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   numero di 19/07/2017
Fare Business

Partono dalla Cina le merci che violano la Proprietà Intellettuale
E' quanto emerge da una relazione sulle rotte commerciali internazionali di prodotti contraffatti nel mondo, curata da EUIPO e OCSE. Hong Kong, EAU e Singapore i principali hub di smistamento

I principali centri di scambio a livello mondiale dei trafficanti di prodotti contraffatti sono Hong Kong, gli Emirati Arabi Uniti e Singapore, dove vengono importate grandi quantità di prodotti falsi a mezzo container che verranno successivamente spedite per posta o corriere. E' quanto emerge dalla recente relazione dell'Ufficio dell'Unione Europea per la proprietà intellettuale (PI) elaborata dall'EUIPO e dall'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE).
Dalla relazione emerge che diversi Paesi del Medio Oriente, fra cui gli Emirati Arabi Uniti, l'Arabia Saudita e lo Yemen, costituiscono i principali punti di transito per le spedizioni di prodotti falsi diretti in Africa. Albania, Egitto, Marocco e Ucraina sono i quattro punti di transito usati per inviare falsi destinati all'UE, mentre Panama è un importante punto di transito per i falsi in rotta verso gli Stati Uniti.
Sempre secondo la relazione, circa tre quarti dei prodotti contraffatti sono trasportati via mare, mentre la spedizione mediante corriere o per posta ordinaria emerge come modalità consueta per la distribuzione di articoli contraffatti di più piccole dimensioni. Le spedizioni con meno di dieci articoli hanno rappresentato il 43% del totale nel 2013.
La maggior parte dei prodotti contraffatti in nove su dieci dei settori economici principali esaminati è prodotta in Cina. Diverse economie asiatiche quali India, Thailandia, Turchia, Malaysia, Pakistan e Vietnam, si annoverano quali grandi produttori in molti settori, anche se il ruolo che svolgono è di gran lunga meno significativo rispetto a quello della Cina. Inoltre, la Turchia rappresenta un importante produttore di articoli falsi in alcuni settori - come pelletteria, alimenti e cosmetici - che vengono poi spediti nell'UE.
I dieci settori esaminati nella relazione costituiscono oltre la metà del commercio complessivo di prodotti contraffatti nel mondo secondo le stime, ossia più di 208 miliardi di EUR nel 2013. I prodotti contraffatti sono riconducibili ai seguenti settori: alimenti, prodotti farmaceutici, profumeria e cosmetici, pelletteria e valigeria, abbigliamento e tessuti, calzature, gioielleria, apparecchiature elettroniche ed elettriche, dispositivi ottici, fotografici e medici, giocattoli, giochi e attrezzature per lo sport.
Secondo il Direttore esecutivo dell'EUIPO, António Campinos, "questa ricerca mostra la complessità e l'estensione delle rotte commerciali internazionali di prodotti contraffatti e usurpativi nel mondo. Gli studi svolti in passato hanno dimostrato che in pratica qualsiasi prodotto o marchio è suscettibile di contraffazione. La relazione mette in evidenza i mezzi con cui è possibile trasportare i falsi da una parte all'altra del mondo".
"Oltre ad apportare immensi benefici in tutto il mondo, la globalizzazione crea purtroppo anche opportunità per le reti criminali di trarre vantaggio dal commercio illecito di prodotti contraffatti a spese di consumatori, imprese e governi. L'unica risposta è una più stretta collaborazione tra le agenzie nazionali delle dogane, le agenzie di contrasto, le organizzazioni internazionali, le aziende e i consumatori", ha aggiunto il Direttore per la Public Governance dell'OCSE, Rolf Alter.
Contestualmente alla relazione, è stato presentato un documento sullo stato attuale della contraffazione in Europa redatta dall'EUIPO e dall'Agenzia dell'Unione europea per la cooperazione nell'attività di contrasto (Europol), nel quale viene appurato che gruppi della criminalità organizzata sono coinvolti nei reati contro i DPI (Diritti di Proprietà Intellettuale). Dalla relazione si evince anche che le organizzazioni criminali nell'UE coinvolte nella distribuzione dei prodotti contraffatti ricorrono principalmente a fabbricanti esteri, per poi organizzare all'interno dell'Unione l'importazione, il trasporto, lo stoccaggio e la distribuzione di tali prodotti. La maggior parte dei prodotti contraffatti proviene dalla Cina: lo sviluppo della "via della seta" e il corrispondente aumento dell'uso del trasporto ferroviario e marittimo tra la Cina e l'UE favoriscono anche l'emergere di nuove minacce nel panorama dei reati perpetrati ai danni dei DPI.

Alcuni contraffattori, tuttavia, fabbricano direttamente all'interno dei confini dell'UE usando etichette e imballaggi falsi importati da Paesi terzi.
I prodotti contraffatti sono distribuiti sempre più sui mercati online. I prodotti venduti su Internet sono generalmente distribuiti in piccoli colli spediti per posta ordinaria e mediante servizi di consegna espressa, spesso direttamente al cliente. È stato osservato anche un ruolo crescente delle tecnologie nell'ambito dei reati contro i DPI.
Secondo Rob Wainwright, Direttore Esecutivo di Europol, "i reati contro la proprietà intellettuale costituiscono un fenomeno diffuso nell'UE e producono numerosi effetti negativi. Danneggiano le nostre economie, generano profitti illeciti ingenti per i gruppi della criminalità organizzata e spesso provocano danni fisici diretti ai cittadini a causa della crescente disponibilità di prodotti falsi nel settore della salute e della sicurezza. La relazione mette in luce l'entità di questo fenomeno criminale e auspica un intervento transfrontaliero più concertato".



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