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   numero di 30/08/2017
Fare Business

Ottimismo delle imprese ai massimi, ma preoccupa la carenza di personale qualificato
Dragonetti (Bernoni Grant Thornton): Bene anche l'Italia. Ma a livello mondiale per un'azienda su tre la scarsità di competenze sul posto di lavoro potrebbe minare l'outlook positivo

Nonostante l'ottimismo delle imprese abbia raggiunto i massimi trimestrali, all'orizzonte potrebbe comunque esserci una tempesta, rappresentata dalla carenza di lavoratori qualificati. Lo rivelano i dati emersi dall'International Business Report (IBR) di Grant Thornton, sondaggio a livello mondiale condotto tra imprenditori e manager di 2.500 società in 36 Paesi. Oltre ad un maggiore ottimismo, il sondaggio sottolinea anche un incremento delle attese sui ricavi e sulla redditività. Ad ogni modo, i crescenti timori in merito alla forza lavoro qualificata potrebbero minare questa fiducia.
I risultati mostrano che l'ottimismo delle imprese a livello mondiale ha raggiunto il massimo trimestrale, a +51% nel secondo trimestre di quest'anno, con l'ottimismo in aumento per cinque trimestri consecutivi. Negli Stati Uniti si denota una fiducia notevole: l'ottimismo ha raggiunto il massimo storico dell'81%; nell'Unione Europea, invece, il dato ha raggiunto il livello massimo negli ultimi due anni (50%), mentre in Cina rimane al 48%, vicino ai massimi triennali.
A sostegno di ciò, anche le stime globali sui ricavi hanno raggiunto il massimo trimestrale, al 56%, così come le attese su una maggiore redditività (47%). Tuttavia, in questo trimestre si è manifestato anche un record negativo: è infatti aumentata la percentuale di imprese che vedono la mancanza di lavoratori qualificati come un vincolo, con un rapporto di poco superiore a uno su tre (35%). Anche questo dato percentuale è il più elevato su base trimestrale.
"I risultati dell'IBR sembrano mostrare un'economia in ripresa, dal momento che nel 2° trimestre dell'anno i livelli di ottimismo delle imprese hanno raggiunto la percentuale più alta degli ultimi 15 mesi, anche per quanto riguarda le attese sull'andamento dei ricavi e dei profitti", commenta Alessandro Dragonetti, Co-managing Partner e Head of Tax di Bernoni Grant Thornton.
Stando a quanto emerso dai dati dell'IBR, a livello mondiale, il numero delle imprese che stimano un incremento delle assunzioni nei prossimi 12 mesi è salito a +36%, altro dato da record.
"Tuttavia, non deve essere trascurato il campanello d'allarme rappresentato dalla carenza di personale qualificato, che potrebbe minare l'outlook positivo evidenziato dalle aziende", aggiunge Dragonetti. Infatti, la percentuale di imprese che temono che la carenza di lavoratori competenti possa mettere in pericolo la crescita, se paragonati con quella del 2016, è cresciuta, dall'inizio del 2017 ad oggi, di 2 punti percentuali in Asia-Pacifico e in Nord America e di 5 punti percentuali in Europa.
Inoltre, pur con un aumento delle aspettative di redditività, nei prossimi 12 mesi solo un'impresa su cinque a livello globale (20%) prevede di incrementare i salari al di sopra dell'inflazione, in calo di 1 punto percentuale rispetto al primo trimestre del 2017. Una notevole eccezione è rappresentata della Germania, dove i piani per aumentare gli stipendi al di sopra dell'inflazione sono passati dal 35% al 43%.
"La capacità di attrarre il talento sta diventando sempre più una tematica a lungo termine che le imprese sono chiamate ad affrontare", aggiunge Dragonetti. "La variabile retributiva costituisce una delle leve più immediate, ma non è l'unica. Per acquisire e mantenere il capitale umano necessario a garantire la crescita futura sono altrettanto importanti i programmi di formazione professionale, i piani di welfare aziendale e la collaborazione tra il mondo privato e le istituzioni pubbliche nell'ambito di percorsi formativi per gli studenti che consentano ai giovani un'effettiva alternanza scuola-lavoro".

Italia: indice ottimismo nel Q2 2017

Nel 2° trimestre 2017 anche in Italia si conferma la ripresa dell'indice di fiducia delle imprese: il 34% delle aziende intervistate si dichiara ottimista riguardo ai prossimi 12 mesi, contro il 12% del 1° trimestre 2017 e del 4° trimestre 2016; si tratta del dato più alto registrato in Italia dal 1° trimestre 2016.
Rispetto al dato emerso a livello globale (51%) comunque l'Italia è ancora meno ottimista con il suo 34%, così come rispetto all'UE (50%) e ai Paesi del G7 (56%). I picchi più alti di ottimismo si toccano nel Nord America (81%) e in particolare negli USA (78%), nonostante le incertezze connesse al cosiddetto "effetto Trump".

All'interno dell'UE i Paesi che mostrano i più forti incrementi del grado di ottimismo nel trimestre sono la Germania (da 50 a 59%), i Paesi Bassi (da 68% a 78%) e soprattutto la Spagna (da 20% a 47%); più contenuto il miglioramento della fiducia delle imprese UK (da 21% a 26%), il cui grado di ottimismo è crollato dopo il referendum Brexit (era al 73% nel 2° trimestre 2016); male invece la Francia (15%), anche se dopo l'elezione di Macron il dato è migliorato rispetto al Q1 (quando il dato era addirittura negativo, -5%).
Per quanto riguarda i sotto-indici, in Italia il 24% delle imprese crede di aumentare le esportazioni nei prossimi 12 mesi (era 20% nel trimestre precedente), mentre è sensibile l'aumento di chi crede di effettuare più assunzioni (32%, contro il 12% del Q1). Il tutto si traduce in una crescita delle aspettative di profittabilità (da 26% nel Q1 a 46% nel Q2), che ha raggiunto i livelli più alti dal secondo trimestre del 2011. Le imprese italiane continuano infine a essere distinte da una scarsa fiducia sul settore delle infrastrutture (12% di ottimisti nel Q2), nell'incertezza politica e nel costo dell'energia (26%, in calo rispetto al 34% del Q1).



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