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   numero di 26/07/2017
Finanza e investimenti

La distensione tra Cina e Stati Uniti allevia i timori degli investitori
Soo Nam NG (Columbia Threadneedle): fino a che l'apparente atteggiamento di compromesso assunto da Trump e Xi persiste, è probabile che gli investitori acquistino sempre più fiducia

I risultati dell'incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, tenutosi lo scorso aprile a Pechino, hanno placato i peggiori timori provocati dai proclami protezionistici e dalle prese di posizione aggressive che hanno caratterizzato la campagna elettorale del neopresidente statunitense. Appena un mese dopo, è stato annunciato un pacchetto di 10 punti promosso come il "raccolto precoce" dal piano di 100 giorni stilato per far ripartire i rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti.
Alcune concessioni della Cina, come l'apertura del suo mercato alle società di elaborazione dei pagamenti e alle agenzie di rating statunitensi, sono state liquidate dai critici come punti sostanzialmente già concordati in precedenza. Tuttavia, l'impegno della Cina a far ripartire le importazioni di manzo americano e accelerare le approvazioni per i raccolti geneticamente modificati ha mandato un segnale incoraggiante, come pure la risoluzione reciproca degli Stati Uniti a promuovere le esportazioni di gas naturale liquefatto in Cina, consentire le importazioni di pollame cotto dal paese e prorogare di sei mesi la "no action letter" inviata alla Shanghai Clearing House per la mancata registrazione presso le autorità statunitensi delle operazioni in derivati.2
Questi segnali di cooperazione piuttosto che di scontro dovrebbero incoraggiare gli investitori e contribuire a stimolare i flussi transfrontalieri sia diretti sia di portafoglio tra le due maggiori economie del mondo, benché le dichiarazioni del summit non consentano di distinguere facilmente tra vincitori e vinti. Il Presidente Trump è parso persino favorevole al progetto della "Nuova Via della Seta" lanciato dal Presidente Xi, fino ad ora visto per lo più come una minaccia per gli interessi strategici degli Stati Uniti, inviando una delegazione a uno dei principali vertici sul tema tenutosi il 13 maggio a Pechino.
La constatazione che i due leader possono avere un dialogo costruttivo dovrebbe servire anche a contenere lo scenario del rischio di ribasso sul fronte geopolitico. Ciò è particolarmente importante in un momento storico in cui la Corea del Nord continua a perseguire la sua ambizione in fatto di armi nucleari e la Corea del Sud risponde dispiegando il sistema missilistico THAAD costruito negli USA, con gran disappunto della Cina. La cordialità tra Xi e Trump ha inoltre ristabilito un buon equilibrio dopo l'accresciuta sensazione di competizione geopolitica tra le due superpotenze, soprattutto all'indomani dell'"apertura alla Cina" annunciata di recente dal Presidente filippino Duterte.

Prospettive di crescita stabilizzate

Ciò accade in un momento in cui gli investitori cominciano a nutrire minori preoccupazioni per l'economia cinese. La retrocessione del rating creditizio della Cina da Aa3 ad A1 decisa da Moody's ha avuto effetti pressoché nulli sui corsi azionari cinesi, giacché i timori sul sistema bancario ombra del paese e sulla crescita esponenziale dell'indebitamento erano già stati ampiamente segnalati in questi ultimi anni.
L'economia cinese presenta indubbiamente delle criticità e gli investitori internazionali che entrano in questo mercato affrontano non pochi ostacoli, tra cui le questioni attinenti alla governance e alla trasparenza. Vi è inoltre incertezza intorno alle azioni degli organi di regolamentazione, i cui maldestri tentativi di bloccare il tracollo azionario nell'estate 2015 restano ancora un ricordo inquietante.
D'altra parte, la Cina vanta una classe media in piena espansione che crescerà ancora nel prossimo decennio. L'economia continua a presentare elevati tassi di risparmio e investimento e il PIL dovrebbe espandersi in misura superiore alle attese, pari a circa il 6,5% annuo, per il secondo anno consecutivo. Gli ultimi dati economici seguitano a tratteggiare un'economia saldamente incamminata verso un solido atterraggio morbido, in base al quale gli utili societari potrebbero essere ancora oggetto di revisioni al rialzo con l'avvicinarsi dei prossimi 12 mesi.

Un mercato in evoluzione

I due maggiori costituenti dell'indice MSCI China sono ora Tencent e Alibaba, che insieme presentano una ponderazione vicina al 28% (fonte: Bloomberg, 29 giugno 2017). Di fatto, i titoli della cosiddetta "new economy" costituiscono già quasi il 40% dell'indice. Si tratta di un cambiamento radicale rispetto a cinque anni fa e gli investitori non dovrebbero continuare a giudicare le azioni cinesi utilizzando gli stessi parametri di rischio. La maggiore ampiezza ed "energia" dell'indice, unitamente a una nuova mentalità della classe politica che preferisce la sostenibilità alla velocità della crescita, dovrebbe condurre a un aggiornamento e dunque a un ridimensionamento del rischio percepito.

Malgrado le stime di consenso di una crescita degli utili per azione intorno al 12-13% annuo nei prossimi tre anni, l'MSCI China continua a scambiare a 13,5 volte per il 2017, e tale multiplo scende a 10,5 nel 2019 (fonte: Bloomberg, 29 giugno 2017). Tali livelli valutativi lasciano un ampio margine di rialzo residuo al rally attualmente in corso, sospinto tanto dalla crescita quanto dal potenziale di rivalutazione.

Soo Nam NG, Responsabile azionario asiatico, Asia di Columbia Threadneedle Investments



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