui prezzi sia giunto alquanto inaspettato, analisti e investitori sembrano tenerne sempre più conto nelle loro previsioni. La situazione può sembrare favorevole, ma le valutazioni elevate di numerose asset class (per non parlare dei premi a termine negativi delle obbligazioni) celano in realtà l'accumularsi di rischi potenziali.
Gli sviluppi geopolitici, i cambiamenti ai vertici delle banche centrali, le fibrillazioni sul tapering, il dollaro e i mercati emergenti sono alcuni dei rischi che vediamo addensarsi all'orizzonte.
Le tensioni politiche restano elevate negli Stati Uniti ma sono andate accentuandosi anche in Giappone, dove i sondaggi indicano una perdita di consenso del premier Abe tra l'elettorato nipponico. Il Giappone è uno dei mercati che prediligiamo per le allocazioni azionarie dei nostri fondi gestiti, ragion per cui la possibilità di un'uscita di scena dell'attuale primo ministro ci ha messo in allarme. Tuttavia, l'ondata di panico sembra ormai alle nostre spalle, almeno per il momento. Il miglioramento dei dati sull'espansione economica e l'atteggiamento meno ostile del pubblico dopo i recenti scandali sembrano infatti aver allontanato lo spettro di una crisi politica per Abe. Inoltre, il recente rimpasto di governo lascia ben sperare: affidando a due suoi potenziali oppositori cariche importanti all'interno del Partito liberal-democratico, Abe dovrebbe essersi liberato di due possibili minacce. In base al nostro scenario di riferimento Abe riuscirà a superare indenne questa crisi e la stabilità politica si protrarrà almeno fino al 2021.
Un cambio alla guida delle banche centrali potrebbe mettere in discussione le politiche monetarie accomodanti che negli ultimi anni hanno sostenuto gli asset rischiosi, minacciando il contesto di tassi "più bassi più a lungo". In Europa, il mandato di Mario Draghi scadrà nell'ottobre 2019, ma il prossimo anno il presidente della BCE potrebbe decidere di candidarsi alla guida dell'Italia; negli Stati Uniti, invece, l'incarico di Janet Yellen terminerà nel gennaio 2018 (benché la sua posizione dipenda, in certa misura, dal Presidente Trump). In Giappone, il mandato di Haruhiko Kuroda finirà ad aprile e il prossimo governatore della Bank of Japan potrebbe essere un tradizionalista pronto a normalizzare quanto prima la politica monetaria. Siamo consapevoli che un'accelerazione del processo di normalizzazione da parte delle banche centrali potrebbe avere serie ripercussioni sugli asset rischiosi globali.
In Europa non sono da escludere fibrillazioni sul tapering nel caso in cui la Banca centrale europea dovesse diventare meno accomodante, soprattutto dal momento che l'istituto di Francoforte è l'acquirente marginale di bund: Draghi ha parlato di un rafforzamento e di un ampliamento della ripresa nell'area euro e ha annunciato un ulteriore ridimensionamento del programma di QE con l'inizio del 2018. Idem per la Fed, dove i premi a termine dei tassi USA sono tornati in territorio negativo. A fronte del significativo rallentamento dei riacquisti azionari, le azioni potrebbero esibire vulnerabilità, anche se scontano un premio al rischio più alto rispetto, per esempio, alle obbligazioni societarie. Il dollaro ha perso slancio negli ultimi tempi, il che ha sostenuto i tassi dei mercati emergenti in particolare e delle attività rischiose più in generale. Se il trend del biglietto verde dovesse invertire la rotta, le conseguenze sugli altri mercati potrebbero essere significative.
Abbiamo analizzato anche lo stato di salute dei mercati emergenti (Asia esclusa), dove deteniamo un'allocazione neutrale, e abbiamo osservato che i paesi duramente penalizzati dalle fibrillazioni sul tapering del 2013, quali Brasile, Messico, Russia e Sudafrica, hanno intrapreso riforme importanti, tradottesi in una crescita di migliore qualità. La Russia resta strettamente connessa al prezzo del barile di petrolio, che a USD 50 sembra tuttavia gestibile sia per l'economia che per le società petrolifere del paese. Il Sudafrica è probabilmente l'anello più debole nell'universo dei paesi emergenti Asia esclusa: la crescita è fiacca e il rischio politico in aumento, mentre i bassi tassi d'interesse reali limitano lo spazio di manovra per misure di stimolo. In Messico, la debolezza legata alle elezioni statunitensi ci ha offerto l'opportunità per rafforzare le posizioni in società robuste, in un contesto all'insegna di solide prospettive di consumo che potrebbero beneficiare di un allentamento monetario via via che l'inflazione rallenta. La fiducia delle imprese messicane è positiva, nonostante l'evoluzione della politica commerciale statunitense e le tempistiche di ulteriori rialzi dei tassi negli USA.

Alla luce di tutti gli elementi sopra considerati, non abbiamo apportato alcuna modifica alla nostra asset allocation complessiva questo mese. Ciò nonostante, il nostro team azionario globale ha rivisto al ribasso il giudizio su tre settori: quello su industria e finanza è passato da favorevole a neutrale, mentre quello sul comparto tecnologico è stato abbassato da molto favorevole a favorevole. Rimaniamo ottimisti sulla tecnologia, ma considerate le valutazioni attuali abbiamo ritenuto prudente ridimensionare la nostra esposizione al settore.

Toby Nangle e Maya Bhandari, gestori Multi-asset di Columbia Threadneedle Investments



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