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   numero di 20/09/2017
Finanza e investimenti

Brexit: business as usual ma c'è qualche preoccupazione
Flax (Moneyfarm): economia in rallentamento e sterlina è ai minimi storici. A pesare sembra essere l'incertezza politica che circonda le difficoltà nel negoziare una Brexit che sia vantaggiosa per tutte le parti in causa

A poco più di un anno dal referendum sulla Brexit con dimissioni di governo di David Cameron e a due mesi dalle elezioni che hanno evocato lo spettro dell'ingovernabilità, oltre la Manica l'umore non è proprio dei più alti.
Ovviamente, come da fiera tradizione Britannica, il business continua "as usual" ma permane la preoccupazione per i dati economici che raccontano di un'economia in rallentamento (nell'ultimo trimestre la crescita congiunturale è stata dello 0.3%, al livello dell'Italia e più lenta di qualsiasi altro stato dell'Eurozona), consumi fermi e salari che non tengono il passo dell'inflazione.
Anche il Big Ben, di fronte a una folla commossa, ha suonato il suo ultimo rintocco per i prossimi quattro anni. La grande campana che scandisce le ore sopra il Parlamento, sarà sottoposta a lavori di restauro, una coincidenza che rintocca come un sinistro presagio. Sicuramente i prossimi quattro anni non saranno semplici per il Regno Unito e ciò sarebbe stato difficilmente prevedibile poco più di dodici mesi fa, quando l'economia cresceva a velocità sostenuta.

Il peso dell'incertezza

Più che i problemi strutturali (i dati delle earning season britanniche sono stati molti positivi, con più dell'80% delle aziende che hanno sovraperformato le aspettative), a pesare sembra essere l'incertezza politica che circonda la grande questione che il Governo di Sua Maestà dovrà risolvere nei prossimi anni: come negoziare e implementare una Brexit che sia vantaggiosa per tutte le parti in causa e meno distruttiva possibile per gli affari.
Se si guarda per esempio al dato sull'ammontare degli investimenti delle imprese, che è un buon indicatore del livello di fiducia, si può notare che nel periodo dopo il referendum sulla Brexit, questo dato è al palo, dopo 5 anni di crescita costante.
La questione è che la negoziazione è talmente complessa da rendere difficile perfino approcciarla. Recentemente il Governo ha presentato una proposta riguardo la creazione di un'unione doganale, una proposta che contiene anche una soluzione alla difficile questione del confine tra le due Irlande. Il piano è stato però ricevuto in maniera piuttosto fredda dai negoziatori europei, che vogliono, prima di aprire una discussione sull'argomento, raggiungere un accordo sulle questioni più controverse, come l'ammontare del conto che Londra dovrà pagare per uscire dall'Ue.
Quando in un'unica trattativa esistono delle questioni importanti che sono un gioco a somma 0, ovvero nei casi in cui la perdita di una parte comporta il guadagno di un'altra, è difficile raggiungere accordi anche nelle questioni in cui invece il guadagno è reciproco.

Sterlina al minimo storico

Nel frattempo, i negoziati sui dettagli delle questioni principali non sono ancora iniziati e la scadenza del 2019 si avvicina. A farne le spese, per il momento, è soprattutto la divisa britannica. La Sterlina è vicina ai suoi minimi storici nei confronti dell'Euro (solo nel 2008, nei giorni successivi al crash finanziario, scese più in basso). Se si considera il cambio reale, quello cioè con cui i viaggiatori hanno a che fare quando cambiano i soldi negli aeroporti, spesso una sterlina non basta per comprare un Euro. Ovviamente i giudizi sul valore delle valute vanno sempre visti in maniera relativa.
L'incertezza che pesa sulla Sterlina è coincisa con il ritorno della fiducia intorno all'Euro, avviatosi verso il ritorno alla sua valutazione di medio periodo. Questi riposizionamenti valutari, oltre a rappresentare una croce per i cittadini britannici che optano per vacanze in Europa, pongono serie questioni anche agli investitori, soprattutto coloro che scegliessero la via della diversificazione globale.

Il valore degli investimenti denominati in valute straniere andrebbe a diminuire nel caso la propria valuta di casa si rafforzasse. In questo momento, gli investitori europei che avessero optato per la diversificazione stanno pagando qualcosa, mentre i britannici sono al contrario avvantaggiati dalla Sterlina debole in caso avessero investimenti azionari (la maggior parte dei ricavi delle Blue Chips del FTSE 100 sono generati in dollari).
Si tratta di un buon argomento contro la diversificazione? La risposta dipende dal lato della Manica in cui abiti. I rintracciamenti valutari vanno in una direzione e l'altra, ma per l'investitore concentrato sul lungo periodo, questa strategia resta il miglior modo per tenere sotto controllo il rischio e ottenere rendimenti e crescita sostenibile.

Richard Flax, Chief investment Officer di Moneyfarm
 



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